8 marzo, festa delle donne?

Michele Ferraro

Editoriale

8 marzo, festa delle donne?
Ricorrenza di una strage dimenticata

18 Gennaio 2016 - 00:00

Perché l’8 marzo si celebra la donna? In questo editoriale non parleremo di festa, perché una festa non è, ed a nostro avviso non dovrebbe essere, sebbene purtroppo lo sia ormai diventata, colpita dal virus mutante del consumismo.

Le origini di questa ricorrenza risalgono al 1908: Primi di marzo, Stati Uniti d’America, New York, sobborghi industriali. 129 donne, impiegate nella fabbrica di camicie “Cotton” entrano in sciopero per protestare contro le condizioni disumane in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrae per alcuni giorni. Mr Johnson, titolare della camiceria, è oggetto degli sberleffi di una città intera che, per la prima volta nella sua ancor giovane storia, vede “il sesso debole” mostrare i muscoli. Non era abituata, la “grande mela”, a veder le donne digrignare i denti, e ne temeva il morso. Tanto che l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, forse per paura, forse per vergogna, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire.

Quel che accadde dopo è storia conosciuta, ma troppo spesso dimenticata: scoppiò un incendio e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono, tutte, arse dalle fiamme.

Tra queste molte immigrate, anche delle italiane. Donne forti che già avevano fatto la loro prima conquista, il lavoro in fabbrica, e tramite esso cercavano di liberarsi del peso della miseria, ma – ecco la grave colpa per Mr. Johnson – volevano farlo con dignità.

In ricordo di questa tragedia, l’attivista Rosa Luxemburg propose questa data come una giornata di lotta internazionale, a favore delle donne. Non parliamo di festa dunque, non più. Non rechiamo altro oltraggio alla memoria di quelle 129 martiri dello sfruttamento.

Un giorno, l’8 marzo, per riflettere sulla condizione femminile. La mimosa null’altro che un simbolo, scelto perché germoglia proprio nei primi giorni di marzo, dall’UDI (Unione Donne Italiane) prima ancora dell’avvento del femminismo.

Nel corso degli anni però è venuto meno il significato di questa ricorrenza: fiori, feste, discoteche e striptease. Ecco l’8 marzo occidentale. Una pausa di trasgressione o, per le più morigerate, una cena romantica. Poi domani torneremo a parare di quote rosa e riserve indiane, come se tutto ciò avesse un senso. Come se la migliore soluzione alla discriminazione femminile di segno meno, sia quella di affiancarle la discriminazione femminili di segno più, nella vana speranza che fra loro, col tempo, si annullino.   

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