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Un gangitano a Vienna per parlare di Europa e monaci irlandesi

C’è un filo, lungo le vie del monachesimo, che unisce Austria, Irlanda ed Italia e che trova il suo termine nella Vachau Valley di Melk, resa famosa dalla tomba di un Santo irlandese, S. Colman, martirizzato in Austria nel 1012. E’ proprio qui che Umberto Eco ha ambientato il suo “Il nome della rosa”, meta di milioni di visitatori ogni anno.

Si devono ai monaci irlandesi, di cui in Italia ci gloriamo della presenza di S. Colombano di Bobbio (540 – 615) – il piu’ grande europeista del suo tempo -, la diffusione della cultura e del cristianesimo nel tardo medioevo non solo nella nostra penisola e in Austria, ma in tutta l’Europa. E al loro paziente lavoro di copisti negli “scriptoria” noi tutti oggi siamo debitori per averci tramandato testi quali il De Re Publica di Cicerone, scoperto da Petraca nell’Archivio Capitolare di Bobbio insieme ad altri 150 manoscritti importanti del mondo greco e romano. Insomma, è da qui che occorre partire per cercare le radici più lontane ed autentiche dell’Europa Unita. Una storica che coinvolge anche il paese di Gangi, il cui patrono, S. Cataldo, fu un monaco irlandese.

Della storia dei monaci irlandesi e della loro influenza sulla costruzione delle basi del futuro continente europeo il gangitano Enzo Farinella parlera’ a Vienna il 16 maggio presso l’Ambasciata irlandese per celebrare il 50.mo anniversario dell’Associazione Austro-Irlandese in un incontro voluto dall’Ambasciatre Tom Hanney e il 22 p.v. al Rotary Club della capitale austriaca.

“S. Ruperto, S. Virgilio e S. Coloman sono tutti Santi irlandesi che hanno lavorato in Austria. I primi due hanno fondato Salisburgo, nome dato dalle miniere di sale ivi presenti, mentre S. Coloman e’ stato Santo Protettore dell’Austria per circa 300 anni. Una sua reliquia la si puo’ trovare nel famoso “Stefansdom”, il duomo della citta’, che tutti i turisti visiteranno – ricorda Farinella che aggiunge –  L’Universia’ di Vienna e’ stata fondata nel 1265 da due monaci irlandesi, Clemente e Donato. Il famoso “Schottenstift” o Monastero di S. Maria, che risale al 1160 e ancora oggi esistente, ha visto monaci irlandesi al lavoro quando Vienna non esisteva come capitale e come città”.

“Attraverso la storia la piccola Irlanda è sopravvissuta a saccheggi, invasion e distruzioni. I suoi monaci pero’, impegnati nel reintrodurre cultura e valori sul continente europeo, sono stati una grande fonte di ispirazione per nuovi orizzonti di pace, giustizia e solidarieta’. Solo ispirandoci a simili persone che hanno cambiato la faccia dell’Europa medievale, noi possiamo dare ‘un’anima” alla nostra casa comune europea.  A tutti – conclude Farinella – spetta il compito di far crescere l’identità europea. Su noi tutti incombe il dovere di credere sempre più nel suo progetto di pace, solidarieta’ e amicizia, che ne è il fondamento. Promuovere questi valori tra i cittadini d’Europa e del mondo intero e creare quel senso di solidarietà e appartenenza a uno stesso destino, che ci rende tutti uguali in un mondo di giustizia e pace, come fratelli e sorelle, è la nostra sfida nell’Unione Europea: il progetto politico più affascinante, più coraggioso e più importante che si sia mai visto in questi ultimi anni.

 

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