Castellana, è morto Matteo Ventimiglia, reduce e testimone della Strage del Pane

Mirella Mascellino

Cronaca

Castellana, è morto Matteo Ventimiglia, reduce e testimone della Strage del Pane

Castellana, è morto Matteo Ventimiglia, reduce e testimone della Strage del Pane
28 Agosto 2018 - 13:00

E’ morto Matteo Ventimiglia, classe 1921, di Castellana Sicula, reduce della II guerra mondiale. E’ stato testimone della Strage del pane, avvenuta il 19 ottobre 1944, nella Palermo già liberata dagli Americani. Aveva compiuto 97 anni, lo scorso 7 agosto. Nell’ottobre 2015, incontrò gli alunni e le alunne della scuola secondaria di Primo grado di Castellana Sicula, donando loro una indimenticabile e preziosa testimonianza. Ventimiglia era partito militare nel gennaio 1941. Assegnato al VI Reggimento Fanteria II Battaglione Compagnia Mortai, lo lascerà per diventare carabiniere ausiliario. Inviato nella Legione di Bari, comandata dal Colonnello Carlo Alberto Dalla Chiesa, il generale vittima della mafia, essendo suonatore di tromba, fu inserito nella prestigiosa banda. Dopo l’8 settembre 1943, fu inviato nella Fanfara dei Carabinieri di Palermo.

Lì, oltre a suonare, effettuava servizi d’ordine pubblico. Il mattino del 19 ottobre 1944 era in servizio davanti alla Prefettura di Palermo, allora, in via Maqueda. Queste le sue parole: “Ogni anno quando si avvicina il 19 ottobre, io non posso fare a meno di ricordare quel giorno del 1944 che avrei voluto raccontare, da tempo – dice il reduce – Quella mattina eravamo in due in servizio: io all’esterno della prefettura e un appuntato, più anziano di me, all’interno. Vidi arrivare una massa di persone immensa e pacifica, da tutti i due lati di via Maqueda. Chiedeva pane. Era brava gente. Alcuni vollero conferire col Prefetto e salirono. Nel frattempo arrivò una camionetta dell’esercito e si fermò a una ventina di metri dalla prefettura. Ricordo perfettamente quella scena. Un sergente parlò ai soldati e gli intimò di fare fuoco, buttando bombe a mano. Ogni bomba era un morto. La gente, in preda al panico, fuggì verso la via Divisi e il vicolo. Io e il mio collega aprimmo le porte e cercammo di fare entrare nel cortile quante più persone all’interno per proteggerli, ma la folla era immensa e caddero a terra più di venti, un massacro. Quella scena è vivissima nella mia mente Arrivarono i pompieri per pulire le pozzanghere di sangue e rimuovere i corpi della povera gente”.

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