Cronaca

Benessere fisico ed emotivo ai tempi del Covid: il progetto nelle scuole madonite

Si è appena concluso il Progetto “Coloriamo il Presente” che ha visto coinvolti circa 180 ragazze e ragazzi delle terze medie dei quattro istituti comprensivi delle alte Madonie ed i loro genitori ed è stato realizzato nell’ambito della decennale collaborazione fra la scuola, nelle persone dei dirigenti e i consultori familiari, Educazione alla Salute e Rete per la fertilità del Distretto sanitario 35. Il progetto si è sviluppato su 50 incontri con i singoli gruppi classe e da 12 incontri con i genitori e gli insegnanti dei quattro istituti comprensivi, tutti in modalità online. Gli incontri hanno visto un forte coinvolgimento emotivo dei ragazzi e degli stessi operatori (assistente sociale, ginecologa, psicologa, ostetriche e sociologo), inizialmente perplessi sull’efficacia del “remoto”, ma anche un’ampia partecipazione dei genitori. Un ruolo importante è stato svolto dagli insegnanti che con la loro presenza in classe durante gli incontri hanno facilitato il dialogo con i ragazzi e con le loro competenze digitali hanno garantito brillantemente lo svolgimento delle attività.

“La scuola – spiegano dagli istituti – ha accumulato un notevole know how digitale che le consentirà di proiettarsi agevolmente nei nuovi scenari pedagogico-didattici dove l’uso dei device sarà sempre più diffuso. Così come è rilevante il fatto che si è incaricata, oramai da anni, di perseguire l’educazione-formazione degli alunni, ma anche il prendersi cura di loro, nel senso etico e pedagogico, missione che la pandemia ha reso oramai ineludibile”.

Il punto di forza del Progetto, sperimentato e collaudato negli anni, è quello di: provare a intercettare e facilitare la riflessione sui bisogni affettivi di ragazze e ragazzi e sui bisogni educativi nell’ambito della famiglia e della scuola; promuovere l’ottica circolare-sistemica e il focus sulle relazioni interpersonali e di gruppo, tra pari e con gli adulti, oggi sempre più mediate e plasmate dai social. Il progetto, inoltre, attraverso la discussione guidata sui temi del primo rapporto sessuale, la fertilità, la contraccezione, la pornografia, ha proposto ai ragazzi l’idea di una sessualità informata e consapevole nel pieno rispetto di se stessi e dell’altro, del rispetto delle differenze di genere e di orientamento sessuale.

“A tal proposito – aggiungono dagli istituti – registriamo tra gli adolescenti un graduale diffuso atteggiamento di apertura – ancora non pieno – rispetto all’omosessualità e la diversità di genere. E al contempo gli operatori hanno approfondito con i ragazzi l’importanza del rapporto consapevole con il proprio corpo (essenziale all’autostima), i rischi legati a Internet (sexting, ecc.) e ad alcune pratiche dannose per la salute (fumo, alcol, ecc.).

I dati e le riflessioni sui bisogni di ragazze e ragazzi di 13-14 anni interrogano con forza il mondo degli adulti, essi scaturiscono dalle loro risposte alle domande dei questionari: gli adolescenti hanno affrontato la pandemia, non indenni da costi emotivi, attingendo alle loro risorse, individuali e di gruppo e a quelle educative fornite loro dalle famiglie e dalla scuola, ciò testimonia di un “humus” psicologico e sociale solido, ma non inossidabile; le ricadute del costo emotivo li hanno espressi nei termini di “difficoltà a mantenere l’attenzione”, un “sentirmi confuso/a, poco concentrato/a”, che testimonia anche il sovraccarico di stimoli ai quali quotidianamente sono esposti; e ancora “sensazioni di rabbia/aggressività” che interessa poco meno di un quarto degli adolescenti intervistati, ascrivibile a frustrazioni varie e che può essere causa/effetto di quelle molestie o vero e proprio bullismo verso i compagni, presente anche se circoscritto; e, inoltre, “non sentirmi in grado di superare le difficoltà” espressione di quella fragilità emotiva tipica dell’età dello sviluppo; e “non riuscire a prendere sonno la notte” difficoltà legata a preoccupazioni varie e soprattutto, all’uso smodato dei device, in particolare ad alcuni videogiochi, emotivamente stressogeni.

Nel gioco delle relazioni con il mondo degli adulti l’indicatore più esplicito è dato dalla risposta “non essere all’altezza di ciò che gli altri si aspettano da te”, che interessa un’elevata quota di adolescenti, in misura molto maggiore che negli anni precedenti e che fa riferimento alle attese degli adulti (in primis, genitori ) nei loro confronti, attese magari distanti dalle loro inclinazioni e dai loro reconditi talenti; attese performative anche da parte della scuola, forse non in piena sintonia con il loro vissuto emotivo e con i loro bisogni conoscitivi, legati ai bisogni della vita, che l’offerta formativa, in buona parte ancora parcellizzata e disgiunta dai problemi dell’uomo e dalla sfida ecologica, non riesce pienamente a intercettare e soddisfare; “sensazione di inutilità” e “sensazione di tristezza/infelicità” diffuse che testimoniano di un appiattimento nel “qui e ora”, la loro realtà tangibile, dove sembra non ci sia spazio per il cambiamento e la fiducia verso il futuro.

“Infine – concludono dagli istituti – si sottolinea l’ottima accoglienza che ha avuto il Progetto da parte degli adolescenti, con i quali si è sperimentato un “autentico dialogo in libertà e momenti di benessere emotivo”, preziosi in un periodo tanto speciale in cui hanno potuto esprimere liberamente i loro bisogni, desideri, paure e anche i sogni che ciascuno conserva nel proprio scrigno adolescenziale”.

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