Punto nascita, Lorenzin “A Petralia solo 128 parti e le mamme hanno già scelto di spostarsi altrove”

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Punto nascita, Lorenzin “A Petralia solo 128 parti e le mamme hanno già scelto di spostarsi altrove”
La replica del Ministro alle proteste madonite

Punto nascita, Lorenzin “A Petralia solo 128 parti e le mamme hanno già scelto di spostarsi altrove”

18 Gennaio 2016 - 00:00

Dopo le polemiche seguite alla chiusura di 4 punti nascita in Sicilia, fra fui quello di Petralia Sottana, arriva la replica del ministro Beatrice Lorenzin “Io non ho dimenticato la piccola Nicole – dichiara il ministro sulle colonne del Giornale di Sicilia – Le amministrazioni che gestiscono la salute devono tutelare la vita delle donne in gravidanza e dei neonati, e ridurre al massimo i fattori di rischio. Deve essere chiaro a tutti che dobbiamo garantire un parto sicuro, e si partorisce in sicurezza solo in strutture al di sopra dei 500 parti annui, che garantiscono accesso alla rete di assistenza neonatale, pediatrica e di emergenza in caso di complicanze per la madre. Negli altri casi nessuno puó assicurare che a fronte di complicazioni ci siano gli strumenti per intervenire”. 

Non il minimo cenno di tornare sui suoi passi dopo la decisione di chiudere quattro punti nascita in Sicilia e le polemiche che ne sono scaturite, soprattutto per Petralia. Gli atri centri che hanno chiuso i battenti sno a Santo Stefano Quisquina, a Lipari e Mussomeli.

“Troppo spesso le pressioni dei territori hanno interferito su scelte che devono essere prese in base a parametri di sicurezza – continua il ministro -. Proprio i casi di morte in Sicilia, e in particolare il caso della piccola Nicole ci ha spinto alla realizzazione di nuove linee guida per la costruzione di una rete di emergenza-urgenza neonatale che mettesse in sicurezza tutto il territorio nazionale. La politica deve essere capace di consegnare ai cittadini presidi sicuri, grazie a strutture efficienti e personale numericamente adeguato. Invece di chiedere il mantenimento di un presidio che non può assolutamente garantire un parto in sicurezza, bisogna pretendere la realizzazione di percorsi nascita adeguati, specie nelle zone più disagiate: presa in carico e monitoraggio della gestante, rete dell'urgenza, rete neonatale e autorizzare deroghe nelle aeree più difficili da raggiungere solo se si possono garantire i requisiti minimi di assistenza pediatrica e neonatale”. Il ministro poi fa esplicito riferimento proprio all'Ospedale Madonna dell'Alto “ci sono dato oggettivi: a fronte della legge che sancisce in cinquecento il numero minimo di nascite annuo per essere ” sicuri”, a Petralia sono nati solo 128 bambini nel 2014, uno ogni tre giorni, senza nessuna prospettiva di aumento per i prossimi anni. L'indagine presentata nel corso delle audizioni del Comitato Percorso Nascita nazionale ci dicono che le donne di quel territorio hanno già scelto altre strutture più sicure dove partorire”.

E su questo il ministro non ha tutti i torti, già ad ottobre proprio sulle colonne di questo giornale scrivevamo di quella abitudine sempre più diffusa delle nostre partorienti di “migrare” in città per far nascere i loro bambini, alimentando un business della natalità poco edificante e che fa a pugni con le istanze territoriali di mantenimento del presidio. 

Per la cronaca il Comitato ha deciso di concedere deroghe provvisorie esclusivamente ai punti nascita di Licata e Bronte. “Le due strutture – dice la Lorenzin – pur non raggiungendo per poche decine il numero di cinquecento parti, sono fortemente attrattive per la popolazione di un vasto circondario e presentano i requisiti necessari”.

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