Cronaca

Storia di Martina, da paziente ad infermiera nel reparto che le ha restituito la vita

Un tremendo incidente, il coma, il risveglio e la lenta riabilitazione. Oggi Martina Giannone lavora nel reparto che le ha salvato la vita. Franco Gargano (OPI Palermo): “orgogliosi della nostra collega, protagonista di una storia che fa capire l’importanza della nostra professione”

Del momento dell’impatto non ricorda nulla. Era il 4 giugno del 2009. In auto con gli amici Martina Giannone, che all’epoca aveva solo 17 anni, stava andando ad un compleanno al quale però non arriverà mai. All’altezza di Viale dell’Olimpo a Palermo la macchina sbanda, segue un violentissimo incidente nel quale un ragazzo perderà la vita, altri due riporteranno ferite non gravi. Martina invece precipita nel buio. Nessun ricordo di quei terribili istanti, nessun ricordo del lungo periodo trascorso presso il reparto di neurorianimazione di Villa Sofia che lascerà l’8 luglio, quando viene trasferita presso l’unità di risveglio della Fondazione Giglio di Cefalù, dove trascorrerà altri 28 giorni. Poi finalmente gli occhi di Martina si schiudono e cominciano i primi ricordi: “Ero afona, non riuscivo a parlare. Mi rendevo conto di essere sveglia ma una grande confusione mi impediva di capire appieno cosa mi stesse accadendo”.

Poi la lunga degenza nel reparto di neuroriabilitazione ed il lento recupero. “La sensazione di confusione che dominava la mia mente scemava giorno dopo giorno e, giorno dopo giorno, riscoprivo sempre più forte in me la voglia di combattere per riappropriarmi della mia vita. Tutto il personale del reparto mi ha trasmesso una straordinaria sensazione di fiducia in me stessa e nella possibilità di tornare la Martina di sempre, quella che amava ballare, truccarsi, vestire bene. Non riuscivo a vedermi sempre in pigiama, sempre a letto, così spesso trascorrevo il mio tempo in infermieria”.

E’ lì, a stretto contatto con lo staff degli infermieri che cresce in Martina l’amore per questa professione: “Loro erano i miei angeli. Mi hanno fatto capire quanto è importante quello che oggi è diventato il mio lavoro, nono solo dal punto di vista tecnico professionale ma anche dal punto di vista umano”.

“C’è stato un recupero sostanzioso e completo afferma Giuseppe Galardi, responsabile dell’unità operativa di riabilitazione – grazie all’impegno di tutto lo staff ma soprattutto grazie alla forza di volontà di Martina. L’approccio ad una unità di risveglio è sempre un momento profondamente delicato tanto per il paziente quanto per i familiari. Io li accolgo sempre dicendo che il loro caro diventa per noi come un figlio, da accudire per un tempo spesso anche molto lungo. Noi dobbiamo fare di tutto perché torni come era prima anche se purtroppo non tutte le storie hanno un lieto fine, ma grazie alla professionalità ed alla passione del nostro personale, grazie alle strumentazioni di cui il reparto è dotato, siamo consapevoli di poter offrire un servizio di eccellenza”.

Terminato il percorso di riabilitazione Martina Giannone si iscrive all’università e nel 2014 consegue il diploma di laurea in scienze infermieristiche. Frequenta il tirocinio formativo di 2 mesi proprio al Giglio di Cefalù, dopo di che matura ulteriori esperienze con l’assistenza domiciliare. Torna all’ospedale Giglio con un contratto a tempo determinato di nove mesi, poi rinnovato, fin quando, l’1 ottobre del 2018, risulta fra i vincitori del concorso a tempo indeterminato bandito dalla Fondazione.

“Siamo orgogliosi della nostra collega Martina – afferma il presidente dell’ordine degli infermieri di Palermo Franco Gargano – come siamo orgogliosi di tutti i colleghi dell’unità di risveglio e della riabilitazione dell’Ospedale di Cefalù. Una storia intensa, drammatica, che ci fa capire l’importanza della nostra professione. Viviamo a stretto contatto con i pazienti ed ogni gesto, anche il più piccolo ed apparentemente insignificante, riveste un’importanza straordinaria per inculcare in chi attraversa un momento di difficoltà, una sensazione di fiducia in se stesso e nella struttura sanitaria che lo ha preso in cura. La storia di Martina è paradigmatica perché ha in se entrambi questi valori: il valore della competenza che ha portato la collega ad un perfetto recupero psicofisico, ed il valore dell’umanizzazione delle cure ed in particolare dell’assistenza infermieristica, che ha indotta una giovane ragazza ad intraprendere la nostra professione”.

“L’invito è a guardare alla storia di Martina per non arrendersi nel momento più buio della nostra vita e trovare sempre la giusta determinazione per risalire la china – afferma il presidente della Fondazione Giglio Giovanni Albano – Martina ha mostrato questa forza ed oggi è una nostra ottima infermiera in uno sfaff, quello della riabilitazione, altamente qualificato. E’, inoltre, per noi una esperienza che può dare un contributo e un segnale a un progetto di umanizzazione dove l’azienda si sta impegnando per accorciare le distanze tra paziente e operatore”

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