Da Castellana a Itaca nei panni di Odisseo: “Così è cambiata per sempre la mia vita”

Mirella Mascellino

Cronaca

Da Castellana a Itaca nei panni di Odisseo: “Così è cambiata per sempre la mia vita”
La storia di Bruno Di Chiara, giovane attore selezionato dalla"Scuola dei mestieri dello spettacolo " di Emma Dante

Da Castellana a Itaca nei panni di Odisseo: “Così è cambiata per sempre la mia vita”

18 Gennaio 2016 - 00:00

 

 Bruno Di Chiara ha compiuto 28 anni il 19 luglio scorso. Ha vissuto fino a qualche anno fa a Castellana Sicula, con la sua famiglia. Tre anni fa, dopo una selezione, è stato scelto tra gli allievi attori della “Scuola dei mestieri dello spettacolo”, del teatro Biondo, diretta dalla regista di fama internazionale, Emma Dante. Dopo il primo anno, la scorsa estate, la scuola ha messo in scena Odissea Movimento n., andata in scena anche al Teatro Olimpico di Vicenza e quest’anno Odissea A/R che ha registrato il sold-out, dal 6 al 10 luglio scorsi, alla59esima edizione del Festival dei due Mondi di Spoleto. Incentrata sul viaggio di Telemaco alla ricerca del padre e sul ritorno a Itaca di Odisseo, la pièce vede Bruno Di Chiara nei panni di Odisseo ed autore di una canzone dello spettacolo, consacrandolo quale eccellenza di giovane Talento madonita, a livello nazionale e sicuramente presto a livello internazionale.

Così ha dichiarato la regista Emma Dante: “Odissea A/R è il viaggio che ogni essere umano fa nel corso della vita. È il poema che ci ha permesso di interrogarci sui percorsi che segnano il destino, dove il motore di tutto è il movimento verso la propria origine. Dall’incontro con figure umane e sovrumane, ninfe e mostri, pretendenti e mendicanti è nato uno spettacolo ricco di evocazioni fantastiche legate al mito ma anche di riflessioni sulla condizione dell’uomo-eroe, che si dimostra piccolo e bugiardo. Dopo avere errato vent’anni, Odisseo torna a Itaca e l’incontro tra il padre e il figlio ci permette di assistere all’umanizzazione del mito. Di Odisseo, Penelope e Telemaco scopriremo i lati più teneri e fragili, i loro difetti, le loro imperfezioni. Una madre e un figlio hanno aspettato a lungo il ritorno del mito e, durante l’attesa, hanno cambiato la propria natura”.

Al nostro Bruno Di Chiara, abbiamo rivolto qualche domanda.

Dalle Madonie alla scuola dei Mestieri della grande regista Emma Dante, quale Odisseo e autore di una canzone dello spettacolo. Hai avuto apprezzamenti dalla critica più autorevole. Ti aspettavi tutto ciò?

“No. Non mi aspettavo tutto quello che mi sta succedendo, anche se l’ho voluto con tutte le mie forze. Il mio primo laboratorio teatrale lo feci con Dario Fo e Franca Rame e il loro incontro mi svelò qual era la strada da percorrere. Quando ci lasciammo, mi ricordo come fosse ora, Franca mi disse: “Se vuoi fare l’attore devi andare nei Teatri e respirarne l’aria. Non importa cosa farai.  Anche l’elettricista”. Feci tesoro del suo consiglio e cominciai a fare teatro. Ho lavorato con Roberta Torre, poi con Paolo Mannina. Due anni fa l’incontro con Emma Dante alle selezioni per la scuola del Teatro Biondo di Palermo. Oggi sto vivendo questo sogno vagando nel mare su una zattera, con dei bravi compagni e una chitarra  a ripercorrere il mito dell’eterno viaggio o, che è lo stesso, dell’eterno ritorno”  

Cos'è il Teatro per te, dopo l'esperienza della Scuola dei Mestieri dello Spettacolo?

“Il Teatro è nutrimento: quello che ti prende, il sudore, lo sforzo fisico, l’impeto creativo e l’impegno psicologico, te lo restituisce generosamente migliorando la tua capacità di comprendere il mondo e abitarlo con maggiore consapevolezza”. 

Cosa vuol dire essere Odisseo passando dai classici ai giorni nostri?

“Oggi, se chiedi il nome di un eroe mitico ad un bambino probabilmente ti sentirai rispondere: Jeeg Robot, l’Uomo Ragno o un altro supereroe con super poteri, spesso invincibile. Odisseo è un eroe umano, che ha paura, si innamora, si emoziona, se è ferito dal cinghiale gli rimane la cicatrice, commette errori. In ogni situazione che vive, fa delle scelte e le attua, dimostrando una grande capacità di adattamento e la voglia di partecipare al cambiamento. In questo senso, prendendo in prestito un termine utilizzato nello studio degli ecosistemi naturali, Odisseo è un eroe ‘resiliente’ e, come tale, è  un eroe contemporaneo, che può essere portato ad esempio ai giovani di oggi”.

Molti conoscono il tuo talento e la tua bellezza, nelle nostre Madonie. Cosa è cambiato, adesso, in te dopo la scuola dei Mestieri?

“Chi come me ha trascorso l’infanzia in un piccolo paese porta con sé l’immagine di quel continuo andirivieni, avanti e indietro, avanti e indietro, lungo la strada principale, nei giorni di festa. In quella camminata c’è un ritmo, ci sono sguardi, i gesti, avviene il contatto fisico con gli altri, le pause, importantissime come nella musica anche nella vita, che col loro manifestarsi rappresentano la complessità delle relazioni in quella comunità. Oggi grazie a questa scuola dove, come dice Emma, “non ci sono banchi ma ci sono compagni”, è cambiato il mio sguardo sul mondo ed ho migliorato la mia capacità di ascolto e di comprensione. E potrò affrontare il viaggio di ritorno verso la Terra dei Padri”.

Vuoi parlare di qualche progetto futuro?

“Continueremo le rappresentazioni di “OdisseaA/R”. Il prossimo ottobre, apriremo la stagione del Teatro Biondo; a novembre saremo al Teatro Bellini di Napoli e poi, a gennaio, al Teatro Argentina di Roma, per proseguire in altre città ancora da confermare. Fra le altre cose debutterà nel 2017 “Macbeth”, il nuovo progetto lirico di Emma Dante al quale parteciperò con un ruolo ancora da definire. Ad Odisseo, approdato ad Itaca, qualcuno rivolge una domanda sui suoi progetti futuri. Lui guarda il mare, un bel sorriso sulle labbra, e canta così: “Eccumi cca n’mienzu a’ ma genti di ‘socchi a’ passatu ‘un mi nni futti nenti e ca’ vicchiaia si facissi avanti ha statu socchi a statu cunta sulu lu presenti” (dai versi della canzone ancora inedita, concessa dall’autore Bruno Di Chiara, ndr)

 

 

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