“La mia Targa Florio”: emozioni, aneddoti e racconti di un pilota

Giuseppe Di Gesù

Sport

“La mia Targa Florio”: emozioni, aneddoti e racconti di un pilota

“La mia Targa Florio”: emozioni, aneddoti e racconti di un pilota
09 Maggio 2018 - 16:49

A distanza di qualche giorno della conclusione dell’edizione 102 della Targa Florio, ricomincio con la mia vita frenetica di tutti i giorni e pian piano vanno passando i dolori post gara. Per chi come me non lo fa per mestiere, affrontare una gara del campionato italiano rally, non è per niente una cosa semplice. Il nuovo format di Aci Sport per la stagione 2018 prevede infatti che l’intera gara si faccia non più come gli scorsi anni, in tre giorni, ma in due sole giornate. Uno sforzo fisico non da poco per “noi” comuni mortali che corriamo giusto qualche gara l’anno. Anche quest’anno “la cursa” è riuscita a regalare tante emozioni. La vittoria nell’assoluto è andata al giovane siciliano Andrea Nucita su Hyundai i20, navigato da Andrea Vozzo, secondo posto per quel volpone di Paolo Andreucci, navigato da Anna Andreussi, che dopo aver visto andar fuori i suoi diretti rivali del CIR, Crugnola e Campedelli, si è “accontentato” della seconda piazza anche perché il siciliano Nucita ha davvero fatto un’ottima gara, punti importanti in ottica campionato. Gradino più basso del podio per Scandola, che sull’umido riesce a dire la sua con le Dmak. Ci sarebbe stato un altro siciliano sul podio, il cerdese Totò Riolo, che senza un problema ad una gomma, sarebbe riuscito ad andare ben oltre il quarto posto.

Ma andiamo alla mia gara, in classe sapevo di essere il meno favorito di tutti, questa era la mia quarta gara ed in classe avevo dei volponi. Eravamo 4 in classe N2 (oggi ProdS2), ed io al quarto posto puntavo. A Cefalù, nello splendido contesto del Duomo, sono arrivato al 3° posto, ma solo perché chi stava comandando la gara si è ritrovato in un terrapieno. Ma le gare sono anche queste, si vincono e si perdono anche per costanza di risultato e di fortuna.
Ma partiamo dall’inizio, già dalle ricognizioni autorizzate del giovedì, la pioggia scrosciante, non lasciava presagire nulla di buono per il giorno della gara. Dopo tanti giorni di caldo e scirocco, la pioggia era l’ultima cosa che ci si aspettava. Ed invece già nelle ricognizioni, avevamo iniziato a fare conti con il meteo. Durante lo shake down del venerdì mattina, sono arrivate le prime avvisaglie di pioggia e tutto quello che si era provato a scongiurare nei giorni precedenti della Targa, si stava pian piano materializzando, anche per quest’anno Targa bagnata.

Per un pilota serio, le condizioni meteo sono un problema marginale, è sempre messo in conto che possa piovere, basta fare solo la giusta scelta di gomme, ed anche lì il fattore fortuna entra in campo. Cosa diversa per chi come me, si ritrova a fare i conti non tanto col metereologo, ma con il gommista per l’acquisto delle gomme e con il noleggiatore per la franchigia. Il venerdì sera, dopo aver disputato la prova spettacolo, al rientro al parco chiuso, la mente è stata invasa da mille pensieri (iva esclusa). Comprare gomme da bagnato per il giorno dopo? Comprare gomme con una mescola più morbida? La franchigia, non dimentichiamo la franchigia ed il matrimonio di fine luglio alle porte. Insomma, come si può immaginare, non deve essere semplice guidare con tutti questi pensieri. I rally sono uno sport molto costoso e per mia fortuna, ho degli sponsor che in questi anni mi hanno permesso di praticarlo, ma non è mai semplice fare quadrare il bilancio in una gara.

Due gomme morbide al posteriore (Pirelli RK7) e due più dure all’anteriore (Pirelli RK5), sicuramente non la scelta migliore, ma per tanti motivi, quella adottata. Cinque prove di fila da fare senza assistenza, non sono una passeggiata. I big, li vedevi per strada a cambiare due gomme dopo qualche prova, noi sempre con le stesse quattro a concludere il giro per arrivare in assistenza. Nella prima speciale del sabato, partendo nella Scillato–Polizzi con asfalto asciutto, il divertimento sembrava assicurato, ma verso metà prova, dell’umido in una curva, mi portava a commettere un errore ed a compiere un testacoda senza però compromettere la macchina ed è li che mi sono tornate nelle orecchie le parole franchigia e matrimonio. A fine prova, il cronometro era stato crudele con me, quasi 50 secondi dal primo, la consolazione rimaneva nel non aver fatto danni e la convinzioni della “lotta” per il quarto posto, si faceva sempre più presente in me.

Dalla seconda prova in poi, ho iniziato a guidare con più attenzione, un miglioramento nei tempi con qualche ps spot in cui sono riuscito ad ottenere il terzo tempo di classe. Le prove sono state quasi sempre un misto tra asciutto nella prima parte e bagnato nel finale. La giornata del sabato è stata molto pesante, un secondo errore è arrivato nella Bergi 2, altro testacoda, ma questa volta non per un mio errore, ma perché la macchina è rimasta accelerata, non di certo una bella esperienza. Il cavo dell’acceleratore si stava sfilacciando e quindi il ritorno diventava difficoltoso. Dopo la decima prova di giornata, la Cefalù-Gratteri, ecco che il cavo mi abbandonava ad inizio trasferimento. Per fortuna il mio navigatore, il cefaludese Stefano Cimino, è riuscito a rimediare all’inconveniente: un cavo collegato alla parte di filo rimasta intatta ed acceleratore a mano. Lui accelerava ed io sterzavo. Una piccola disavventura, risoltasi nel migliore dei modi.

In assistenza, i Fratelli Campione hanno fatto il loro dovere e macchina pronta per l’ultimo giro. Con il calare del sole, la fanaliera diventa fondamentale per poter vedere bene la strada e nell’ultimo giro, nelle ultime due prove speciali ha fatto il suo dovere al meglio. Non ha fatto il suo dovere la luce naviga, necessario al navigatore per leggere le note in condizioni di scarsa visibilità. Anche in questo caso, il navigatore ha risolto ovviando alla Mc Gyver, con una illuminazione di fortuna.

L’arrivo a Cefalù, ha segnato la conclusione di una lunga giornata. L’emozione di poter tonare sul palco d’arrivo nella cittadina normanna, come per il mio debutto al centenario. La franchigia salva. Tra le vie del centro storico con le macchine dal rumore assordante ed i tanti turisti incuriositi intenti a salutarti e congratularsi. Tutta una gioia che prendeva il sopravvento sulla stanchezza. Le emozioni che regala la Targa, poche altre volte si riescono a provare. Una considerazione finale sul tracciato va fatta. In tanti avevano criticato la scelta di lasciare a “digiuno” Collesano, Campofelice di Roccella e Cerda, in particolar modo Collesano che in questi ultimi anni aveva dato vita ad una brillante prova spettacolo. Fino ad oggi non mi ero mai espresso pubblicamente e dopo aver corso il rally, posso affermare che le prove quest’anno erano davvero belle. Sulla prova spettacolo, non mi saprei sbilanciare, Aci Sport chiede il format uno contro uno ed a Collesano sarebbe difficilmente realizzabile, ma devo ammettere che la prova spettacolo di quest’anno non mi ha entusiasmato.

Il format “tutto in un giorno” come questa edizione 2018 mette a dura prova macchine e piloti. Il presidente di Aci Palermo Angelo Pizzuto, ha dichiarato che dal prossimo anno, si potrebbe tornare a correre nella leggendaria prova Targa che è stata sistemata in questi giorni. Questo potrebbe segnare un grande ritorno nelle prove nel circuito leggendario, che ne hanno fatto la storia e che oggi è conosciuta in tutto il mondo. Per il 2019 non sappiamo ancora cosa riserveranno i nuovi regolamenti per la prossima stagione, ma una cosa è certa, “la cursa” continuerà a far parlare di se e ad attrarre sempre più appassionati, budget permettendo, continueremo ad esserci.

(Nella foto Stefano Cimino e Giuseppe Di Gesù)

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