Editoriale

PROMESSE MANCATE

La buona notizie delle dimissione dell’ultima paziente del Covid Hospital di Petralia Sottana se da un canto ci rallegra e conferma l’ottimo lavoro svolto da tutto il team capitanato dal responsabile Carlo Cottone, d’altro canto impone delle riflessioni che non possono essere più rimandate.

Riflessioni molto amare, che hanno il sapore beffardo di una minestra riscaldata. La solita pietanza, riccamente condita di promesse, anche se questa volta non si può parlare di impegni disattesi perché, a dire la verità, dal punto di vista formale l’Asp di Palermo, nel momento in cui ha di fatto chiuso praticamente tutte le (già pochissime) attività che l’Ospedale di Petralia Sottana garantiva fino allo scorso mese di novembre, non ha assunto nessun obbligo nei confronti dei 9 sindaci del distretto sanitario di Petralia Sottana.

Per tanto tempo siamo andati alla ricerca di un documento fantasma, nella speranza che qualcosa di scritto ci fosse a sancire un patto fra l’Asp di Palermo ed il territorio, in cambio della disponibilità subito offerta dai nostri sindaci per andare incontro all’emergenza covid. Ma la verità è che non esiste nulla. Ma proprio nulla. Solo una stretta di mano e qualche pacca sulla spalla.

Così, quando sono passati circa 200 giorni dall’istituzione del Covid Hospital di Petralia Sottana, quel che rimane è solo la risoluzione approvata dal Consiglio Comunale di Petralia Sottana il 26 ottobre dell’anno scorso, con un elenco di richieste che ci sembra utile riprendere. Eccole

– L’allestimento e l’entrata in funzione del reparto Covid negli spazi individuati deve avvenire con la contestuale salvaguardia, e ove necessario, il potenziamento di tutte le attività e i servizi attualmente presenti e delle prestazioni ospedaliere erogate fino ad oggi al territorio (ipotizzando, per esempio, l’assistenza necessaria per le gestanti COVID);

– Il mantenimento degli impegni precedentemente assunti dall’Asp in merito al potenziamento di reparti e servizi, con le tecnologie e gli organici necessari (es. ortopedia, cardiologia, ecc.);

– Il riposizionamento dell’Ospedale come struttura in grado di innalzare i livelli di assistenza, di rispondere alla domanda di tutela della salute del territorio e di affrontare e risolvere tutte le cose urgenti e non trasferibili;

– adeguate risorse finanziarie al fine di programmare per i prossimi mesi il recupero degli Immobili di proprietà dell’ASP-Palermo presenti nel centro storico di Petralia Sottana, ed in particolare: l’ex Ospedale, Barone Paolo Agliata e la contigua ex struttura poliambulatoriale dell’Inam da destinare al potenziamento dei servizi sanitari al territorio, sottraendoli ad un inaccettabile stato di abbandono con conseguente degrado architettonico, funzionale ed urbanistico.

– che passata la fase di emergenza gli investimenti in tecnologie e attrezzature, effettuati per la dotazione necessaria al funzionamento del Centro Covid, costituiscano base per la riqualificazione dell’ospedale sia per i cittadini residenti sia come “attrattore di sicurezza” di un territorio di pregio, i paesi del Parco, che puntano, tra l’altro, sul turismo in generale e sul turismo del benessere, in particolare, come settori su cui agire per lo sviluppo delle Madonie.

Tralasciando i precedenti, quest’ultimo passaggio è il più beffardo. Perché degli investimenti di cui si era parlato per attivare il Covid hospital di Petralia Sottana non si è vista neanche l’ombra. Doveva arrivare un’altra TAC che, ovviamente, non è arrivata. E non parliamo di quella che a Petralia si aspetta dal 2018 (e che forse, finalmente, arriverà fra un paio di mesi), ma di quella che doveva essere messa a servizio del reparto Covid per poi rimanere in dotazione all’unico ospedale delle alte Madonie. Doveva nascere un reparto di terapia intensiva con 10 posti letto. Solo questo avrebbe rappresentato una vera speranza di sopravvivenza per l’Ospedale di Petralia. Ma ovviamente la terapia intensiva non è mai stata attivata, neanche per un giorno, neanche per un misero posto letto. A dirla tutto qualcosa c’è che va avanti, cioè i lavori di ripristino del secondo piano del nosocomio. Ma si tratta di un’attività programmata da diverso tempo che ha ben poco a che vedere con la decisione di attivare il Covid hospital.

Inutile stupirsi e, in fondo, è anche inutile prendersela con la Regione o con l’Asp di Palermo. Basta fare mea culpa ed ammettere di aver firmato un assegno in bianco. Occorre precisare che i sindaci non avevano il potere amministrativo di impedire la realizzazione del Covid hospital di Petralia ma avevamo il potere politico di metterne in discussione la realizzazione ed opporsi fermamente allo stato di pre-quiescenza in cui è stato posto l’Ospedale. Si potevano e si dovevamo pretendere impegni scritti. Protocolli, delibere, atti impegnativi per le pubbliche amministrazioni.

Nessuno può negare le difficoltà enormi che può avere un direttore generale per cercare di dotare un ospedale di periferia di strumentazioni e, soprattutto, di personale, ma c’è un diritto di cittadinanza da garantire e di questo si deve fare carico la politica del territorio. Ciò che non si comprende è dunque il perché di tanto silenzio. Perché nessun sindaco, nessun assessore, nessun consigliere comunale alza la voce? Perché nessuno sente l’esigenza di illustrare alla cittadinanza i programmi, le idee, le intenzioni sul futuro dell’Ospedale di Petralia.

L’ultima speranza per il diritto alla salute di 25 mila madoniti si chiama Hrs Giglio di Cefalù. L’Istituto presieduto dal manager Giovanni Albano da tempo ha dato la propria disponibilità ad un progetto di rilancio che si vorrebbe realizzare nell’ambito delle malattie delle neuroscienze, con un partner d’eccezione: il Gemelli di Roma. Un percorso sicuramente non facile né scontato ma che per realizzarsi necessita di una forte spinta politica del territorio che, purtroppo, in questo momento, tace.

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