Aree interne, Cgil Sicilia punta il dito sulla Snai “non è stato speso un euro”

Redazione

Cronaca - Madonie

Aree interne, Cgil Sicilia punta il dito sulla Snai “non è stato speso un euro”
Sono passati quasi due anni dalla firma dell'accordo di programma quadro (APQ), ci sono i progetti esecutivi ma mancano i fondi

Aree interne, Cgil Sicilia punta il dito sulla Snai “non è stato speso un euro”

03 Dicembre 2019 - 16:41

La Snai (Strategia nazionale per le aree interne), ultima speranza per contrastare lo spopolamento delle aree interne, è ferma al palo. A lanciare l’allarme, nella prima di due giornate organizzate a Palermo e dedicate alle aree interne, è la Cgil Sicilia. “Di fatto – sottolinea il segretario generale Alfio Mannino – non è stato speso neanche un euro delle somme stanziate”. “Anche per la Snai allo stato più avanzato, quella delle Madonie – ha specificato – si è in attesa dei decreti di spesa”. Un’attesa che “dura ormai da 20 mesi, da quando è stato approvato l’Apq per l’attuazione di una strategia che ha già i progetti esecutivi ma per la quale la Regione dovrebbe chiedere l’anticipo dei fondi della Legge di Stabilità”. “Tra ritardi dell’amministrazione regionale e ritardi statali – sottolinea Ferruccio Donato, della Cgil regionale – di fatto la Sicilia sconta un rallentamento notevole rispetto ad altre regioni”.

Le aree individuate per gli interventi nell’isola sono cinque: Madonie, Terre Sicani, Nebrodi, Calatino e Simeto-Etna. “In Sicilia – aggiunge Donato – tra la firma della Strategia e quella dell’Apq sono passati in media 17 mesi. Abbiamo fatto peggio solo del Friuli Venezia Giulia ma anche dopo, come nel caso delle Madonie, la macchina si blocca con i progetti fermi alla Regione”. La questione di mandare avanti le Snai, evidenzia la Cgil Sicilia, “non è peregrina se si considera peraltro che le aree interne sono il 60% del territorio italiano per una popolazione residente pari al 25% del totale. Tant’è che la legge nazionale di bilancio prevede il raddoppio delle Snai”. “Occorre fare partire le Snai esistenti – ha evidenziato la vice segretaria nazionale Cgil Gianna Fracassi – e prevedere per tutte finanziamenti adeguati e misure di convergenza di tutte le istituzioni coinvolte affinché facciano squadra e si riesca realmente a dare risposta ai bisogni di questi territori”.

Il focus della Cgil mira anche “alla costruzione di piattaforme – ha detto Monica Genovese, della segreteria regionale Cgil – sulla cui base avviare specifiche vertenze. Puntiamo a mettere in campo percorsi virtuosi di contrattazione inclusiva mirati all’ampliamento della fruizione dei diritti sociali e al lavoro in queste zone della Sicilia e a dare impulso alle misure previste”. Frattanto i territori interni perdono abitanti. Un esempio: nei monti Sicani c’è stata dal 2001 al 2011 una riduzione della popolazione del 9% a cui se ne aggiunge una del 3,53% al dicembre 2016. Dal 2016 al 2018 si sono persi altri 1.276 abitanti.

Tra disoccupazione e mancanza di servizi, vivere in queste aree diventa sempre più difficile. “Con le Snai – afferma Genovese – si punta a ricostruire la tela dei diritti e dei servizi alla persona per ridare futuro a queste zone della Sicilia”. I problemi riguardano la fruizione del diritto alla salute, “per il quale un supporto importante – ha rilevato Donato – potrebbe venire dalla realizzazione dei servizi di telemedicina”. C’è anche una questione di offerta formativa in aree dove il 54% delle scuole primarie ha meno di 15 alunni, offerta che “può essere ampliata – ha sostenuto Donato – con i collegamenti tramite la banda ultra larga. Ci sono inoltre i problemi della mobilità, per i quali si deve sperimentare il taxi condiviso”.

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