Centri di accoglienza, scoppia la protesta nelle Madonie. Intervista Esclusiva al portavoce degli immigrati

Michele Ferraro

Cronaca

Centri di accoglienza, scoppia la protesta nelle Madonie. Intervista Esclusiva al portavoce degli immigrati
Ivano "aspettiamo da più di 1 anno i documenti che altrove rilasciano in 1 mese"

Centri di accoglienza, scoppia la protesta nelle Madonie. Intervista Esclusiva al portavoce degli immigrati

18 Gennaio 2016 - 00:00

Oggi è scoppiato il caos nei centri di accoglienza delle Madonie. Le azioni di protesta sono comiciate a Castellana Sicula, dove gli ospiti del centro gestito dalla cooperativa “Badia Grande”, si sono riversati in strada, sulla statele 120 occupandola con un sit in e con l'utlizzo di oggetti ingombranti come reti e materassi.

Nella tarda mattinata anche gli ospiti delle strutture di Petralia Soprana e Blufi si sono aggregati alla protesta. Strada bloccata e disagi alla circolazione anche a Petralia Sottana. 

Episodi di cronaca che ritornano. Già qualche settimana fa era scoppiata la protesta per la qualità del cibo, non gradita dai richiedenti asilo. Questa volta le ragioni dell'agitazione sono molto più radicali e riguardano, come già accaduto a Geraci Siculo, ai tempi di attesa per il rilascio del documento che attesta lo status di rifugiato politco. La questione purtorppo, come vedremo, rimanda alle cronache di questi giorni che gettano una pesante ombra sulla gesetione, in Sicilia, del progetto Marenostrum.

Per capire meglio le ragioni della protesta abbiamo intervistato uno dei portavoce dei richiedenti asilo, Ivano che ci ha spiegato il perchè dei loro reclami:

Ivano Perchè state protestando?

“Siamo arrabbiati e delusi. Qui c’è gente che da oltre 1 anno aspetta i documenti per poter andar via dal centro di accoglienza e raggiungere i propri familiari nel resto d’Europa. Ad aprile ci avevano promesso che nel giro di pochi giorni saremmo stati liberi di andar via. Oggi invece veniamo a sapere che la commissione non ha ancora fatto niente, non c’è nulla di pronto”

Chi vi ha dato questa notizia?

Siamo andati noi stessi a chiedere per l'ennesima volta a che punto fossero i nostri documenti e lì abbiamo capito che ancora no avevano fatto niente. E' una cosa inaccettabile, ripeto, molti di noi aspettano da più di 1 anno un documento che in altre realtà, come ad esempio a Trapani, viene rilasciato nel giro di 1 mese, dopo il colloqui con la commissione”.

Come fate a saperlo?

In altri centri di accoglienza di altre province, come appunta a Trapani, ci sono amici e conoscenti che ci raccontano come vanno le cose là. Molti di quelli che sono arrivati con noi in Sicilia già da diversi mesi sono giunti a destinazione. Noi invece siamo ancora qui a non far nulla per tutto il giono. Siamo stati calmi fino ad oggi ma così non possiamo andare avanti. Non ce la facciamo più”

La commissione cui fa riferimento il portavoce Ivano è quella istituita presso le Questure, incaricata di assegnare lo status di “rifugiato politico”

A scatenare l’ira degli immigrati ospiti a Castellana Sicula, Petralia Soprana e Blufi è proprio la disparità di trattamento che, inevitabilmente rimanda alle tristi vicende di cronaca che hanno portato agli arresti il sacerdote madonita Don Librizzi che, in cambio di “favori” anche di natura sessuale, riusciva a ottenere tempi e vie privilegiate per i suoi “assistiti”.

La protesta per il momento è rientrata anche a seguito dell'intervento del sindaco di Castellana Sicula Pino Di Martino che ha promesso ai richiedenti asilo di recarsi, domani stesso, con il sindaco di Petralia Soprana Pietro Macaluso (capofila del progetto Sprar), in questura per esporre il problema e chiedere una veloce soluzione.

La situazione però si fa quindi ogni giorno più difficile, dopo le proteste registrate nelle scorse settimane a Geraci Siculo, adesso lo stato di agitazione convolge altri tre comuni. Una bomba ad orologeria che si spera di poter disinnescare per tempo trovando al più presto una soluzione per accorciare tempi di attesa francamente insopportabili.

Un disagio al quale si aggiunge un ulteriore aggravante: dopo oltre 1 anno infatti non sono ancora partiti i progetti di supporto lavorativo che consentono agli ospiti dei centri di accoglienza di interrompere la monotonia dei giorni uguali, trascorsi senza far nulla, nell'obio di un tempo infinito che, inevitabilmetne, esaspera gli animi di chi si sente abbandonato da tutto e da tutti.  

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