Cronaca

Borghi ripartenza post-pandemia: “Ora serve un turismo esperenziale”

Un piano strategico per rilanciare e ripopolare i borghi, così come è necessario un riequilibrio tra città e aree interne. Ma soprattutto fare in modo che i giovani possano decidere di restare nei territori di appartenenza. E’ il messaggio che arriva dalla tavola rotonda, organizzata ieri pomeriggio via web nelle pagine Youtube e Facebook “Visit Geraci Siculo” che ha avuto per tema “I borghi, motore della rinascita”. Un punto sull’ economia locale e la vita sostenibile nei centri più piccoli della Sicilia in occasione del riconoscimento a Geraci Siculo, borgo della Madonie, classificatosi terzo in classifica nel concorso “Il borgo dei borghi” realizzato nell’ambito della trasmissione “Alla falde del Kilimangiaro” condotta da Camila Raznovich su Rai Tre. L’evento ha avuto il patrocinio del comune di Geraci Siculo, sulle Madonie, dell’associazione “I borghi più belli d’Italia”, dell’Assemblea regionale siciliana e dell’assessorato al turismo della Regione Siciliana.

“E’ stata una sfida avvincente e siamo molto soddisfatti di questa posizione perché i voti popolari sono arrivati in massa – ha spiegato il sindaco di Geraci Siculo, Luigi Iuppa – I voti del pubblico ci hanno spinto al primo posto, ma non abbiamo ricevuto alcun voto dai giurati che avevano un loro peso sul risultato finale. Senza il voto di un esperto era matematicamente impossibile vincere. Il nostro terzo posto è soltanto legato al voto del pubblico. Abbiamo avuto il sostegno dai siciliani sparsi nel mondo, il nome di Geraci Siculo, delle Madonie e della Sicilia sono stati portato in alto. Tanti si sono sentiti protagonisti di questo concorso, non abbiamo vinto ma è certamente uno tra i borghi più amati. Questo adesso è un punto di partenza per la comunità a livello di visibilità e di condivisione. Oggi la comunità di Geraci Siculo deve fare in modo che il nostro borgo sia visitato potenziando il livello dell’ospitalità e la qualità dei servizi da rendere a chi vuole visitare noi ma in generale tutte le Madonie e dobbiamo impegnarci tutte le amministrazioni e tutte le comunità attraverso una rete. La pandemia sta rivoluzionando il turismo e dobbiamo puntare su turismo lento e delle radici, turismo esperenziale”.

“I borghi sono cultura, storia e tradizione che promuovono i valori e l’appartenenza. Il calore umano è il valore aggiunto dei nostri borghi – ha detto Salvatore Bartolotta, coordinatore regionale de I borghi più belli d’Italia –. Oggi il turista del terzo millennio vuole scoprire l’entroterra, il turismo cambia, che non è più spiaggia-sole-mare, ma il turista vuole essere coinvolto, vuole emozionarsi, vuole essere complice e sentirsi parte integrante della comunità che va a scoprire. Siamo passati dal vedere e fare al vivere e sentire. Le vittorie ai concorsi non sono sufficienti poi vanno messe a sistema per creare strategie di attrazione. Ora più che turisti e visitatori abbiamo bisogno di nuovi residenti”.

“Anche quest’anno siamo stati scelti dalla Rai per avere la vetrina mediatica da regalare ai borghi – ha detto Giuseppe Simone, vice presidente nazionale dell’associazione “I borghi più belli d’Italia’ con delega al Sud – I nostri borghi sono da sempre apprezzati e il programma televisivo è una grande opportunità. La nostra associazione è nata quasi per gioco e ha avuto grande fortuna e grande slancio. Il nostro obiettivo era fare conoscere i borghi, far conoscere il fascino di un’Italia nascosta e abbiamo girato il mondo per presentare i nostri borghi. Adesso non c’è più bisogno di continuare a costruire l’immagine, ma adesso vogliamo il prototipo di un motore in grado di rivoluzionare il turismo della nostra Italia. Vorremmo scegliere Geraci Siculo per presentare il piano strategico dei borghi per chiedere alla politica di evitare nei prossimi anni lo spopolamento. Le grosse città fino a oggi hanno sfruttato i piccoli comuni, ma i piccoli comuni non hanno avuto nulla. Serve istituire un nuovo rapporto tra grandi città e piccoli comuni per riequilibrare la vita in modo compatibile con quello che accede nel mondo. Il virus ci ha fatto scoprire che nei paesi si vive meglio. Vanno adeguate le infrastrutture e i servizi nei piccoli centri. Lo spopolamenti dei piccoli centri rappresenta la distruzione dell’economia”.

Oggi la sfida più grande è quella di fare in modo che i giovani restino nei borghi invece di scappare, vanno create opportunità di lavoro anche nei piccoli centri. “La nostra associazione nasce per riportare al centro del dibattito culturale e politico il tema delle diseguaglianze territoriali e la questione della valutazione demografica del nostro Paese – ha detto Giulia Sonzogno, esperta di sviluppo “Riabitare l’Italia”. Obiettivo è di valorizzare le differenze del nostro Paese attraverso un approccio multidisciplinare. Facciamo ricerca e promuoviamo progetti sui territori coinvolgendo la popolazione, workshop, seminari. Stiamo portando avanti il nostro primo grande progetto che si concentra sui giovani e che si chiama “Giovani dentro” proprio per capire quali sono le abitudini, le motivazioni a restare e perché decidono di partire, come è possibile promuovere opportunità per i giovani delle aree interne. Capire chi sono, cosa vogliono fare, perché vogliono restare. Coinvolgiamo oggi – ha sottolineato – mille soggetti in Italia che vivono nelle aree interne e dai primi dati che abbiamo raccolto il 70% dei giovani vuole restare, oltre il 50% vuole promuovere strategie di sviluppo e progetti perché pensa alla sua vita nei territori. I giovani – ha spiegato Giulia Sonzogno – vogliono rimanere anche per la migliore qualità della vita, migliore vita di relazione, ma vogliono anche essere coinvolti nei processi di decisione politica. Vanno via soprattutto per la mancanza di servizi essenziali e servizi culturali. Attraverso le risorse europee è possibile attivare una serie di opportunità”.

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