Clinicamente morta, rivive dopo 40 minuti

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Clinicamente morta, rivive dopo 40 minuti
La donna ha subito due attacchi cardiaci molto gravi. A Melbourne, per la prima volta, utilizzato un macchinario che l´ha riportata in vita senza arrecarle danni

Clinicamente morta, rivive dopo 40 minuti

18 Gennaio 2016 - 00:00

È morta per oltre 40 minuti, poi, si è risvegliata. Il “miracolo”, il “resuscitamento”, come l’hanno ribattezzato, è avvenuto all’ospedale Monash Heart di Melbourne dove la paziente, originaria del sobborgo di Narre Warren, ha sorpreso gli stessi medici che l’hanno salvata. Lei si chiama Vanessa Tanasio, 41enne australiana, ed aveva subito due attacchi di cuore a pochi minuti di distanza; il primo mentre stava per portare i suoi due figli a scuola, il secondo sul tavolo operatorio, dopo che i metodi di rianimazione normalmente utilizzati in questi casi avevano fallito. Eppure, dopo tutto questo, la donna è tornata alla vita.il fatto è stato riportato dall’Herald Sun e racconta dell’utilizzo con successo di un sofisticato macchinario che si chiama CRP (o Lucas2), uno strumento di ultima generazione dal costo di 15mila dollari australiani, presente solo proprio nell’ospedale coronario di Melbourne

Vanessa si era sentita male a casa e sua madre Virginia ha immediatamente chiamato i soccorsi, che l’hanno portata in ospedale, effettuando una serie di shock con il defibrillatore. Dopo il secondo attacco sotto gli occhi degli specialisti, tutto sembrava però ormai perso. A questo punto sarebbe entrato in gioco questo macchinario medico automatico, che ha permesso ai medici di riportare in vita la donna, con un procedimento avveniristico. L’equipe, coordinata dal cardiologo Wally Ahmar sarebbe intervenuta su Vanessa con il CRP, tramite cariche secche della durata di trenta minuti, che hanno mantenuto in circolazione il sangue negli organi vitali, compreso il cervello. Nel frattempo, la macchina avrebbe continuato a pompare sangue, permettendo ai medici di eseguire un’angiografia, dal quale è emerso il problema. L’arteria ostruita, in inglese chiamata “widowmaker”, così è stata sbloccata con una sonda, senza che la donna subisse danni permanenti.

Il funzionamento della macchina sarebbe quindi quello di mantenere in circolazione il sangue nei casi in cui il cuore è fermo. In questo modo, il liquido ematico può continuare ad arrivare ai vari organi, cervello incluso, evitando gravi complicazioni. I soccorritori possono così effettuare le analisi e individuare dove intervenire, rimettendo poi in moto il cuore. 

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