Una donna di Petralia Sottana vince la battaglia legale e blocca il nuovo elettrodotto Terna

Redazione

Cronaca

Una donna di Petralia Sottana vince la battaglia legale e blocca il nuovo elettrodotto Terna

Una donna di Petralia Sottana vince la battaglia legale e blocca il nuovo elettrodotto Terna
03 Agosto 2018 - 12:59

E’ stata la caparbia di una donna di Petralia Sottana a bloccare i lavori per la realizzazione del nuovo elettrodotto Chiaramonte Gulfi-Ciminna che per 172 chilometri dovrebbe attraversare 6 province e 24 comuni. Ma il consiglio di Stato ha bloccato l’autorizzazione del ministero su ricorso presentato da una signora di Petralia Sottana. I giudici della quarta sezione presieduta da Paolo Troiano hanno dato ascolto a Rosellina Di Salvo, 67 anni, dopo che il Tar del Lazio aveva respinto il ricorso presentato da lei e da altri 24 titolari di aziende della zona. Ma la Di Salvo, titolare di un’azienda agricola biologica, non si è arresa e ha proseguito la battaglia legale da sola. Per difendere non solo la sua tenuta di 70 ettari che si trova sull’antico borgo di Chibbò Barbarigo, ma anche di tutto il territorio circostante, che si trova all’interno del Parco delle Madonie.

La donna di Petralia ha sempre evidenziato con documenti e prove che la linea elettrica attraversa un’area vincolata dalla legge regionale urbanistica del 1978 e anche da un decreto dell’assessorato ai Beni Culturali del 1998, in quanto sono presenti siti archeologi e un santuario del 1300, quello del Belice. Inoltre un pilone sarebbe stato installato all’interno della proprietà della signora, estirpando parecchi alberi di ulivo impiantati con fondi europei e la chiusura dell’azienda, con la perdita dei requisiti della Dop con cui si produce un olio biologico. Inoltre il campo elettomagnetico avrebbe esposto a rischi i dipendenti dell’azienda. La Sovrintendenza nel 2012 aveva autorizzato lo spostamento del pilone di un chilometro, ma il Consiglio di Stato ha ritenuto che nelle prescizioni della Sovrintendenza non si teneva conto del nuovo progetto.

Sarebbe stato sufficiente, insomma, ascoltare la signora e trovare soluzioni alternative. Alla fine l’opera è ferma. Terna, che deve realizzare l’elettrodotto tra i più importanti dell’Isola, si è messa a disposizione del ministero e della Sovrintendenza per sanare i vizi di forma e relizzare questo necessario impianto per la Sicilia e i siciliani.

Sicindustria esprime preoccupazione per lo stop imposto dal Consiglio di Stato al progetto di Terna per l’elettrodotto Chiaramonte Gulfi-Ciminna. “Il tema dell’energia elettrica, della sua produzione e distribuzione e del risparmio di costo nell’approvvigionamento per le imprese è centrale per Sicindustria – afferma il vicepresidente vicario, Alessandro Albanese – e, nello specifico, il progetto di Terna rappresenta una soluzione ai molti problemi industriali e di sviluppo della Sicilia. Parliamo di un investimento pari a 290 milioni di euro che coinvolgerebbe circa 60 imprese e 450 lavoratori, con 8 cantieri per 2/3 anni, ma che soprattutto permetterebbe di rendere efficiente la rete infrastrutturale regionale ed eliminare tutte quelle micro interruzioni di energia elettrica dovute a una rete di trasmissione obsoleta che quotidianamente danneggiano le imprese”.

“Si tratta – spiega il coordinatore del Gruppo energia di Sicindustria, Luigi Rizzolo – di un’opera che garantirebbe gli scambi tra area orientale e occidentale della Sicilia e migliorerebbe la sicurezza della rete elettrica, con un conseguente incremento della qualità e della continuità della fornitura. Ma non solo, perché permetterebbe di svincolare la fornitura di energia elettrica della Sicilia occidentale dalle centrali di produzione inquinanti e di sfruttare maggiormente e con più sicurezza l’energia messa a disposizione da fonti rinnovabili. È per questo che bloccare progetto significa negare alla Sicilia una infrastruttura essenziale sia per chi utilizza l’energia sia per chi la produce”.

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