Cronaca

Tir deviati sulla SS120: saranno 4 mesi d’inferno per le Madonie

Il divieto è scattato il 27 ottobre e sarà operativo fino al 28 febbraio. Tutti i mezzi pesanti che superano le 32 tonnellate di peso effettivo non potranno più attraversare il tratto dell’Autostrada A19 che va da Enna a Tremonzelli, in entrambe le direzioni.  Una misura estrema ma necessaria secondo l’Anas per procedere ai lavori di risanamento del viadotto “Cannatello”. La deviazione imposta da Anas rappresenta un incubo non solo per gli autotrasportatori, già sul piede di guerra, ma anche per i comuni che dovranno sopportare il transito di questi “bestioni”, Nicosia e Gangi in particolare.

Il percorso obbligatorio per i Tir, oltre ad essere sommariamente indicato in un comunicato dell’Anas è meglio descritto in un post su facebook pubblicato da Giuseppe Maria Amato: bisognerà uscire a Mulinello, prendere la SP 7a (parzialmente interdetta alla circolazione) salire lungo il tracciato della SS 121 sino a Leonforte, entrare dentro Leonforte sino al bivio della Catena, raggiungere il bivio con la SS 117, percorrerla tutta sino allo Svincolo Nicosia Sud, immettersi sulla SS 120 e dopo avere attraversato Sperlinga superare la deviazione per la gigantesca frana sotto Gangi (contrada Riilla), entrare a Gangi, continuare la SS 120 sino a Madonnuzza, Castellana e infine Tremonzelli.

Un giro infernale, lunghissimo per chi viaggia in auto, semplicemente improponibile per chi guida Tir da oltre 32 tonnellate. Ma ve li immaginate questi mezzi a viaggiare d’inverno lungo le nostre strade? In ambo le direzioni?

“Non risultano comprensibili i criteri per i quali solo i mezzi pesanti inficino la sicurezza dell’autostrada – dice Giuseppe Richichi dell’associazione degli autotrasportatori Aias – desideriamo evidenziare quanto i percorsi alternativi indicati, siano inadeguati, e per alcuni tratti impraticabili e soggetti, specie in questa parte dell’anno, a frane e smottamenti”

“Temo che questo provvedimento sia solo un palliativo che il governo sta adottando per declinare ogni responsabilità, caricandola su di noi autotrasportatori – continua Richichi – Dove, nel caso malaugurato, dovesse succedere qualcosa la colpa ricadrebbe sul mezzo pesante e non sul pessimo stato in cui versano le strade a causa dell’incuria e dell’abbandono. Sembra che tutti i problemi delle strade italiane stiano venendo fuori solo dopo l’evento tragico del crollo di Genova e che prima di questo disastro tutto andava bene, ma sappiamo che così non è e non possiamo essere noi, autotrasportatori, a farne le spese. Se nessuno ci darà le risposte e troverà le soluzioni, non esiteremo a mettere i blocchi” un’avvertimento che già fa tremare l’economia siciliana.

 

Share
Published by