Cronaca

Le Madonie e i Ventimiglia: due giorni di visite e studi tra Palermo e Castelbuono

L’Istituto Italiano Castelli, Onlus a carattere scientifico fondata nel 1964 a Milano da Piero Gazzola, “grazie all’impegno dei volontari della sua sede regionale siciliana” inaugura le attività autunnali con un weekend di studi, visite e premiazioni che interessa Palermo e Castelbuono con un serrato programma di attività aperto ai soci ed al pubblico, in forma gratuita.

Il 25 e 26 ottobre la Sicilia e l’Istituto Italiano Castelli celebrano la storia del patrimonio fortificato italiano – secondo solo a quello religioso per qualità ed importanza – studiando un territorio, quello siciliano, e una dinastia (i Ventimiglia), con al centro della intensa due giorni culturale i giovani laureati italiani che si sono cimentati in tesi di restauro di architetture spesso non valorizzate, distribute da nord al sud del paese e dal grande potenziale.

Venerdì 25 ottobre dalle 15,30, il palermitano Palazzo Ajutamicristo – sede della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali – ospita la prima parte di un simposio di studi sulla famiglia Ventimiglia e sul loro contemporaneo impegno per valorizzare il patrimonio castellano a cui partecipano – tra gli altri – il Presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci, il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il Soprintendente Lina Bellanca e il presidente dell’Istituto Italiano Castelli, Fabio Pignatelli della Leonessa, insieme con la vicepresidente nazionale, la siciliana Michaela Stagno D’Alcontres Marullo ed il presidente della sezione siciliana della Onlus, Francesco Cultrera di Montesano.

Questa giornata di studi si concentra a riscoprire e raccontare storie appassionanti dei membri della dinastia siciliana: la figura di Francesco Ventimiglia, scienziato e tecnico nel secolo di Newton; le donne dei Ventimiglia e in particolare Margherita, duchessa di Terranova ed infine l’insigne e nobile figura del compianto ingegnere Giovanni Ventimiglia di Monteforte, che ha guidato e presieduto l’Istituto con totalizzante passione, impegno, dedizione. Il casato dei Ventimiglia ha attraversato la storia della Sicilia dall’età federiciana, quando la nuova classe feudale si afferma, fino alla riforma del 1812 e oltre. Avrà un ruolo cardine nell’evoluzione storica dell’isola a partire dalla metà del Duecento quando, dopo il trasferimento da Genova in Sicilia, Enrico Ventimiglia sposa Isabella dei conti di Craon, signori, tra l’altro, delle Madonie, e dove si stabilisce divenendo così conte di Geraci. Da questo insediamento inizia l’espansione della dinastia. Nel 1316 Francesco I fonda il borgo di Castelbuono, dove nel secolo successivo Giovanni I vi trasferisce la corte marchionale e vi costruisce il proprio mausoleo annesso al convento San Francesco.

L’importanza della famiglia Ventimiglia nella storia di Sicilia è tuttora testimoniata dalla promozione di produzioni storico-artistiche di altissimo livello e dalla presenza di castelli edificati nei loro numerosi possedimenti.  Sabato 26 ottobre dalle 10 alle 18, il simposio curato da Fulvia Caffo, già Sovrintendente di Catania e Presidente del Consiglio Scientifico della dell’Istituto Italiano Castelli (Sezione Sicilia) e da Giuseppe Ingaglio (componente del Consiglio direttivo dell’Istituto) si sposta a Castelbuono, presso il Castello dei Ventimiglia dove, con la partecipazione di Maria Enza Puccia (Presidente Museo Civico di Castelbuono), Laura Barreca (Direttore Museo Civico di Castelbuono), Mario Cicero (Sindaco di Castelbuono) e Don Alduino Ventimiglia di Monteforte Lascaris, le sessioni s’incentrano sull’operato dei Ventimiglia nella città demaniale di Cefalù e nella contea di Geraci tra strategie urbane, committenze architettoniche ed artistiche senza dimenticare i legami matrimoniali tra i Chiaromonte e i Ventimiglia.

Tra i relatori: Giuseppe Antista (Accademia di Belle Arti), Angelo Pettineo (Palekastro); Salvatore Farinella (Comune di Nicosia); Maria Concetta Di Natale e Patrizia Sardino (Università di Palermo). Alle ore 15 saranno premiati i giovani laureati italiani nominati vincitori del XXII Premio di Laurea sulle Architetture fortificate, diramato con un bando nelle università italiane a cui si sono candidate 23 tesi di laurea nelle discipline ammesse a concorso.  “La Sicilia è una terra straordinariamente ricca di storie di donne ed uomini che hanno cambiato il volto dell’economia e della politica ben oltre i confini dell’isola nei secoli scorsi. Le architetture ed i borghi eretti da questi pionieri del welfare oggi attendono un nuovo impulso per continuare a produrre ricchezza e cultura in questa terra straordinaria, tra le più ricche di castelli e borghi fortificati del paese – dichiara Michaela Stagno D’Alcontres Marullo, vice presidente Istituto Italiano Castelli – Dopo un’attenta valutazione delle brillanti tesi di laurea che hanno concorso per l’anno 2019, la commissione scientifica istituita ha premiato a pari merito Silvia Pallaoro (Forte Busa Verle a Passo Vezzena (TN): conservazione del sistema fortificato degli altipiani) e Musa Irene (Il castello di Monreale di Sardara: influenze italiane e europee nel giudicato di arborea del XIII). Il 2° Premio 2019 va a Barzanti Marco, Masi Margherita, Ronzoni Marta (Il complesso monumentale di Canossa: studi e proposte per il consolidamento delle rovine del castello e la valorizzazione del suo contesto). Il 3° Premio va a Macca Valentina (Il Castello di Eurialo di Siracusa: studi per una storia degli scavi archeologici e riflessioni per una nuova fruizione). Menzione anche al lavoro di Taglianetti Martin (La terza cinta muraria di Prato. Indagini, riletture, contributi per un nuovo livello di conoscenza e progettazione), di Pegoraro Alberto (Un progetto per Forte Tombion nel canal di Brenta: salvaguardia della memoria storica e valorizzazione turistico – culturale), di Giurizzato Daniele (La rovina in attesa – un progetto di conservazione e di valorizzazione per il Forte di Col Vidal), di Caleca Simona (L’Alta valle Scrivia tra fonti documentarie e fonti archeologiche: popolamento e dell’habitat tra XII e XVI secolo) di Fazio Caterina (Progetto di recupero del Borgo Fortificato di Castello, Fagnano Alto (Aq) “Sulle tracce della memoria”). Tutte le tesi sono state premiate per il valore metodologico applicato, per la completezza e per le problematiche caratterizzanti le attività scientifiche e culturali dell’Istituto Italiano dei Castelli”.

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