Cronaca

Canile municipale di Palermo sotto indagine: 16 cani trasferiti a Petralia Sottana

Trasferiti da Ragusa a Petralia Sottana gli animali del canile di Palermo al centro dell’acceso scontro tra animalisti e burocrati. Dopo la notizia dell’apertura di un’indagine sullo svuotamento della struttura di via Tiro a Segno e del sequestro preventivo di 32 cani, gli uomini del Nucleo operativo del Corpo Forestale hanno proceduto al trasporto di 16 animali dalla parte orientale della Sicilia al piccolo comune madonita.

All’alba del 10 agosto, davanti ai cancelli del Dog Professional di contrada Bocampello, sono arrivati tre furgoni, un’ambulanza e il personale veterinario dell’Asp di Ragusa. In qualche ora hanno fatto salire gli animali sui mezzi per dirigersi a Petralia Sottana e affidarli alla struttura, convenzionata con il comune di Palermo e gestita da Michele Macaluso che, ha garantito la disponibilità dei posti. A disporre il sequestro preventivo degli animali è stato il giudice Nicola Aiello il quale ha ravvisato delle ipotesi di reato (concorso di persone, abuso d’ufficio, reato continuato) rispetto alle decisioni prese dal capoarea del comune di Palermo Gabriele Marchese e dal responsabile del canile palermitano Claudio Tedesco. I due, in violazione di legge, avrebbero voluto affidare gli animali – per permettere di avviare la ristrutturazione in via Tiro a Segno – all’Aivac di Antonio Capizzi e Chiara Notaristefano (anche loro iscritti nel registro degli indagati).

I due, rispettivamente presidente dell’Aivac e gestore di fatto dell’associazione, avevano risposto a un bando (modificato a ridosso delle accese proteste davanti ai cancelli del canile) per prendere in custodia, accudire e cercare di fare adottare i cani. Il tutto grazie anche agli incentivi, pari a 480 euro per ogni amico a quattro zampe, che l’Amministrazione aveva messo a disposizione.

Per il giudice, alla luce del fatto che l’Aivac non risulta censita nell’albo delle Associazioni per la protezione degli animali (articolo 19, legge 15/2000), degli incentivi, il capoarea e il responsabile del canile avrebbero procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale all’associazione che avrebbe così ricevuto un bonifico (sebbene in due tranche e previa verifica delle condizioni degli animali) da circa 15 mila euro. Alla fine, dopo vari confronti sull’argomento, alcuni dei cani sono stati portati a Petralia (ma affidati a Capizzi) e altri nel Ragusano.

Dal Comune, però, spiegano che di fatto non è mai stato versato un euro sul conto di Capizzi e Notaristefano, che gestirebbero – ricostruisce il giudice citando un sopralluogo dell’Asp di Ragusa – una struttura di ricovero non autorizzata all’interno della stessa abitazione della donna. Una fonte interna all’Amministrazione fa presente che in realtà questo trasferimento costituirà un maggiore costo per le casse comunali.

Soddisfatti gli animalisti e i volontari palermitani che, alla fine dello scorso marzo, hanno dato vita all’accesa protesta contro quella che definivano una “deportazione”. Ce l’aveva con loro, senza fare grossi distinguo, il capoarea Marchese che ha puntato il dito contro l’associazione Ada che, come da accordi, avrebbe percepito dal 2012 al 2016 2.028 euro per ogni animale.

“Qualcuno ha avuto tutto l’interesse a ingolfare il canile”, diceva dichiarato Marchese. Secondo il capoarea, infatti, ci sarebbero stati degli animalisti-volontari che avrebbero lucrato sul sistema creato nel tempo per tamponare l’emergenza in attesa di una soluzione definitiva. Invertendo la rotta l’Amministrazione avrebbe “scardinato un sistema” grazie al quale qualcuno sarebbe riuscito a guadagnare cifre da capogiro.

Fonte Palermo Today

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