ZTL, Viadotto Himera e Punto nascite, perché tutto si lega

Michele Ferraro

Editoriale

ZTL, Viadotto Himera e Punto nascite, perché tutto si lega
Tre problemi solo apparentemente diversi

ZTL, Viadotto Himera e Punto nascite, perché tutto si lega

18 Gennaio 2016 - 00:00

Cosa c’entra la ZTL di Palermo ed il crollo del Viadotto Himera con la chiusura del Punto Nascita di Petralia Sottana? Niente si direbbe a prima vista. Ma i giudizi dati a prima vista, oltre ad essere di per se superficiali, spesso sono anche sbagliati.

Le tre questioni apparentemente lontanissime sono legate da un filo rosso, neanche troppo sottile, che ha strettamente a che fare con la preoccupante distribuzione demografica che sta profondamente trasformando la Sicilia e non solo. Lo stesso preoccupante fenomeno in realtà riguarda tutta l’Italia ed è, senza troppi giri di parole, il progressivo svuotarsi delle aree interne. Tema apparentemente caro alle politiche di governo, stando alla “task force” affidata all’ex ministro Barca, anche se tra il dire e il fare….

Ma andiamo al dunque:

Se negli ultimi anni Palermo è costretta a trattare con crescente preoccupazione il tema delle “polveri sottili” è perché la città soffre di un “esubero” demografico, troppa gente concentrata in pochi chilometri quadrati. Il che vuol dire troppe macchine, troppi gas di scarico, troppe ciminiere, troppe immissioni insomma. E, al di là di qualche nota folkloristica, come ad esempio il balzello imposto per “violare” la ZTL o le note cattive abitudini del c.d. “palermitano medio”, il problema non riguarda solo il nostro bellissimo capoluogo la cui aria, anzi, è ancora “salubre” se messa a confronto con i recenti dati della civilissima Milano. Questo non per assolvere l’amata città ma giusto per fare un esempio e lasciar comprendere come anche in latitudini più “civili” rispetto al dannato sud il problema è lo stesso: troppe persone concentrate in pochi chilometri quadrati.

Il che, d’altro canto, significa troppe poche persone rimaste in tutto il resto della regione, e del paese. Aree metropolitane contro aree depresse, sembra sia questa la battaglia del futuro.

Ed è qui che casca a pennello la vicenda del Viadotto Himera: il progressivo abbandono del territorio comporta inevitabilmente scompensi geologici che in una terra abitata, coltivata e messa a reddito mai si verificherebbero. Se l’immensa area franata in territorio di Caltavuturo fosse stata abitata e coltivata credete davvero che in più di 5 anni dal primo smottamento nessuno sarebbe intervenuto. Al di là del fatto che con ogni probabilità tale smottamento non si sarebbe neanche verificato.

In ogni caso quella porzione di terra abbandonata è lentamente scivolata per 5 anni fino a presentare il conto alla Regione intera. Con approccio romantico si potrebbe pensare ad una sorta di ripicca della Sicilia (che è e rimane una sola cosa) contro i siciliani (che una sola cosa non lo sono mai stati).

Ed arriviamo al nodo del Punto Nascita: il tema qui non sono più i 128 parti, oggettivamente troppo pochi per tenere in piedi un reparto, se ragioniamo in termini economici o statistici. Se invece cerchiamo di gettare lo sguardo oltre al nostro naso capiremo che un ospedale senza punto nascite, senza ortopedia, che da anni viene progressivamente smantellano e che ormai funge sostanzialmente da pronto soccorso e poliambulatorio, ha una sola prospettiva: la chiusura. Non del singolo reparto, ma dell’intera struttura. Nuovissima per altro, pulitissima (il che è un’evidente eccezione nel panorama dei fatiscenti ospedali pubblici siciliani) e dotata di attrezzature all’avanguardia. Ma questa è un’altra storia.

Il punto è questo: se ai madoniti, dopo aver tolto tutto, togliete anche l’ospedale, i madoniti non hanno altra scelta che scendere a valle, ad affollare le già intasate strade di Palermo, o prendere un aereo e fornire anche il loro piccolo contributo di polveri sottili al già incasinatissimo cielo di Milano o di qualche altra metropoli nostrana. Il che, diciamocelo, sta già accadendo con una preoccupate progressione rispetto a 10 anni fa. Altro che inversione di tendenza. Chiaro che in questo ragionamento i “madoniti” non sono più un “popolo” ma una categoria, quelli che in tutta Italia si muovono dalle aree interne per affollare le metropoli.

Tutto questo per dire che il nodo che viene al pettine con la chiusura del punto nascite di Petralia è molto più grande, troppo più grande delle statistica cara al ministro Lorenzin per essere trattato con tale superficialità.

Tutto si lega in un unico enorme movimento, un esodo dalle proporzioni bibliche che sta condannando tutto il pianeta ed al quale va posto rimedio. Prima che sia troppo tardi, prima che le nostra madre terra, paziente ma incazzata, ci presenti il conto, anche qui alle nostre latitudini.     

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