Ok al reparto di terapia intensiva, la buona notizia che lascia l’amaro in bocca

Michele Ferraro

Cronaca - Ospedale di Nicosia

Ok al reparto di terapia intensiva, la buona notizia che lascia l’amaro in bocca
Appena saputo della bella notizia il nostro pensiero è corso subito ad Antonella Seminara

Ok al reparto di terapia intensiva, la buona notizia che lascia l’amaro in bocca

25 Marzo 2020 - 17:39

“Finalmente il nostro Ospedale diventa sicuro. Dopo trent’anni abbiamo ottenuto l’apertura del reparto di terapia intensiva, con 4 posti letto. Un servizio di emergenza necessario non solo per i cittadini di Nicosia ma di tutto il territorio circostante. Servirà non solo per questo momento di emergenza ma per sempre. Un doveroso ringraziamento al Direttore Iudica, al dottore Di Fabrizio, al dottore Leanza, ai ragazzi del Comitato Raccolta Fondi, al sindaco di Sperlinga, a Sua Eccellenza il Vescovo, al Rotary Club, alla Conad . Un grazie grandissimo di cuore ai tantissimi cittadini che hanno fatto una donazione ed agli operatori sanitari del servizio di anestesia ed a tutti gli altri operatori sanitari dell’ospedale che non si stanno risparmiando nell’affrontare l’emergenza”.

Fa bene a rallegrarsi il sindaco di Nicosia Luigi Bonelli, l’apretura del reparto di terapia intensiva all’Ospedale Basilotta è una bellissima notizie, che deve rallegrare tutti ma che, inevitabilmente riapre una ferita.

Appena saputo della bella notizia il nostro pensiero è corso subito ad Antonella Seminara, la donna morta di parto il 4 agosto del 2013 che oggi, con ogni probabilità sarebbe ancora viva se allora ci fosse stato anche un solo posto letto di rianimazione all’Ospedale di Nicosia.

Ricordiamo il clamore del giorno dopo, la lettera di “fuoco” dell’allora ministro Beatrice Lorenzin “Ho dato immediatamente mandato agli ispettori di recarsi in Sicilia – scrisse allora il ministro – voglio conoscere le cause che hanno portato al decesso della donna e del neonato, voglio avere i dettagli sul percorso diagnostico-terapeutico della donna e sulle modalità di gestione della gravidanza; organizzazione del sistema di trasporto d’emergenza con elisoccorso; organizzazione del sistema di trasporto materno e neonatale; distribuzione dei posti di rianimazione per provincia; quadro riassuntivo della riorganizzazione dei punti nascita e delle eventuali deroghe”.

Ricordiamo anche le battaglie dei sindaci del comprensorio, della società civile, della Chiesa per reclamare il diritto alla vita, alla salute di chi vive nell’entroterra. 4 ospedali: Nicosia, Leonforte, Mistretta, Petralia Sottana, circa 50 Comuni, non un solo posto letto di rianimazione. Cosa volete che succeda se accade un imprevisto? Succede che bisogna aggrapparsi alla fortuna. Sperare che la complessa rete di emergenza urgenza posta in essere per ricucire gli strappi fatti nei piccoli ospedali delle comunità montane non presenti neanche una smagliatura, altrimenti… Altrimenti si muore. Così com’è morta Antonella.

Poche settimane fa i medici che quella tragica notte hanno preso in carico la donna di Gangi sono stati assolti (leggi qui) con una sentenza che puntava il dito proprio sulle carenza della rete territoriale di emergenza e urgenza. Vittima del sistema. Ecco, è per questo che oggi non riusciamo ad accogliere con allegria questa bella notizia. E’ possibile che non sia bastato il sacrificio di una vita umana a far capire che c’è qualcosa che non va nella riorganizzazione della rete ospedaliera? E’ possible che è dovuto arrivare una pandemia per far aprire gli occhi alle istituzioni?

“In condizioni straordinarie occorrono risposte straordinarie” sentiamo ripetere in questi giorni. Ma con la sanità non dovrebbe funzionare così, ed oggi più che mai ce ne accorgiamo. Cos’è la sanità? La sanità è l’ombrello che protegge una comunità. Non è che se non piove butti via l’ombrello o cominci a tagliare via pezzi di stoffa per mettere qualche toppa altrove. Lo conservi per bene, perchè sai che prima o poi tornerà a piovere. Le lacrime versate per Antonella non hanno bagnato le Istituzioni oggi infradiciate perchè, costrette a riaprire l’ombrello, lo hanno trovato pieno di buchi.

 

 

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