Cronaca

Dal progetto alla costruzione negli anni ’90, la storia del depuratore di Pianello sequestrato dai carabinieri

Dopo il provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza del depuratore comunale di Pianello, emesso dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese ed eseguito nei giorni scorsi dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale di Palermo, abbiamo approfondito la vicenda cercando di far chiarezza su quanto accaduto.

Il depuratore (di cui avevamo parlato già nel 2020, leggi qui ndr), finito sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori per possibili reati ambientali derivati dalla mancata depurazione dei reflui urbani provenienti dalle frazioni Pianello, Scarcini, Gioiotti, Stritti e Santissima Trinità, risulta essere, tra le altre, una delle più importanti opere realizzate e mai messe in funzione nel territorio madonita. Ma cerchiamo di fare chiarezza. Progettato e costruito nei primi anni ’90, il depuratore non sarebbe mai stato reso operativo. Il progetto iniziale, trattandosi di un modello di depurazione a fase Imhoff, ovvero la raccolta dei reflui in una grossa vasca, prevedeva l’essiccazione dei fanghi e il successivo smaltimento in discarica, tramite dei mezzi speciali che avrebbero dovuto prelevare e trasferire il materiale di sedimentazione nel vicino depuratore di Saccù, per poi essere smaltito secondo quanto previsto dalla legge. Ciò non è mai stato reso possibile, in quanto, il depuratore risulta inaccessibile ai mezzi di trasporto.

IL FUNZIONAMENTO
Tuttavia, i fanghi, secondo gli esperti interpellati dalla Redazione, potrebbero essere trattati in loco tramite presse a coclea o con sacchi drenanti permettendo a mezzi ben più “leggeri” di accedere al depuratore per poi essere trasportati in discarica. Al momento, non è arrivata nessuna dichiarazione ufficiale da parte dell’Amministrazione comunale.

STRADA DI ACCESSO E TASSA DI DEPURAZIONE
Capitolo strada di accesso. L’ufficio tecnico del comune di Petralia Soprana, nell’aprile del 2013, ha dato mandato ad un professionista esterno di redigere un progetto esecutivo per l’adeguamento dell’impianto alle direttive dei nuovi parametri di depurazione e per la realizzazione di una via d’accesso. Progetto mai finanziato e, quindi, a distanza di anni, necessariamente sottoposto ad allineamenti burocratici da parte dello stesso ufficio ancora in atto. Altro fattore chiave: la “tassa di depurazione”. Gli abitanti delle frazioni in questione, infatti, lamentano di aver pagato anche una quota di depurazione presente in bolletta nonostante un depuratore non sia mai entrato in funzione: “Le amministrazioni comunali che si sono succedute negli anni – commentano i cittadini – si sono appropriate illegittimamente di soldi nostri. Adesso chiediamo chiarezza, dove sono finiti i nostri soldi?”.

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