Punto nascite, la legge del silenzio

Michele Ferraro

Editoriale

Punto nascite, la legge del silenzio

Punto nascite, la legge del silenzio
25 Novembre 2016 - 11:17

Sulla vertenza del punto nascite di Petralia Sottana la misura è colma. Va detto così, in maniera severa e senza inutili giri di parole. L’atteggiamento di questo governo, del Ministero della Salute e di tutti coloro che ancora tollerano la “strategia del silenzio”, che si protrae da mesi, è un atteggiamento doloso.

Altro che Referendum! Né si né no, i cittadini delle Madonie non sono degni di una risposta.

C’è di fatto una solidarietà, dettata da interessi di consorteria politica che consiste nell’astenersi da qualsiasi giudizio di merito e, a pensarci bene, c’è un solo vocabolo che definisce chiaramente questo comportamento: omertà.

E’ omertoso anche il comportamento del Comitato Percorso Nascita nazionale, che il 10 maggio scorso ha ricevuto la richiesta di mantenimento in attività del punto nascita dell’Ospedale di Petralia Sottana. Aveva, secondo il decreto firmato l’11 novembre del 2015 dal ministro Lorenzin, un massimo di 90 giorni per esprimere un parere motivato ed, in sostanza, indicare al ministro se concedere o no la deroga.

I tre mesi sono trascorsi invano lo scorso 10 agosto e, da quel termine indicato come perentorio, sono trascorsi alti 107 giorni. Bell’esempio di rispetto delle leggi.

Il Comitato Percorso Nascita, pagato con i soldi dei contribuenti, anche quelli madoniti, per individuare su piano nazionale quale dei punti nascita sotto i 500 parti annui può mantenere aperti i battenti (derogando così quanto previsto dall’accordo Stato – Regioni del 16 dicembre 2010) decide di non decidere.

Ma è omertoso il comportamento di chi, a Roma, non chiede conto al Comitato Percorso Nascita di pronunciarsi, immediatamente. E’ omertoso il comportamento di chi si ostina a difendere l’indifendibile, giocando con la palude delle competenze. Offendendo la serietà delle istituzioni con il gioco dei centimetri.

E si, perché fra i “gravi motivi” sui quali si starebbero scervellando i componenti del Comitato, seduta dopo seduta (pagata con le nostre tasse) ci sarebbero circa 7 centimetri di sotto tetto in meno del nostro reparto, rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente. Una scusa bella e buona, o forse un messaggio in codice destinato a di chi non vuole arrendersi. Come ad esempio il battagliero “Comitato Pro Ospedale”.

Si o no, caro ministro. Ed è bene che questa risposta arrivi prima di giorno 4 dicembre, che la legittima rabbia di chi vive e vota nelle Madonie potrebbe sviare il giudizio di merito sul referendum per trasformarlo in una efficace occasione di protesta.

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