Bagheria, omicidio Urso. Spuntano nuove prove

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Bagheria, omicidio Urso. Spuntano nuove prove
I carabinieri hanno anche acquisito nuovi filmati degli impianti di video-sorveglianza. Ris al lavoro su alcuni reperti trovati nell´auto rubata ed utilizzata dal commando omicida

Bagheria, omicidio Urso. Spuntano nuove prove

18 Gennaio 2016 - 00:00

Le indagini dei Carabinieri sull’omicidio di Vincenzo Urso, ucciso da colpi di arma da fuoco sparati da ignoti nel centro abitato di Altavilla Milicia, nella notte del 24 ottobre 2009, continuano senza sosta. Gli elementi di novità sono rappresentati dall’individuazione di nuovi testimoni, emersi solo in questa fase delle indagini, le cui precise indicazioni della dinamica dei fatti ed alla identificazione degli esecutori materiali del delitto, sono ritenute dagli investigatori di primaria importanza. Le testimonianze raccolte appaiono straordinarie in riferimento ai numerosi reperti raccolti nel corso del sopralluogo scientifico, condotto la stessa notte dell’omicidio, sulla scena del crimine, dai Carabinieri della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale di Palermo. I reperti sono poi stati inviati presso il Ris di Messina per gli accertamenti. Inoltre appaiono determinanti le ultime ore di vita di Urso, sulle quali è massima l’attenzione degli investigatori, impegnati in una certosina opera di ricostruzione attraverso le molteplici testimonianze raccolte, incrociate con i numerosi video acquisiti presso i sistemi di video-sorveglianza, relativi ad esercizi commerciali, presenti nella zona. Infatti è stato acquisito un video che mostra l’arrivo della giovane vittima a casa, luogo dove avrà luogo l’agguato, a bordo della propria autovettura, un Suv di grossa cilindrata. Pochi secondi dopo, di ritorno sulla stessa strada, vengono ritratti i killer, che si allontanano dal luogo del delitto, a bordo di una utilitaria, rubata qualche giorno prima nella vicina Santa Flavia e ritrovata poche ore dopo l’omicidio, abbandonata, nei pressi del campo sportivo di Altavilla. Proprio questo video, inedito sino a qualche giorno fa, e da poche settimane giunto negli uffici dei Carabinieri, può rappresentare un elemento di svolta nelle indagini. Attualmente sono al lavoro i militari della Sezione Grafica e Fonica del Ris di Messina, che stanno trattando il video con speciali filtri e programmi di grafica digitale, al fine di esaltare i lineamenti della persona alla guida del veicolo. Inoltre, sono al vaglio altre immagini relative a sistemi di video-sorveglianza collocati nei pressi del luogo dove è stata rinvenuta la macchina utilizzata dagli assassini e poi abbandonata: non si esclude che possa essere stato ripreso il veicolo con il quale i killer si sono allontanati. Proprio la macchina, rubata ed utilizzata dal commando omicida, rappresenta un’ulteriore, significativa pista, che gli investigatori dell’Arma stanno seguendo in questi giorni con determinazione; infatti all’interno della veicolo, il personale del Ris ha rinvenuto reperti strettamente collegati con il delitto, come i guanti in lattice utilizzati dagli assassini,  un mozzicone di sigaretta, nonché un’impronta digitale non riconducibile ai proprietari del mezzo, prova certa che i killer hanno commesso degli errori. Altro argomento di interesse è rappresentato dall’arma del delitto, una pistola verosimilmente semiautomatica, ad oggi mai individuata. Il sequestro di alcuni bossoli, trovati a terra, sulla scena del delitto, appare comunque determinante per ricondurre l’arma, in caso di eventuale rinvenimento, all’omicidio. Per quanto riguarda le prime ipotesi investigative formulate all’indomani del delitto, per le quali è stato sospettato Francesco Lombardo, ex-suocero della vittima, attualmente ristretto in carcere poiché tratto in arresto il 30 ottobre del 2012, dalla Squadra Mobile della Questura di Palermo per il reato di estorsione ai danni di un noto ristorante di Altavilla Milicia, il “Villa Nosa”, gli investigatori stanno procedendo ad una nuova e più approfondita analisi degli alibi forniti dallo stesso Lombardo e dai suoi familiari. Infine, sempre alla ricerca del movente, viene data una particolare attenzione al contesto mafioso locale, soprattutto in riferimento all’occupazione della vittima, un imprenditore edile, in società con il fratello, Pietro Incandela, e con uno zio, l’omonimo Vincenzo Urso, attivo nel settore delle compravendite immobiliari, in ascesa nel comprensorio bagherese, dunque attivo in un settore economico da sempre al centro degli interessi delle famiglie mafiose. Ovviamente, laddove un’ipotesi di questo tipo trovasse conferma, appare evidente che un delitto di questa portata non può essere stato portato a compimento senza l’autorizzazione del mandamento mafioso di Bagheria, dal quale dipende il territorio di Altavilla Milicia.

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