Madonie nel mirino dei truffatori: sms e telefonate svuotano il conto

Redazione

Cronaca - L'indagine sul territorio nazionale

Madonie nel mirino dei truffatori: sms e telefonate svuotano il conto
L’attività investigativa ha consentito di ricostruire una rete criminale strutturata e operativa su più territori

20 Febbraio 2026 - 09:38

Un sistema organizzato, con basi operative dislocate in diverse aree del territorio nazionale e ruoli ben definiti: è quanto emerso dall’indagine condotta dai Carabinieri della Stazione di Castellana Sicula, sotto il coordinamento della Compagnia di Petralia Sottana e del Gruppo di Monreale, su delega della Procura della Repubblica di Termini Imerese, che ha disposto perquisizioni personali e domiciliari rivelatesi decisive per documentare le condotte illecite. L’attività investigativa, avviata dopo la denuncia di una donna del comprensorio madonita, ha consentito di ricostruire una rete criminale strutturata e operativa su più territori. I tre soggetti deferiti, residenti rispettivamente tra Torino, Pozzuoli e Villabate, sarebbero stati inseriti in un sistema coordinato, fondato su compiti distinti ma complementari.

Secondo quanto accertato, uno degli indagati si occupava della gestione dei conti correnti utilizzati per ricevere le somme fraudolentemente sottratte; un altro metteva a disposizione ulteriori strumenti finanziari per la canalizzazione del denaro; il terzo curava il rapido trasferimento delle somme verso altri rapporti bancari, così da ostacolarne la tracciabilità. Le tre “centrali” operative, pur dislocate in città diverse, risultavano stabilmente collegate tra loro.

Il meccanismo della truffa seguiva uno schema ben rodato. La vittima riceveva un messaggio apparentemente proveniente dal proprio istituto di credito, con l’avviso di un’operazione sospetta e l’invito a contattare un numero indicato nel testo. Alla chiamata seguiva la telefonata di un sedicente operatore bancario che, con tono rassicurante ma pressante, segnalava un’immediata emergenza sul conto corrente. Indotta in uno stato di allarme costruito ad arte, la donna veniva convinta a effettuare una serie di bonifici “di sicurezza”, in realtà destinati ai conti nella disponibilità della rete criminale. Il danno economico accertato supera i 24 mila euro.

Determinante è stata la collaborazione con i reparti dell’Arma territorialmente competenti nelle città coinvolte, che hanno eseguito le perquisizioni delegate dall’Autorità giudiziaria. Nel corso delle operazioni sono state sequestrate carte di pagamento, documentazione bancaria e altro materiale di interesse investigativo, consolidando il quadro indiziario nei confronti dei tre indagati. L’operazione evidenzia come territori anche molto distanti possano essere collegati da un’unica rete criminale capace di operare su scala nazionale, ma al tempo stesso conferma l’efficacia di un’azione sinergica tra reparti dell’Arma, basata su coordinamento, rapidità operativa e condivisione delle informazioni.

L’Arma rinnova infine l’invito alla massima prudenza. Le truffe telefoniche si fondano sulla creazione di urgenza e sulla pressione psicologica: messaggi che segnalano conti bloccati, telefonate che impongono decisioni immediate o richieste di codici Otp e bonifici verso conti “sicuri” devono far scattare immediatamente il sospetto. Nessun operatore bancario o appartenente alle Forze dell’Ordine chiede per telefono credenziali riservate o trasferimenti di denaro. Spesso i truffatori cercano di trattenere la vittima al telefono per impedirle di chiedere aiuto o confrontarsi con familiari. È fondamentale interrompere subito la comunicazione e, se necessario, utilizzare un altro telefono per contattare il 112 o una persona di fiducia. Spezzare il contatto significa sottrarsi alla pressione e interrompere il raggiro. Prevenzione, informazione e collaborazione restano gli strumenti più efficaci per contrastare un fenomeno che, pur evolvendosi nelle modalità operative, può essere arginato con attenzione e consapevolezza.

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