“Io sulla Concordia”, così abbiamo rialzato la nave

Annalisa Ferrante

Italia

“Io sulla Concordia”, così abbiamo rialzato la nave
Il racconto di un siciliano, di Castellammare, che ha partecipato alle epiche operazioni di sollevamento dal fondale e ribaltamento della nave naufragata

“Io sulla Concordia”, così abbiamo rialzato la nave

18 Gennaio 2016 - 00:00

La “sorbonatura”, cioè la bonifica dell’area per mezzo di una sorta di maxi aspirapolvere subacqueo, la demolizione della roccia per consentire la rotazione, il posizionamento delle telecamere sott’acqua. Sono alcune delle operazioni a cu ha partecipato Camillo Galante, 32 anni di Castellammare del Golfo: lui è uno degli oltre 100 sommozzatori che si trovano nell’Isola del Giglio dove si sono svolte le delicatissime operazioni di rotazione e recupero della Costa Concordia, naufragata il 13 gennaio del 2012. Camillo Galante è un “operatore tecnico subacqueo”, chiamato a lavorare per il recupero dalla Concordia dall’azienda Micoperi che, con l’americana Titan, ha realizzato l'impresa di raddrizzamento e recupero, mai provata prima per una nave di queste dimensioni. Da circa 60 giorni è nell’isola del Giglio: l’ultima volta si è immerso domenica, con una squadra composta da circa otto sommozzatori. “Un lavoro delicatissimo – racconta Camillo Galante, dall’isola del Giglio – svolto da molti professionisti. Sono uno dei sommozzatori, ma ci sono anche fabbri, saldatori, ingegneri, tecnici ed esperti di ogni genere”. La tensione non manca, ma Camillo Galante sottolinea che svolge il lavoro “con estrema serietà e con molta concentrazione, per non fare e non farsi male”. Un professionista che però, non può non ammettere di essere un po’ emozionato  “al pensiero di quello che è accaduto. Delle persone che ci hanno rimesso la vita. Dei dispersi. Certamente l’operazione di oggi è un avvenimento storico di cui si è, anche se in piccola parte, protagonisti”. Le attività di diving si sono interrotte domenica notte e Camillo Galante racconta che è stato “un lavoro davvero certosino ad esempio per la rimozione della roccia di granito, per consentire la rotazione della nave. Il rischio è alto”. Camillo è un sommozzatore di lunga esperienza. “Ho lavorato in alcuni cantieri ad esempio in Israele, Ghana, Croazia, dove ho effettuato interventi nei gasdotti e nelle piattaforme del gas”. Galante lavora per la Micoperi da circa 4 anni da freelance. Da Castellammare del Golfo, dove vive, la sua passione per il mare si è trasformata in un lavoro delicato ed importante: prima nell’allevamento di tonni  al largo del porto di Castellammare, poi con la formazione professionale per lavorare nei settori dell’olio e del gas che oggi lo hanno portato ad occuparsi, venti mesi dopo il terribile incidente che ha causato la morte di 32 persone, alle operazioni di rotazione della nave. “Ho fatto molte foto ai primi movimenti della nave – dice Camillo Galante- una sorta di piccola diretta che mostra quando  prima era adagiata sulla fiancata, poi è stata poggiata sullo spigolo della chiglia. Questo perché lo scafo si è staccato dalle rocce in cui era incagliato grazie alle operazioni precedenti (come hanno mostrato le immagini delle telecamere subacquee, ndc). Un’operazione imponente”. Perché imponenti sono le dimensioni della nave ed i mezzi e gli uomini impiegati per la rotazione del relitto. Alla fine, però, è andato tutto bene. 

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