Editoriale

Fiocco rosa a Petralia, Mya nasce nel “reparto fantasma” snobbato dalla Lorenzin

La notizia, di per se, è delle più felici: all’Ospedale di Petralia Sottana è nata Mya Daidone e, a quanto ci dicono dal reparto “fantasma” di ginecologia e ostetrica, è in piena salute. Sta bene anche mamma Teresa che però se l’è vista proprio brutta. Ha dovuto subire un parto cesareo in piena emergenza, non c’era infatti più neanche il tempo di trasferirla al punto nascita più vicino, quello dell’Ospedale di Termini Imerese, ed allora, per l’ennesima volta per portare alla luce la piccola Mya si sono attivate le procedure di emergenza.

Tutto bene per fortuna e ne siamo felice. Ma occorre tornare, ancora una volta, sulla spinosa questione del punto nascita di Petralia Sottana.

A breve (l’8 marzo p.v.) festeggeremo la giornata internazionale della donna. Una ricorrenza del tutto priva di senso nelle nostre latitudini dove alle donne è negato il diritto più elementare: quello di diventare madri serenamente, senza dover fare i conti con le paure legate al dover affrontare la gravidanza in una comunità montana priva di punto nascita.

Nei mesi scorsi abbiamo puntato il dito contro la politica regionale e locale. Chi ci conosce e ci legge (per fortuna sono migliaia ogni giorno) sa bene che non siamo avvezzi alle facili polemiche. Sollevare polveroni non fa parte della nostra linea editoriale. Raccontiamo i fatti.

I fatti dicono che Beatrice Lorenzin, che da circa 1 anno (secondo il disco rotto della politica) sta per mettere la firma alla famosa “deroga” per ripristinare il punto nascita di Petralia, è scesa in Sicilia solo pochi giorni fa.

Il ministro è andato a Celebrare i 110 della Clinica Candela, la nuova “mecca” delle nascite a pagamento, che svuotano le tasche delle famiglie (anche quelle madonite) per gonfiare quelle di un sistema che dei disagi legati ai punti nascita siciliani ha fatto un business milionario, con tanto di filiera legata a medici e ginecologi di famiglia compiacenti e profumatamente compensati.

I fatti dicono che il ministro Lorenzin, dopo la visita alla Clinica Candela è andata a visitare l’Ospedale Ingrassia di Palermo (come ritratto nella foto di Igor Petyx), facente parte dell’Asp 6 (la stessa Azienda Sanitaria dell’Ospedale di Petralia), di recente promosso ad ospedale di primo livello, con buona pace del sindaco di Petralia Sottana che solo pochi mesi fa chiedeva, giustamente ed a gran voce, di ridimensionare l’ospedale palermitano per potenziare quello madonita.

I fatti dicono che nonostante i ripetuti inviti il ministro Lorenzin terminata la visita palermitana è tornata a Roma, di salire sulle lontane Madonie non c’ha pensato nemmeno: queste fatiche le lascia alle altre donne che, ovviamente, presto saluterà con grande affetto nel rituale videomessaggio dell’8 marzo, carico di sorrisi e di ipocrisia.

I fatti dicono che nessuno dei nostri sindaci ha alzato la voce con quest’ultimo sgarbo della politica nazionale e regionale. Com’è arrivata se n’è andata, avvolta dallo stesso imbarazzante silenzio che avvolge i destini del nostro punto nascita.

Lo abbiamo già scritto e lo ripetiamo adesso: questa si chiama omertà.

I madoniti attendono una risposta, è nel loro pieno diritto. C’è ancora qualcuno pronto a prendere le parti del Ministro o dell’Assessore, come accaduto lo scorso 20 settembre, a seguito di un nostro articolo? Speriamo proprio di no.

 

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