Fiat, due pesi e due misure. Melfi e Termini a confronto

Michele Ferraro

Editoriale

Fiat, due pesi e due misure. Melfi e Termini a confronto
Mille nuove assunzioni in Basilicata mentre a Termini si aspetta ancora la cassa integrazione

Fiat, due pesi e due misure. Melfi e Termini a confronto

18 Gennaio 2016 - 00:00

E’ la solita storia, quando c’è da tirare la cinghia, quando occorre assumere decisioni impopolari è sempre la Sicilia a pagare il prezzo più salato. Lo è stato nel passato lo è ancora oggi, in maniera ancora più marcata.

L’esempio di turno, ultimo di una lunga serie, è offerto dal gruppo Fiat che dopo aver dismesso lo stabilimento di Termini Imerese, tenendo il destino di oltre 700 lavoratori appeso ad un filo fino all’ultimo secondo possibile, ha messo da parte il “grande bluff” targato Grifa per aprire la strada ad un'altra società molto vicina all’azienda Torinese. La Metec di Roberto Ginatta, da sempre legatissimo alla famiglia Agnelli.

Così, mentre i 760 lavoratori di Termini Imerese attendono la formalizzazione dell'accordo per il rinnovo della cassa integrazione straordinaria, Fiat-Chrysler tira fuori per Melfi una mossa a sorpresa: oltre 1.000 nuove assunzioni per incentivare la produzione della nuova Fiat 500X e della Jeep Renegade. Le persone «verranno inizialmente inserite con contratto interinale»; «una volta stabilizzati i volumi produttivi in ragione dell'andamento della domanda», ad essi «potrà essere proposto il nuovo contratto a tutele crescenti, attualmente in via di definitiva approvazione». Melfi insomma diventerà il più grande stabilimento di produzione. Dopo essersi liberato di Termini Imerese Marchionne improvvisamente torna ottimista sull'andamento dei mercati: “Nel 2015 Europa, Stati Uniti e Brasile cresceranno tutti. Le nostre vendite saliranno oltre quota 5 milioni di unità”

Ben altra storia dalle nostre parti. Qui si attende con ansia il 21 gennaio, data in cui è in programma, a Palermo, nella sede dell’Ufficio provinciale del Lavoro, l’incontro tra i vertici della Blutec, la società controllata dalla Metec che dovrebbe ridare vita al polo industriale di Termini Imerese, e i sindacati per la firma dell’accordo sulla cassa integrazione per circa 700 operai tra lavoratori ex-Fiat ed ex Magneti Marelli. Altri 130, che nel frattempo avevano maturato i requisiti per la pensione, hanno dato l’assenso a Fiat Chrysler Automobilies per l’incentivo all’esodo. Insomma, due pesi e due misure. E se già nelle prossime 300 nuovi lavoratori varcheranno i cancelli di Melfi solo entro la fine del 2015 a Termini Imerese dovrebbero rientrare al lavoro circa 200 persone.  Gli altri, secondo il piano industriale di Metec, dovrebbero rientrare entro il 2018.

Metec affiderà alla newco controllata, la Blutec appunto, il compito di gestire l’impianto, che produrrà componentistica e auto ibride. In particolare l'obiettivo del gruppo di Roberto Ginatta sarebbe quello di produrre nello stabilimento siciliano in un primo momento componentistica per auto e poi successivamente due veicoli ibridi.

A guidare lo stabilimento sarà Giuseppe Vaselli, attuale manager in forze al gruppo Metec e vecchia conoscenza di Termini Imerese. “Abbiamo saputo – spiega Roberto Mastrosimone, segretario generale della Fiom di Palermo – che verrà a dirigere lo stabilimento Vaselli, che aveva già avuto ruoli dirigenziali a Termini Imerese all'inizio degli anni Duemila, prima di passare poi alla Metec di Ginatta”. In altri termini, quando lo stabilimento faceva ancora capo alla Fiat, a riprova del fatto che i legami tra il gruppo automobilistico guidato da Sergio Marchionne e la società nuova acquirente Metec sono forti. Innanzi tutto perché quest'ultima ha Fiat come principale cliente. Ma anche perché lo stesso Ginatta è da sempre socio in affari con Andrea Agnelli. Anche per questi motivi riesce difficile da capire come mai la soluzione Metec, praticamente in tasca al gruppo Fiat-Chrysler, sia uscita fuori solo lo scorso 24 di dicembre.

Il bilancio della Metec evidenzia, inoltre, un debito complessivo per 205,17 milioni, composto soprattutto da 93,14 milioni di esposizione verso le banche e da 51,88 milioni verso i fornitori, senza contare i 26,7 milioni di debiti tributari. Se poi si va alla voce “debiti verso istituti di previdenza e di sicurezza sociale”, si scopre che la Metec è esposta per 5,43 milioni, 1,36 dei quali per la sola società Stola Engineering.

Va ricordato che, con l'accordo per l'acquisizione dello stabilimento ex Fiat si dovrebbero sbloccare circa 300 milioni di denaro pubblico (140 milioni, dovrebbero arrivare dalla Regione Sicilia con l'accordo di programma), soldi freschi che arriveranno nelle casse della Blutec, la società costituita ad hoc dalla Metec per l’investimento di Termini Imerese, dotata di una capitale di 10mila euro, iscritta nel registro delle imprese il 22 dicembre scorso. E' con la Blutec che Ginatta cercherà di dimostrare che a Termini Imerese si possono ancora produrre auto.

 

Le auto, la Juve i libri. Ecco chi è Roberto Ginatta

Chissà se Landini e Mastrosimone simpatizzano per la Juventus. E già perché da ora in poi avranno a che fare con un bianconero doc, molto legato al gruppo di comando che fece grande la Juve per poi finire sotto l’occhio del ciclone “calciopoli”. Moggi e soprattutto Giraudo sono i più intimi amici di Ginatta, l’imprenditore torinese dell’indotto cresciuto sotto le ali di Umberto Agnelli che, con la newco Blutec, nata come costola della Metec (gruppo Stola), ha deciso di subentrare a Fiat nella gestione della cassa integrazione di Termini Imerese.

Un intervento singolare, visto che è avvenuto a pochi giorni dalla scadenza della cassa integrazione (il 31 dicembre) che se non rinnovata manderebbe a casa definitivamente un migliaio di dipendenti, dopo che la Fiat per mesi si era affidata per questo passaggio di “patata bollente” all’improbabile progetto Grifa, che al momento di tirare fuori soldi e fideiussioni si è sciolto come neve al sole. Ma Ginatta è uomo Fiat-Agnelli da sempre: perché aspettare tanto e tirarlo fuori come un coniglio dal cilindro solo all’ultimo? Non sarà una mera copertura? Questo l’ovvio interrogativo suggerito dal portale Dagospia che ha passato sotto i raggi x Ginatta, il suo impero e le sue relazioni:

Si scopre così che, nella galassia Fiat, Ginatta non è certo un uomo di Marchionne, anzi. I suoi legami storici sono sempre stati con il ramo Umberto della famiglia Agnelli, e da quando il fratello dell’Avvocato non c’è più, con il figlio e presidente della Juve, Andrea. E con gli uomini di quel giro.

Quello, per esempio, della holding Roveri – che controlla il circolo golfistico I Roveri, situato alle porte di Torino nella tenuta La Mandria dove vive Andrea con la madre Allegra Caracciolo di Castagneto e la moglie Emma Ceridwen Felicity Winter – di cui sono soci anche l’immarcescibile ex manager della Juve triturato in calciopoli Antonio Giraudo (per il tramite della moglie Maria Elena Rayneri e il figlio Michele) e appunto Roberto Ginatta (tramite la moglie Gloria Cravotto, imparentata con i Treves, la famiglia dei grandi editori milanesi).

Già, i Giraudo (si sono trasferiti a Londra dopo lo sputtanamento, ma la base operativa resta Torino) e i Ginatta sono così culo e camicia che a Torino si dice siano soci in tutto. Per esempio, chi c’è nella Edenhill, la nuova società dei Giraudo controllata dalla finanziaria inglese Edenhill associates? Di sicuro tra gli amministratori c’è Filippo Brogi, sindaco della Investimenti industriali, fondata – toh guarda – da Ginatta, che ha come socio – toh guarda – l’ex manager e l’attuale presidente della Juve.

Roberto Ginatta viene descritto dal Sole 24 ore come un “giovane vecchio” della finanza italiana: non ama i riflettori e neppure troppo la carta stampata. O meglio, adora quella dei libri, ma non quella dei giornali. Un businessman che preferisce le retrovie, mai un ruolo in associazioni imprenditoriali o simili nonostante un'attività quasi frenetica nel mondo dell' industria automobilistica torinese. Più che un imprenditore vecchio stampo, un moderno finanziere con tanto fiuto per gli affari e una certa propensione a lanciarsi in nuove avventure, dall’acquisto della Vagnone e Boeri abrasivi di Cirié, a quello della milanese Lombardinio, poi la Magneti Marelli after market, ramo d' azienda prima acquistato dalla Fiat nel 2002 e poi rivenduto allo stesso Lingotto nel 2007. Ginatta con il suo socio (Zucco) si è poi gettato con successo nella componentistica per auto. Insomma, le imprese imprenditoriali di Roberto Ginatta sono finite spesso agli onori delle cronache, la sua vita privata mai. Grande tifoso della Juve nonché strettamente legato a Umberto Agnelli e alla vecchia dirigenza bianconera. Amante del golf, assiduo frequentatore del club i Roveri di Fiano. E i libri? Sono una passione che si è “messo in casa”. Sua moglie, Gloria Cravotto, è una discendente dei Treves, grandi editori milanesi costretti a vendere la propria azienda alla Garzanti durante il Ventennio, dopo l' emanazione delle leggi razziali. Ginatta non molti anni fa tentò di restituire il maltolto alla moglie. Un regalo che non andò a buon fine. [fonte Sole 24 ore]

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