Cronaca

Cinque anni fa il crollo del viadotto Himera: ed è tutto come allora

Sono trascorsi cinque anni da quando il viadotto Himera sull’autostrada A19 Palermo-Catania è crollato. Era il il 10 aprile del 2015. Il viadotto, a causa di una frana nel terreno sui cui poggiavano i piloni, si “appoggiò” letteralmente sul cavalcavia della carreggiata opposta, causando l’interruzione nei due sensi di marcia dell’arteria che collega le due principali città dell’Isola. Poco meno di trecento metri ancora non ricostruiti dopo cinque anni che avrebbero dovuto essere riaperti in questo mese, ma che il blocco nato dall’emergenza sanitaria del Covid 19 ha fatto nuovamente slittare all’inizio di questa estate.

Da quell’anno iniziò la “passione” per automiblisti e camionisti costretti a una lunga deviazione per bypassare i viadotti. Si doveva raggiungere Polizzi Generosa per superare il viadotto, riprendere l’autostrada e proseguire il viaggio. Una trentina di chilometri di strade di montagna che allungavano anche di un’ora il viaggio, con colonne di bus e mezzi pesanti che arrancavano per le salite. Poi arrivò la “trazzera” di Caltavuturo, finanziata dal Movimento cinque stelle, che permetteva di accorciare un bel pò nonostante una pendenza da montagna russa in un tratto di quella strada.

Ci vollero sette mesi prima della costruzione da parte dell’Anas di un bypass da 7,4 milioni (tutt’ora in uso) per scavalcare la carreggiata del ponte che era ceduta e immettersi subito dopo in autostrada da una rampa costruita apposta. La carreggiata per Palermo fu riaperta dopo più di un anno dalla frana, il 30 aprile del 2016 dopo le necessarie verifiche statiche del viadotto rimasto in piedi. I lavori di ricostruzione per 11 milioni di euro sono stati avviati il 15 maggio del 2018 e dovevano concludersi proprio in questo mese, dopo un primo slittamento dovuto alle cattive condizioni meteo dello scorso inverno.

Il progetto, realizzato con procedure ordinarie, prevede la creazione di un nuovo ponte in acciaio con tre campate di grande luce per uno sviluppo di 270 metri. La campata centrale di luce da 130 metri consentirà di scavalcare tutta la parte centrale del corpo di frana, mentre le due pile e le relative fondazioni, posizionate ai margini della frana, saranno dimensionate per resistere al complesso quadro geomorfologico esistente sui versanti. Il cronoprogramma, che prevedeva la scadenza contrattuale per l’autunno 2019, è stato successivamente aggiornato con ultimazione ad aprile 2020. “Tale aggiornamento – spiega Anas – è stato imputabile, in parte, alle avversità meteorologiche dell’inverno 2018-2019, che hanno rallentato la realizzazione delle opere di fondazione, ma soprattutto al ritardato avvio del varo dell’impalcato metallico, causato da sopravvenute difficoltà finanziarie del fornitore della carpenteria metallica per le travi, che ha presentato istanza di concordato”.

Adesso sono state completate le fondazioni delle nuove pile e i rostri a protezione, è stata ultimata la realizzazione delle nuove pile e dei pulvini, sono stati completati gli interventi di consolidamento e rinforzo della preesistente pila 16 e sono in via di ultimazione quelli relativi alla preesistente pila 22. Sono in avanzato stato di esecuzione le operazioni di montaggio dell’impalcato che, nelle prossime settimane, sarà varato. “Allo stato attuale i lavori, seppur fortemente rallentati a causa dell’emergenza Coronavirus, proseguono e si stima che il completamento dell’opera, compatibilmente con l’attuale stato di emergenza, possa avvenire entro l’inizio della stagione estiva”, dicono ancora dagli uffici dell’Anas. Domani l’anniversario solitario in una strada al momento poco trafficata a causa delle restrizioni per prevenire il contagio del Coronavirus.

Intanto a Genova, il Ponte Morandi è quasi pronto…

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