Caro Crocetta, non c’è più campo

Michele Ferraro

Editoriale

Caro Crocetta, non c’è più campo
E' giunta l'ora di staccare la spina

18 Gennaio 2016 - 00:00

“Giuro di non averla mai udita, forse ero in viaggio, in autostrada, in una zona d'ombra. Ma se l'avessi sentita davvero avrei reagito come un dannato, avrei tolto la parola a Tutino. Lui parlava male della Borsellino, è vero, ma ripeto non l'ho sentito dire quella frase. Purtroppo siamo tutti vittime delle telefonate altrui”.

Giustificazioni su giustificazioni. Lo scolaro che dopo una scena muta si aggrappa sugli artigli di una smisurata fantasia per salvare intanto la faccia e poi anche il culo, dalle sicure sculacciate di papà.

E’ questa la figura che rimane di Rosario Crocetta, un soggetto isterico, politicamente incapace e culturalmente inadeguato a ricoprire il compito che lo sciagurato centrodestra siciliano gli ha consegnato, sacrificando la Sicilia sull’altare delle reciproche antipatie.

E mentre lo scolaretto arranca, balbetta, arrossisce di vergona mentre già si prepara a sbottare inventandosi qualche altra congiura contro di lui, il papà (leggasi il PD) tace e, con freddo distacco, con precisione scientifica, pesa sulla bilancia i pro e i contro di una decisione scontata sul piano etico e morale, ma non su quello politico.

Sfiduciare o no Crocetta? Un cuore di leone e uno di pecora, con la pecora, ahinoi, in netto vantaggio.

Carriere politiche ben più qualificate di quella dell’attuale presidente della Regione, sono state polverizzate da scandali che al cospetto dell’intercettazione rivelata oggi appaiono poco più che barzellette. Peccati veniali.

“La Borsellino va fatta fuori, come il padre” Tutino parla e lui, il presidente della Regione, ascolta. Ma forse no, dice lui, perché non c’è campo, non c’è più segnale, si è interrotta la comunicazione.

E’ proprio così caro Rosario Crocetta, non c’è più campo, non c’è più segnale, si è interrotta ogni forma di comunicazione fra lei e la Sicilia. Ne tragga le dovute conseguenze, si dimetta. Non salverà mai la faccia, non più ormai. Ma forse il culo si. 

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