Cronaca

Vìola il permesso premio, torna in carcere il “sindaco boss”

Un permesso premio durato poco quello concesso a Giuseppe Biondolillo, ex sindaco di Cerda e capo della locale famiglia mafiosa. “Il principe”, come lo chiamavano in paese, sta scontando il carcere a vita presso la casa circondariale di Sulmona, a seguito della condanna definitiva inflitta per aver preso parte all’organizzazione dell’efferato omicidio dei fratelli Sceusa, imprenditori di Cerda “puniti” al prezzo della vita per non essersi sottomessi alle regole imposte dai “corleonesi”. (Leggi qui: la tremenda fine dei fratelli Sceusa, sequestrati e sciolti nell’acido)

Dopo anni di reclusione Biondolillo ha fatto ritorno in paese per un permesso premio, interrotto dai Carabinieri della stazione di Cerda che, a seguito di un controllo, hanno trovato il boss in casa in compagnia di una persona estranea al nucleo familiare. Circostanza assolutamente vietata per chi, come lui, è detenuto in il regime di alta sicurezza a causa di diverse condanne per associazione mafiosa e omicidio. Così l’ex sindaco di Cerda è stato immediatamente trasferito al Pagliarelli di Palermo. Da qui farà ritorno al carcere di Sulmona per continuare a scontare la condanna all’ergastolo.

La vicenda del “sindaco boss” fece scalpore nei primi anni novanta. Imprenditore nei settori dell’agricoltura e delle costruzioni, il giovane Biondolillo era conosciuto nel comprensorio per l’impegno politico fra le fila della Democrazia. Fra il 1988 ed il 1989 riuscì anche ad conquistare la poltrona di sindaco, ceduta l’anno successivo a Francesco La Chiusa, prima che il comune di Cerda venisse commissariato per mafia nel 1991.

E’ da allora che cominciano per Biondolillo i guai con la giustizia, nel 1995 viene arrestato per la prima volta. Scarcerato, torna dietro le sbarre nel 1998 per corruzione. Adesso, a seguito della condanna in Corte d’Assise d’Appello, sta scontando il carcere a vita. Con lui, nel processo celebratosi nel 2005 per l’omicidio dei fratelli Sceusa, vennero condannati anche il padre Salvatore Biondino, Rosolino Rizzo, Salvatore Biondo (detto “il corto”), Antonino Troia e Giovanni Battaglia.

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