Cronaca

Mafia, l’operazione “Terre Emerse”: il ruolo chiave dei fratelli Virga di Gangi

Emergono nuovi dettagli sull’operazione “Terre emerse” (leggi questo articolo per altri dettagli) che ieri ha disvelato un sistema illecito di gestione di terreni e contributi agricoli da parte di “Cosa Nostra” nella zona delle Madonie e dei Nebrodi.

In alcuni casi i terreni demaniali venivano sfruttati dagli indagati e rivenduti, pur senza alcun titolo (trattandosi di beni di proprietà dello Stato), all’Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) attraverso l’utilizzo di atti falsi che hanno consentito di incamerare ingenti somme di denaro. Una parte di tali beni, sottratti allo Stato, sono poi stati ricomprati da altri membri della famiglia Di Dio che hanno continuato a sfruttarli fino a oggi risultando, agli atti di registro, quali proprietari di beni che, in realtà, rientrano nel patrimonio dello Stato.

Tra gli indagati particolarmente significativo, spiegano gli investigatori, è il ruolo dei fratelli Rodolfo e Domenico Virga di Gangi, legati da vincoli di parentela ad altre storiche famiglie palermitane. Grazie alla loro appartenenza alla mafia e al loro ruolo di spicco nel mandamento di San Mauro Castelverde, “riuscivano a mantenere la gestione di terreni e imprese agricole con fittizie locazioni, in capo sia ai Di Dio sia a prestanome”, spiegano dalla Guardia di finanza.

Tra le persone coinvolte, c’è anche un notaio catanese nell’organizzazione sgominata dai finanzieri del Gico di Caltanissetta e dai colleghi dello Scico di Roma.

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