Il “tesoro di Hitler”, gli eredi rivendicano il possesso

Rosario Lo Cicero

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Il “tesoro di Hitler”, gli eredi rivendicano il possesso
I quadri oggi appartengono a Cornelius Gurlitt, figlio del mercante d´arte che aveva stretti rapporti con il fuhrer.

Il “tesoro di Hitler”, gli eredi rivendicano il possesso

18 Gennaio 2016 - 00:00

Il ritrovamento del “tesoro di Hitler”, 1406 opere, una collezione preziosissima di opere d'arte, tra le quali alcune firmate Matisse, Chagall e Picasso, riaffiorate nell'ottobre scorso, nell'appartamento di Monaco di Baviera di proprietà di Cornelius Gurlitt, figlio di Hildebrand, mercante d'arte che aveva stretti rapporti con il cancelliere e con i nazisti che trasformarono l'Europa in un rogo e che tante pene inflissero al popolo Ebraico, è destinato a creare scalpore.
Cornelius ha oggi 81anni, vive da solo ed ha potuto mantenersi, senza mai lavorare, grazie alla vendita sporadica ed occasionale, di alcune delle opere in suo possesso ereditate dal padre. Chi lo conosce lo definisce comunque un uomo sobrio, senza particolari passioni e vizi, uno che non ha mai dato nell'occhio e che ha sempre vissuto in maniera riservata, quasi da “recluso”, nella sua casa dell'esclusivo quartiere Schwabing della Capitale bavarese, dalla quale si allontanava solo per recarsi alla stazione dove prendeva un treno per la Svizzera, per dirigersi alle aste d'arte o in visita alla sorella che lì risiede. Fu proprio durante uno di questi viaggi che Gurlitt venne controllato casualmente alla dogana, dove gli vennero trovati addosso 12mila dollari, tanti quanti bastarono a farlo indagare per “evasione fiscale”. Oggi Gurlitt rivendica la proprietà delle opere confiscategli poichè il reato e caduto in “prescrizione”. Inutili le proteste degli eredi di quel patrimonio stimato in oltre 1,3 miliardi di dollari. Ed è inutile indignarsi, poichè la legge tedesca non prevede eccezioni, nonostante gli accordi di Washington del 1998, grazie al quale la Germania s'impegnava a fare tutto il possibile, affinchè i discendenti degli ebrei rientrassero in possesso dei beni che sembravano per sempre perduti. Morto il padre nel 1956, i beni passarono alla madre di Cornelius, la quale morì un anno prima della ratifica del trattato e così l'uomo non è oggi perseguibile per legge. La triste vicenda di queste inestimabili opere, è comunque destinata a far parlare ancora, tant'è che su Gurlitt si stanno adesso scatenando le ire e le rivendicazioni dei parenti che si aggiungono alla miriade di ricorsi e contenziosi con lo Stato tedesco, inoltrate dagli eredi degli ebrei defraudati dai Nazisti, con i quali il padre di Cornelius intratteneva ambigui e poco chiari rapporti.

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