I casi di Covid-19 al nido di Castelbuono: “Comunicazione inesistente”

Giorgio Vaiana

Cronaca - La lettera

I casi di Covid-19 al nido di Castelbuono: “Comunicazione inesistente”
La lettera di un genitore di uno dei bambini che frequentano il micro-nido chiuso per il sospetto caso di positività al coronavirus di uno degli operatori

I casi di Covid-19 al nido di Castelbuono: “Comunicazione inesistente”

15 Novembre 2020 - 09:19

Pubblichiamo una lettera di un genitore di uno dei bambini che frequentano il micro-nido di Castelbuono chiuso per il sospetto caso di positività al coronavirus di uno degli operatori.

“Da venerdì scorso viviamo momenti di ansia in attesa di notizie sull’esito dei tamponi molecolari degli operatori del micronido di Castelbuono. Abbiamo appreso la notizia di un possibile contagio dalla diretta facebook del sindaco Mario Cicero (diretta annunciata al mattino e andata in onda sulla pagina facebook del comune alle 18.30), confermata solo in un secondo momento con una comunicazione ufficiale arrivata nella tarda serata di giovedì. Cosa ha impedito di comunicare prima alle famiglie l’eventuale positività e la conseguente chiusura del micronido e la messa in isolamento fiduciario dei piccoli? Sono momenti di ansia per 30 famiglie, quelle dei piccoli e quelle degli operatori, ore e giornate che sembrano infinite soprattutto in un vuoto quasi totale di comunicazioni ufficiali sulle tempistiche, sui comportamenti da seguire, su quello che sarà nei prossimi giorni.

Le uniche comunicazioni ricevute le abbiamo avute per telefonate private di alcuni genitori ad amministratori comunali, pediatri o da parte di alcuni operatori del nido stesso, spesso in via confidenziale. Il nulla più assoluto da giorni dopo quella relativa alla messa in isolamento fiduciario arrivata venerdì alle 22,15 dei nostri figli con tutto quello che ciò comporta. Gli utenti del nido, i nostri figli, sono bambini piccoli che non possono naturalmente restare in casa da soli e che hanno bisogno di essere accuditi. I protocolli permetterebbero ai genitori e ai fratelli di poter uscire di casa in attesa di sapere come si evolve la situazione. Buon senso vorrebbe, proprio per evitare il diffondersi del virus, che tutti restassimo a casa e bloccare il possibile contagio. Ma non tutti possono farlo, non tutti hanno le dovute tutele sul posto di lavoro per cui si è costretti ad andare a lavorare pur essendo potenziali positivi. Un possibile focolaio. Tutti speriamo che i tamponi molecolari degli operatori si dimostrino negativi ma fino ad allora, cosa si è pensato di fare per evitare il possibile diffondersi a macchia d’olio del contagio nonostante tutte le precauzioni che vengono prese e il rispetto di tutte le indicazioni?

Chiediamo solo maggiori informazioni: pubbliche, ufficiali, non “estorte” a mezze parole. Sono passati 6 giorni e 30 famiglie non sanno cosa succederà. E intanto leggiamo e vediamo servizi su una “Castelbuono Covid free”, nonostante siano stati accertati diversi casi e si attende l’esito di molti tamponi. Ma sarebbe sufficiente la sola vicenda del micronido per invitare tutti ad una più cauta comunicazione in tal senso, anche solo per rispetto per chi sta vivendo con ansia queste giornate. Tengo a precisare che queste parole non hanno alcun intento politico e chiedo a tutti coloro che le leggeranno di non strumentalizzarle in alcun modo. Non mi interessa e sarebbe fuori luogo. La speranza è quella di avere al più presto notizie dei tamponi, nell’interesse della salute di tutti”.

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