A due passi dalle Madonie le “segrete stanze” del presidente Crocetta

Michele Ferraro

Editoriale

A due passi dalle Madonie le “segrete stanze” del presidente Crocetta
All'ombra del rito della luce si studiano nuove alleanze

A due passi dalle Madonie le “segrete stanze” del presidente Crocetta

18 Gennaio 2016 - 00:00

Mentre sotto la Piramide 38° Parallelo si svolgeva il “Rito della Luce” promosso dall'ex amico Antonio Presti, magnate della fiumara d'arte, il governatore Rosario Crocetta radunava ancora una volta pezzi della sua instabile squadra di governo per delineare le nuove trame della “rivoluzione crocettiana”.

A Tusa quindi, si è radunato ancora una volta il gota della politica regionale di area PD, con una sostanziale novità: questa volta al conciliabolo di “Saro” non c'erano Cuperliani e Cracoliciani, ma la nuova area che detta legge nel Partito Democratico siciliano, quella renziana, rappresentata da Mila Spicola, dal presidente dell'assemblea regionale del partito Marco Zambuto e dall'assessore Giuseppe Bruno. Presente anche il capogruppo Baldo Gucciardi e, altra “new entry” nel conclave crocettiano, anche Giuseppe Lupo.

Con loro ovviamente i soliti noti dell'enturage presidenziale, l'assessore Nelli Scilabra, e il gran manovratore occulto, il senatore Beppe Lumia, arrivato con giusto ritardo, come si conviene agli ospiti importanti. 

  

Si prepara quindi una exit strategy a propulsione renziana per far uscire il governo regionale dalle paludi nelle quali è impantanato, ma a quanto pare nelle manovre di salvataggio non c'è posto per gli organi ufficiali del partito, era assente infatti il segretario Fausto Raciti, ciò ad ulteriore dimostrazione che la spaccatura fra la sua area ed il governo è tanto profonda da apparire insanabile. Assenti anche gli ex fedelissimi deputati dell'ormai defunto gruppo parlamentare del Megafono, che fu tanto caro a Crocetta. Non c'era Antonio Malafarina, fedelissimo militante della “crociata rivoluzionaria” fino a poche settimane fa, come non c'era il deputato palermitano Giovanni Di Giacinto, anche lui uscito dalle grazie del Presidente.

 

All'ombra della Piramide quindi, al confine fra i boschi dei Nebrodi e gli altopiani delle Madonie, prende forma il nuovo triangolo de potere che ha ribaltato gli equilibri interni del PD e rovesciato i rapporti di forza. Chi fino a ieri mostrava i muscoli oggi è costretto a digrignare i denti, specie alla luce del riposizionamento strategico dell'area che fa capo all'ex segretario regionale Lupo che, dopo qualche mese passato all'angolo del ring, è riuscito a divincolarsi per correre, a Tusa, fra le braccia di Rosario. 

 

Fuori dall'ombra, alla luce del sole, poco o nulla si muove nei pressi di Sala d'Ercole. L'opposizione non batte un colpo, fatta eccezione per le sortite del capogruppo Nello Musumeci, troppo empiriche e circostanziate per far breccia in un consesso di demagoghi. Anche l'azione “disturbatrice” del Movimento 5 Stelle pare ancora stordita dalla recente “botta” elettorale assestata dal ciclone “Renzi”. Tanto che ormai l'unico ostacolo del governo a trazione democratica oggi è proprio il PD, quello degli esclusi, capeggiati da un quanto mai agguerrito Antonello Cracolici. 

 

Il futuro prossimo della Sicilia, nel pieno di una crisi senza precedenti, è esclusivamente nelle mani del PD, maggioranza ed opposizione di se stesso. Certo è che nel tempo della estrema personalizzazione della politica la raffazzonata figura del rivoluzionario “Saro” non gode dello stesso charme del rottamatore “Matteo” ed il credito che il secondo ha mostrato di godere presso l'elettorato italiano, scarseggia drammaticamente per il primo. Lo sa bene Renzi e lo sa ancora meglio il suo luogotenente Davide Faraone che a Tusa non è andato, ma pare gli abbia fatto recapitare un biglietto con su scritto “stai sereno!”  

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