Area artigianale di Castelbuono, Fiasconaro: “Otto giorni e apriremo i cantieri”

Roberto Chifari

Cronaca

Area artigianale di Castelbuono, Fiasconaro: “Otto giorni e apriremo i cantieri”

Area artigianale di Castelbuono, Fiasconaro: “Otto giorni e apriremo i cantieri”
25 Marzo 2017 - 16:21

Alla fine arriva la sospirata fumata bianca. Si sblocca definitivamente l’assegnazione di due lotti dell’area artigianale – comparto agroalimentare – del comune di Castelbuono. Un tira e molla che è andato avanti per mesi con il Comune, pronto a trasferire in Piemonte tutta l’attività produttiva. Il nodo della questione era lo sblocco dei due lotti E ed F dell’area artigianale di Castelbuono. Un’area dismessa da oltre trent’anni e che permetterebbe l’ampliamento dello stabilimento.

Fiasconaro nei giorni scorsi aveva chiesto una risposta a stretto giro di posta, considerato che i tempi sono serrati e la produzione tra panettoni, colombe e dolci non si ferma mai. Senza dimenticare che i capannoni in questione necessitano di una ristrutturazione e dell’adeguamento alle attuali norme sanitarie. Alla fine la risposta è arrivata, il Comune di Castelbuono, con una nota, ha provveduto a notificare l’assegnazione definitiva dei lotti e dei capannoni con destinazione artigianale, ricadenti all’interno del Pip, il piano insediamenti produttivi, a cinque aziende del territorio, compreso la pasticceria Fiasconaro. “E’ stata notificata all’Azienda Fiasconaro – si legge nell’ordinanza – l’assegnazione definitiva di 9 capannoni e di 7 lotti. La Giunta Municipale ha proceduto ad assegnare all’Azienda Fiasconaro anche gli ultimi due lotti edificabili disponibili”.

“Nell’arco di 8 giorni apriamo i cantieri che dureranno quattro anni – dice Nicola Fiasconaro -. E vi dirò di più: Fiasconaro 2020 sarà il più grande comparto alimentare in Sicilia, con la costruzione di altri quattro siti a nord e a valle per la trasformazione del prodotto agricolo. Non veniteci a dire che in Sicilia non c’è voglia di impresa, perché quando c’è, per piccola che sia, questa voglia viene scoraggiata ed ostacolata dalla troppa burocrazia. La provocazione di trasferirci in Piemonte serviva a sensibilizzare la burocrazia italiana. Oggi troppe aziende chiudono perché non vengono supportate”.

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