Maxitruffa sui fondi per l’agricoltura: in manette funzionari e imprenditori

Redazione

Cronaca - Sequestrati beni e aziende

Maxitruffa sui fondi per l’agricoltura: in manette funzionari e imprenditori
Sono 24 le misure cautelari emesse per una maxitruffa all'Unione europea. In manette è finito anche ex sindaco

Maxitruffa sui fondi per l’agricoltura: in manette funzionari e imprenditori

04 Marzo 2020 - 10:43

“Prosegue incessante l’azione della guardia di finanza, coordinata dalla procura della Repubblica, a tutela del bilancio dell’Unione Europea, nazionale e regionale e a contrasto dell’indebita percezione di finanziamenti pubblici e dei reati contro la pubblica amministrazione”. Così, le fiamme gialle di Palermo parlando dell’operazione denominata “Gulasch-Amici Miei”, che all’alba di oggi ha portato all’emissione di 24 misure cautelari per una maxitruffa all’Unione europea. In manette è finito anche l’ex sindaco di San Cipirello Vincenzo Geluso e, alcuni funzionari della Regione.

Quattro persone sono finite in carcere, 12 ai domiciliari, 8 sottoposte all’obbligo di dimora nel comune di residenza con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Con lo stesso provvedimento, è stato disposto il sequestro di 14 imprese, 3 delle quali con sede all’estero (Ungheria, Austria e Romania), per un valore di circa 24 milioni di euro; sotto sequestro anche disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili per oltre 12,5 milioni di euro, pari all’ammontare dei contributi pubblici indebitamente percepiti. Bloccata, inoltre, l’erogazione di contributi indebiti per ulteriori 3,5 milioni. I reati contestati, a vario titolo, riguardano anche falsità materiale e ideologica in atto pubblico, rivelazione di segreto d’ufficio, soppressione e occultamento di atti pubblici.

Le indagini si sono concentrate sull’iter di concessione di finanziamenti pubblici in agricoltura nell’ambito dei PSR (Programma di Sviluppo Rurale) Sicilia 2007/2013 e 2014/2020 che ruotano intorno all’Ipa (Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura) della Regione Sicilia, ente deputato alla valutazione circa l’ammissibilità delle istanze volte ad ottenere i finanziamenti, di origine europea e nazionale. Sono nati così due filoni di indagine: il primo relativo alla percezione indebita di rilevanti finanziamenti pubblici, il secondo, invece, incentrato sull’operato dei funzionari pubblici deputati al controllo dei requisiti e all’attribuzione dei punteggi per l’ammissione al contributo delle domande di finanziamento.

Nell’ambito del primo filone investigativo, sono state approfondite le domande di finanziamento, per un valore di circa 10 milioni di euro percepiti nel periodo 2012-2018, da due società riconducibili direttamente o indirettamente ai fratelli Giovanni Salvatore e Francesco Di Liberto di Belmonte Mezzagno (PA). Attraverso la Di Liberto Srl, i due hanno ottenuto: quasi 6 milioni di euro, in relazione all’ammodernamento dell’azienda agricola e per la realizzazione di un mattatoio a Ciminna (PA); e oltre 4 milioni di euro, per la realizzazione di un complesso agro-industriale nel comune di Monreale (PA).

I militari hanno accertato l’esistenza di una “spregiudicata consorteria criminale”, ideata, promossa e diretta dai fratelli Di Liberto, finalizzata all’ottenimento, in modo illecito, di rilevanti finanziamenti pubblici concessi dalla Regione Siciliana e alla perpetrazione di reati di falso, con la connivenza di professionisti e di Filippo Cangialosi, funzionario istruttore presso l’Ipa di Palermo. I fratelli anche mediante fatture false, sono riusciti a incassare indebitamente non solo le erogazioni afferenti alle già domande di finanziamento, ma, nel mese di dicembre 2019, anche la prima tranche di una terza domanda di finanziamento, presentata sempre a nome della Di Liberto Srl, per un ammontare complessivo di circa 2,5 milioni di euro.

Le indagini sui funzionari della Regione

Il secondo filone investigativo ha consentito di accertare “l’esistenza di pratiche clientelari pera favorire alcune domande di finanziamento, da parte di alcuni funzionare in servizio all’Ipa di Palermo”. É quanto dicono gli inquirenti. “I riscontri effettuati dai militari, hanno consentito di accertare l’esistenza di molteplici cointeressenze tra i soggetti privati proponenti le domande di finanziamento e i dirigenti-funzionari dell’Ipa di Palermo, finalizzate all’illecito ottenimento di rilevanti finanziamenti pubblici concessi dalla Regione Siciliana attraverso l’alterazione o addirittura la sostituzione dei documenti posti a supporto delle richieste”, spiegano gli investigatori.

In particolare, è stata accertata come Filippo Cangialosi, funzionario istruttore presso l’Ipa di Palermo, pressato da Giuseppe Taravella, un altro funzionario dello stesso Ente e già legale rappresentante del Consorzio Agrario di Palermo, in relazione alle domande di finanziamento e di pagamento presentate da quest’ultima società, ha attestato falsamente di aver svolto controlli, concludendo la procedura con esito positivo. Il Consorzio in questo modo non incorreva così in sanzioni e nella restituzione di quanto percepito. In cambio del favore, Cangialosi otteneva da Tavarella, in virtù del proprio ruolo, una corsia preferenziale per alcune domande di finanziamento presentate da soggetti di suo interesse.

In un’altra occasione ad essersi fatto corrompere è stato Antonino Cosimo D’Amico, all’epoca a capo dell’Ipa di Palermo. A corromperlo Giuseppe Guttadauro, per il tramite di Mocciaro Li Destri, in relazione a domada di oltre 3,5 milioni di euro. “In particolare D’Amico – spiegano gli investigatori – è intervenuto sui membri delle commissioni di controllo affinché condizionassero in senso favorevole le valutazioni sulle istanze presentate da Guttadauro producendo false attestazioni, distruggendo documenti compromettenti per poi sostituirli con documenti regolari”. In cambio D’Amico otteneva la promessa da Guttadauro che il suo nominativo sarebbe stato preso in considerazione per il conferimento dell’incarico di capo di gabinetto dell’assessore all’agricoltura della Regione Siciliana. I membri della commissione Lilli Napoli e Maria Concetta Catalano dovranno rispondere di tentata truffa per il conseguimento di pubbliche erogazioni e falso.

Sotto la lente di ingrandimento anche la domanda di finanziamento di 159 mila euro, per la riqualificazione di un parcheggio dell’area a parcheggio su corso Trento e la realizzazione di un centro di informazione turistica a San Cipirello. D’Amico, Cangialosi, Napoli, Ales, Picardo e l’ex sindaco Geluso, sono accusati a vario titolo di rivelazione di segreti d’ufficio, falso ideologico e materiale in atto pubblico, soppressione occultamento e distruzione di atto pubblico. “Gli indagati – spiegano le fiamme gialle – alteravano atti pubblici veri, allegati alla pratica di finanziamento già assunta in carico dall’Ipa, apponendovi delle date che non erano state indicate in sede di deposito nonché formando nuovi documenti essenziali mancanti, che venivano inseriti nella pratica come se fossero presenti al momento del deposito”. L’opera alla fine, non è stata realizzata perché non risultava inserita nel programma triennale delle opere pubbliche.

Gli arrestati

In carcere sono finiti: i fratelli Giovanni Salvatore e Francesco Di Liberto, il primo amministratore unico della Di Liberto Srl e il secondo già rappresentante legale della General Tec; Filippo Cangialosi, già funzionario dell’Ispettorato provinciale dell’agricoltura di Palermo e attualmente in servizio al Dipartimento dell’agricoltura dell’assessorato regionale; Paolo Giarrusso, amministratore unico della Meatech Gmbh.

Sono invece stati sottoposti agli arresti domiciliari: Vincenzo Geluso, ex sindaco di San Cipirello e attualmente componente dell’Ufficio di gabinetto dell’assessore regionale all’agricoltura; Antonino Cosimo D’Amico, già ispettore capo dell’Ipa di Palermo e attualmente dirigente del Dipartimento dell’agricoltura dell’assessorato regionale; Ciro Maurizio Di Liberto, tecnico progettista della Di Liberto Srl e fratello di Giovanni Salvatore e Francesco Di Liberto; Nunzia Salvina Pipitone, prestanome nonché coniuge di Giovanni Salvatore Di Liberto; Roberto Percivale, intermediario all’estero dei fratelli Di Liberto; Marco Iuculano, rappresentante legale della Lpb Soc. Coop.; Giovanni Calì, attuale rappresentante legale della General Tec; Riccardo Puccio e Francesco Sclafani, ingegneri di Marineo; Giuseppe Guttadauro, avvocato e imprenditore agricolo; Alessandro Mocciaro Li Destri, imprenditore agricolo; Giuseppe Taravella, già legale rappresentante del Consorzio Agrario di Palermo e poi in servizio presso l’Ispettorato dell’agricoltura di Palermo.

Obbligo di dimora nel comune di residenza con contestuale obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: Lillì Napoli e Maria Luisa Virga, dirigenti presso l’Ipa di Palermo; Gaetano Ales, funzionario dell’Ipa di Palermo; Salvatore Picardo, responsabile dell’area 4 tecnica del Suap del comune di San Cipirello; Ciro Spinella, agronomo di Marineo; Girolamo Lo Cascio, già rappresentante legale della General Tec; Alessandro Russo, tecnico progettista della Di Liberto Srl; Maria Concetta Catalano, dirigente dell’Ufficio intercomunale dell’agricoltura “Basse Madonie”.

Le imprese sottoposte a sequestro sono: Di Liberto Srl, di Belmonte Mezzagno (PA); Lpb Soc. Coop., di Marsala (TP); Sud Allevamenti Società Cooperativa Agricola, di Belmonte Mezzagno (PA); Zoo Coop Società Cooperativa, di Mezzojuso (PA); Margi Società Cooperativa, di Ciminna (PA); Ot Market Unipersonale Srl, di Bolognetta (PA); Società agricola Mediterranea allevamenti, di Belmonte Mezzagno (PA); Gr Trasporti Srl, di Belmonte Mezzagno (PA); General Tec, di Belmonte Mezzagno (PA); Agrigroup, di Belmonte Mezzagno (PA); Meatech Gmbh, con sede in Austria; Meatech Company Kft con sede in Ungheria; S.C.DIL.RO. Livestock con sede in Romania.

Altre notizie su madoniepress

Autorizzazione del Tribunale di Termini Imerese N. 239/2013

Direttore Responsabile Giorgio Vaiana

Condirettore Responsabile Michele Ferraro

redazione@madoniepress.it