Cronaca

Così le Madonie rischiano di sparire: ogni anno via il 6 per cento della popolazione

Riceviamo e pubblichiamo un contributo scritto da Salvatore Ilardo sul “Laboratorio della Speranza” sui giovani madoniti emigrati

Sono stati due eventi di particolare rilevanza sociale ed etica quelli che si sono verificati sulle Madonie, che riguardano le problematiche di tutti noi. Cioè, lo spopolamento dei tanti centri del nostro entroterra con la conseguente fuga dei giovani costretti ad abbandonare i propri paesi per cercare un lavoro fuori, o andare a studiare altrove, per poi restarvi definitivamente.

Sia nel discorso del nostro Vescovo monsignor Giuseppe Marciante che nel convegno che si è tenuto a Petralia Sottana per commentare i risultati di un sondaggio online sulla fuga dei giovani dalle Madonie, viene evidenziato quanto tale esodo di massa, soprattutto di giovani, dai piccoli paesi dell’entroterra madonita, stia diventando un fenomeno particolarmente preoccupante. Recenti rilevazioni statistiche fanno prevedere che alcuni centri madoniti possano divenire un deserto nell’arco dei prossimi trent’anni. Ancor più, quanto questi esodi, soprattutto di giovani, stiano assumendo ritmi insostenibili per la stessa sopravvivenza del territorio.

Il nostro Vescovo ci ricorda quanto “la speranza sia quasi una necessità biologica per la persona e che la società abbia il dovere di tutelarla. Togliere la speranza significa uccidere una persona”. Nel Documento finale del Sinodo 2018 si afferma che “il mondo del lavoro resta un ambito in cui i giovani esprimono la loro creatività, la capacità di innovarsi, come pure possono sperimentare forme di esclusione e di emarginazione. La più grave è la disoccupazione giovanile che recide nei giovani la capacità di sognare e di sperare”.

Costringere i giovani a lasciare le nostre terre e far diventare dei cimiteri i nostri paesi è una preoccupazione del nostro Vescovo, condivisa dai tanti relatori del convegno di Petralia Sottana. Ci si sta avvicinando ad un punto di rottura, con un sensibile calo demografico annuo pari al 6% , risultante da uno scompenso nascite-decessi del 4% e di una emigrazione del 2% . A creare preoccupazione, in particolare, è poi la composizione demografica di coloro che vanno via, con il 49% in età lavorativa compresa tra i 15-39 anni e ancor più la componente di laureati e diplomati. L’investimento della collettività perso con l’esodo di questi ultimi si aggira sui 90.000 euro per i diplomati e tra 150.000/170.000 euro per i laureati. Da queste prospettive alquanto preoccupanti, nasce il sogno del nostro vescovo di mettere su il “Laboratorio della Speranza” per consentire ai giovani di potere sperimentare le loro idee, i loro progetti, mettendo a loro disposizione immobili della Diocesi non destinati al Culto.

Anche al Convegno di Petralia Sottana è stato evidenziato il bisogno di intercettare delle vere leve di riscatto, ritagliate proprio per un determinato territorio. Non i tradizionali interventi a pioggia del passato, ma modulati proprio in relazione alle peculiarità socio economiche delle singole aree di intervento, valorizzando nel contempo il concetto di sussidiarietà e l’attivismo di prossimità. Il nostro hinterland, con le sue bellezze naturalistiche ed artistiche, con i suoi intelletti che spesso hanno lasciato un segno nella Storia, lo meritano. E noi lo speriamo!
Salvatore Ilardo

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