Cronaca

“Vicini al default”, la relazione all’Ars sul futuro della nostra economia

Nulla sarà come prima dopo questa pandemia che è si sanitaria, ma che è, e diverrà ancor di più economica e sociale, con una recessione mondiale che vale già più di 800 miliardi di euro e con pesanti effetti sull’occupazione e la crescita e che pesa in Italia, con un sistema produttivo bloccato al 70 per cento. “Nel nostro Paese un mese di blocco produttivo determina una perdita di 100 miliardi al mese di perdita di PIL – spiega nella sua relazione all’Ars, l’assessore all’economia Gaetano Armao -. Una crisi che non ha precedenti, come sottolinea il Fondo monetario internazionale, per dimensioni e gravità, e che per, questo impone una reazione eccezionale.È ormai opinione condivisa che la nostra sia ormai un’economia da guerra ed all’esito della pandemia da Coronavirus, non solo occorrerà puntare alla ripresa, ma occorrerà farlo in un contesto economico profondamente mutato. E questi effetti riflessi della drammatica situazione che stiamo vivendo, in un’Italia divisa tra Nord e Sud ed in un’Europa parimenti divisa rischiano di esplicare le dinamiche più pesanti sopratutto nelle are più deboli, come la nostra Sicilia. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno di proporzioni planetarie ed epocali tali da determinare una vera e propria palingenesi delle relazioni economiche e, più in generale, foriero di un nuovo ordine mondiale”.

Il Coronavirus sta mutando i rapporti di potenza economica e molto probabilmente anche finanziaria nel mondo e la possibilità del loro uso geopolitico. Rafforza la tendenza a ritenere l’Occidente in declino e la Cina in crescita.”La crisi dell’economia mondiale – spiega Armao – cui stiamo assistendo se provocherà la sicura diminuzione delle interconnessioni esistenti sia sul lato della domanda che su quello dell’offerta accelerando quello che ormai può essere pacificamente definito un processo di de-globalizzazione, sotto altro profilo determinerà la diminuzione dell’efficienza e l’aumento dei costi delle produzioni, stimolando il nazionalismo economico, volto in particolare a ridurre la dipendenza delle economie europee e americana dalle forniture di componentistica estera, in particolare cinese”.

Le cronache economiche dimostrano che il blocco dell’economia cinese ha fermato intere filiere produttive in Europa ed USA, ciò sta conducendo ad una profonda revisione della ripartizione della catena del valore, con la grave crisi d’interi settori, quali il turismo, i trasporti aerei e marittimi ed i servizi connessi. Le economie più vigorose sapranno soddisfare le esigenze di rigenerazione dei processi produttivi, ma quelle più vulnerabili, con alti livelli di debito ed economie basate sulle esportazioni (specie se non a prodotti finiti) come quella italiana dovranno affrontare maggiori difficoltà, se non crisi profonde. Senza cedere alle tentazioni pessimistiche di chi ritiene che dovremo gestire una “shut-in economy” (incentrata su distanziamento sociale e riduzione degli spostamenti), occorre lavorare ad una ripresa in uno scenario profondamente e per certi versi permanentemente mutato. Secondo Armao le risposte a questa situazione non possono essere solo nazionali o regionali, ma debbono essere prima di tutto europee.

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