Cronaca

Caltavuturo, il mistero della morte di Mario Ruffino: “Il colpevole deve pagare”

Le ricerche continue, gli appelli in tv per oltre tre mesi. Poi la terribile scoperta: il cadavere di Mario Ruffino trovato, in avanzato stato di decomposizione, nei pressi dello svincolo di Buonfornello. Il mistero attorno a quest’uomo, 44 anni di Caltavuturo, non si è mai risolto dopo quasi due anni. Secondo quanto accertato dall’autopsia, l’uomo sarebbe stato colpito più volte, probabilmente con una spranga, per questo la Procura di Termini Imerese aprì un fascicolo per omicidio, sul quale partirono le indagini del commissariato di Cefalù. Furono effettuati rilievi ed accertamenti sulle tracce trovate sugli abiti di Ruffino che, ancora oggi, sono in fase di completamento.

“E a noi non resta che piangere e portare i fiori sulla sua tomba – dice il cognato del 44enne, Giuseppe Capuano a Live Sicilia – Da allora viviamo nell’angoscia perché non sappiamo come è morto Mario, non abbiamo la certezza di cosa possa essergli accaduto. Se è stato un omicidio, pretendiamo che il colpevole paghi”. Mario Ruffino non era sposato e viveva nella casa dei genitori, a Caltavuturo. Spesso si allontanava dal piccolo centro: “Non aveva né un’auto, né un cellulare – racconta Capuano – ma viaggiava col treno e a volte si recava a Palermo. Faceva lavori saltuari. Quel giorno aveva detto che sarebbe andato a raccogliere funghi”.

Da allora il mistero. L’uomo non è più rientrato in casa e, a distanza di tre giorni, i genitori denunciarono la sua scomparsa. “Per tutti noi cominciò l’inferno – aggiunge il parente -. Prima si persero le sue tracce, io stesso, insieme ai carabinieri, mi occupai di diffondere i volantini con il volto di Mario in vari paesi e anche in città. Poi fu ritrovato il cadavere, ma ancora oggi non sappiamo chi ha agito in modo così atroce. Vogliamo la verità, non possiamo convivere per sempre con questo incubo. Mia moglie è diventata ansiosa, è spesso preoccupata. Non è possibile accettare la fine di un fratello in questo modo. Vogliamo giustizia per Mario”.

Dal giorno del ritrovamento del cadavere, a chiedere più volte che si faccia luce sulla morte di Ruffino sono stati il sindaco di Caltavuturo, Domenico Giannopolo e il consigliere comunale di Caltavuturo, Massimiliano Cerra. “Le condizioni del corpo di Mario Ruffino avrebbero evidenziato una morte traumatica e per niente accidentale. Da allora – sottolinea il primo cittadino – non si hanno più notizie dell’andamento delle indagini e se le stesse continuano per conoscere i responsabili, le modalità del decesso e quant’altro utile per l’accertamento della verità. Cercare la verità è obbligo degli inquirenti e lo è sul piano morale e civile anche dell’intera comunità che ha anche diritto di sapere se nel suo seno covano infezioni penalmente rilevanti da circoscrivere e da stroncare”.

Fonte Livesicilia.it

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