Il testo del discorso pronunciato dal Vescovo Marciante davanti a Mattarella

Redazione

Cronaca - Mediterraneo Mare di Pace

Il testo del discorso pronunciato dal Vescovo Marciante davanti a Mattarella
Il Vescovo nel corso del suo discorso ha fatto riferimento alle aree interne ed al tema dello spopolamento

24 Gennaio 2026 - 17:08

Carissimi, benvenuti in questa Basilica Cattedrale. Una casa che accoglie tutti.

Illustre Signor Presidente, è con profondo rispetto e sincera commozione che, a nome di tutta la Chiesa Cefaludense, Le porgo il più cordiale benvenuto tra le mura secolari della nostra Basilica Cattedrale del Santissimo Salvatore, nota anche come della Trasfigurazione. La Sua presenza ci onora profondamente e apre i nostri cuori e le nostre coscienze alla speranza. Lei, amatissimo Presidente, è per tutti noi maestro nell’insegnarci e nel testimoniarci che (cito le Sue parole rivolte al Parlamento nel giorno del giuramento):

«L’impegno di noi tutti deve essere rivolto a superare le difficoltà degli italiani e a realizzare le loro speranze». Sotto lo sguardo benedicente del Cristo Pantocratore, oggi entra in questa Basilica Cattedrale non solo la storia di un uomo e della Sua famiglia, protagonista a pieno titolo della storia della nostra Repubblica, ma anche un autorevole testimone di un ricchissimo mosaico di valori umani e cristiani, vissuti con sobrietà e coerenza fino al sacrificio, sempre saldamente ancorati al Vangelo. Una testimonianza mai ripiegata in uno sterile intimismo e mai esibita come slogan o strumento di propaganda, ma offerta come servizio silenzioso e fedele al bene comune. 

Il Suo formarsi alla scuola di papà Bernardo e di mamma Maria, l’incontro con figure come Don Primo Mazzolari, Don Luigi Sturzo, Giorgio La Pira, Alcide De Gasperi e Aldo Moro, insieme all’esperienza vissuta nell’Azione Cattolica, hanno generato in Lei rigore morale, onestà intellettuale, equilibrio e misura in ogni parola e in ogni gesto. Ne è scaturito un netto rifiuto di ogni forma di violenza, di fascismo, di nazionalismo e di militarismo.

Lezioni di vita che l’hanno resa capace di aprire strade nuove quando la costellazione dei valori a tutela della democrazia, della libertà, della dignità umana e della giustizia sociale sembrava oscurarsi, sostenuto dalla forza della parresia evangelica di fronte a ogni forma di male. Desidero inoltre esprimerLe un sentito ringraziamento per la costante e attenta sollecitudine che Ella ha riservato alle aree interne del nostro Paese, riconoscendone il valore umano, culturale e sociale e richiamando con forza la necessità di non lasciarle ai margini dei processi di sviluppo. La Sua attenzione rappresenta per questa comunità un segno concreto di vicinanza istituzionale e di autentica cura per il bene comune.

In questo orizzonte si colloca in modo suo proprio il ruolo dell’Università che proprio nei territori delle aree interne, segnate in modo particolare dallo spopolamento di giovani rappresenta un volano di rinascita culturale e sociale. Ecco il motivo perché qui a Cefalù, insieme alla Fondazione Istituto “Giuseppe Giglio”, ho fortemente sollecitato la presenza di un polo universitario. La risposta è venuta dall’UniCamillus. Nel contesto mediterraneo, l’Università è chiamata a essere un autentico laboratorio di pace, dove la conoscenza si fa ponte tra popoli, culture e religioni, generando sviluppo, dialogo e speranza per il futuro dei territori.

“Mediterraneo: mare di pace?” È una domanda davvero “oceanica” che invita a lasciarci attraversare dalle maree della storia e, insieme, dai flutti agitati del nostro presente. In molte parti del mondo soffiano impetuosi venti di guerra che generano paura che, sappiamo bene, è uno degli ingredienti principali di ogni conflitto. Dinanzi alla mentalità sterilmente belligerante e al linguaggio aggressivo che sempre più spesso caratterizzano il mondo della politica, le relazioni tra governanti e cittadini e persino i rapporti tra istituzioni e agenzie educative, siamo chiamati a “disarmare le parole” e progettare un nuovo modus vivendi. Le parole profetiche di un illustre siciliano, Giorgio La Pira, ci incoraggiano nel ricercare il dono della pace. “L’uomo mediterraneo, la civiltà mediterranea, spiritualità e la cultura mediterranee nel corso dei secoli si sono radicate lungo le rive di questo grande lago di Tiberiade, hanno ancora oggi (ed avranno ancora domani nel corso dei secoli che verranno) una funzione permanente da svolgere per l’edificazione della storia nuova del mondo”. 

Lasciandoci benedire dal Cristo Pantocratore, vogliamo essere, insieme con Lei, carissimo Presidente, insieme alle Autorità civili e militari e ad ogni cittadino un popolo che si riconosce comunità e che cammina con rinnovata speranza verso un futuro di serenità e di pace.

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