Madonie, la violenza sessuale sul compagno: “I due minorenni meritano il carcere”

Andrea Rinaldi

Cronaca - Il Gip aveva inizialmente disposto il collocamento in comunità

Madonie, la violenza sessuale sul compagno: “I due minorenni meritano il carcere”
L’esecutività del provvedimento resta sospesa: sarà la Suprema Corte a pronunciarsi in via definitiva

11 Febbraio 2026 - 09:13

C’è una parola che pesa più delle altre in questa vicenda: proporzionalità. Ed è proprio su questo punto che il tribunale del Riesame ha ribaltato la decisione iniziale, stabilendo che il collocamento in comunità non è una misura adeguata rispetto alla gravità dei fatti contestati.

Secondo quanto riportato da Live Sicilia, due minorenni di 14 e 15 anni, accusati di violenza sessuale di gruppo ai danni di un coetaneo in un piccolo centro delle Madonie (LEGGI QUI), dovranno essere trasferiti in carcere. Tuttavia, l’esecutività del provvedimento resta sospesa: la difesa ha presentato ricorso in Cassazione e sarà la Suprema Corte a pronunciarsi in via definitiva.

Al centro dell’inchiesta c’è il racconto della vittima, un ragazzo di meno di 14 anni. Le sue dichiarazioni sarebbero state riscontrate da un testimone che avrebbe assistito agli abusi e dagli accertamenti medici, che hanno evidenziato lesioni compatibili con quanto denunciato. I fatti, secondo la ricostruzione, sarebbero avvenuti più volte, tra agosto e i mesi successivi, nell’abitazione di uno dei due indagati.

Il giudice per le indagini preliminari aveva inizialmente disposto il collocamento in comunità. La Procura per i minorenni ha però impugnato la decisione, sostenendo che accuse così gravi — violenza sessuale di gruppo e minacce aggravate dall’età della vittima — richiedessero una misura più severa. Il Riesame ha accolto questa linea, pur senza rendere note le motivazioni dettagliate.

La vicenda emerge da un cambiamento evidente nel comportamento del ragazzo. I genitori hanno notato segnali di disagio profondo: isolamento, aggressività, paura. Dopo un malessere fisico che non poteva più essere ignorato, la famiglia si è rivolta ai medici, che hanno allertato il commissariato di Termini Imerese. Il giovane è stato ascoltato dagli investigatori con il supporto di uno psicologo.

Nel racconto della vittima compaiono minacce — anche con un coltello — e intimidazioni per impedirgli di parlare. Un altro coetaneo, inizialmente reticente, avrebbe poi ammesso di aver mentito per paura e vergogna. I due indagati respingono le accuse, sostenendo che i rapporti fossero consensuali. Sarà il prosieguo dell’iter giudiziario a chiarire responsabilità e verità processuale.

Resta, al di là degli aspetti giuridici, una vicenda che interroga profondamente il mondo degli adulti. Quando la violenza entra nei cortili dell’adolescenza, non è solo un fatto di cronaca: è un segnale sociale che chiede ascolto, prevenzione e presenza. La giustizia farà il suo corso, ma la domanda più difficile riguarda ciò che accade prima — e ciò che possiamo fare, come comunità, perché non accada più.

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