Scoperta molecola antitumorale

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Scoperta molecola antitumorale
Il Maltolo fa "suicidare" le cellule malate

Scoperta molecola antitumorale

18 Gennaio 2016 - 00:00

Due studiosi dell’Università di Urbino ‘Carlo Bo’ hanno individuato una funzione antitumorale nel maltolo: questa sostanza, abbastanza comune, aiuterebbe l’organismo a costruire classi di molecole che spingono al ‘suicidio’ le cellule malate. La scoperta ha già ottenuto il brevetto nazionale, ed è in attesa di quello internazionale. Si tratta di uno straordinario passo avanti nella ricerca di nuove strategie terapeutiche contro il cancro. Questo lavoro è il frutto di un approfondito studio multidisciplinare che ha interessato il dipartimento di biochimica, guidato dal dott. Mirco Fanelli e lo staff del prof. Vieri Fusi, docente di Chimica presso l’ateneo di Urbino. Il maltolo è una molecola innocua, contenuta nel malto, nella cicoria, nel cocco, nel caffé e in molti altri prodotti. Utilizzata spesso come additivo alimentare per il suo aroma e le sue proprietà antiossidanti, ma – se opportunamente modificata – può dare origine a nuove molecole con interessanti proprietà biologiche. Sta proprio qui il nocciolo della scoperta: due molecole rappresentative di questa classe di composti sono state al momento sintetizzate e caratterizzate nella loro capacità d’indurre alterazioni della cromatina e, quindi, di condurre le cellule a rispondere in termini biologici. Questa classe di composti è caratterizzata da interessanti proprietà chimico/fisiche che li rende capaci sia di raggiungere l’interno della cellula che di esplicare le loro funzioni nel nucleo, dove risiede il nostro genoma (e dunque la cromatina).

I due studiosi di Urbino con le loro equipe hanno potuto osservare come alcuni modelli neoplastici (colture cellulari in vitro) fossero sensibili ai trattamenti con le due molecole (denominate malten e maltonis): le cellule, in risposta ai trattamenti, alterano dapprima la loro capacità di replicare e, successivamente, inducono un importante processo biologico che le conduce ad un vero e proprio suicidio (denominato morte cellulare programmata).  Oltre che sul piano brevettuale, gli studi sino ad ora condotti, hanno avuto un buon successo scientifico e sono stati pubblicati su riviste internazionali (British Journal of Cancer; Journal of Organic Chemistry), fornendo il presupposto per proseguire gli studi su modelli tumorali in vivo.

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