A Caltavuturo torna a vivere una delle tradizioni più suggestive della Settimana Santa: i “sabburca”, gli antichi sepolcri allestiti nelle chiese del paese, oggi riproposti in chiave moderna. Fino a circa cinquant’anni fa, questa usanza era molto diffusa. Durante la Settimana Santa, le chiese si trasformavano in veri e propri scenari della Passione di Cristo. I fedeli, attraverso immagini, decorazioni e installazioni, cercavano di rappresentare i momenti più importanti della vita di Gesù, coinvolgendo l’intera comunità. Nel tempo, accanto alla liturgia ufficiale, sono nate forme popolari di devozione. Il “teatro sacro” diventava così un modo per rendere più accessibili e comprensibili i misteri della fede. In questo contesto, il “giardino del Santo Sepolcro” occupava un ruolo centrale.
A Caltavuturo, artigiani e fedeli contribuivano alla realizzazione dei sepolcri con grande cura. Nella Chiesa di San Giuseppe, ad esempio, venivano utilizzati dipinti su tela che raffiguravano scene come l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, l’Ultima Cena e la deposizione nel sepolcro. Alcune di queste opere sono ancora oggi conservate dalla famiglia Faulisi, insieme a disegni realizzati con sabbia colorata. Le chiese venivano allestite come veri giardini: rami, erbe e arbusti raccolti in campagna, fiori e candele contribuivano a creare un’atmosfera intensa e suggestiva. All’ingresso venivano posti tendoni per oscurare gli ambienti, aumentando il senso di raccoglimento. I fedeli visitavano questi luoghi in silenzio, vivendo un momento di profonda partecipazione emotiva. Nonostante il termine “sepolcro” sia ancora molto usato, il significato religioso è più profondo: il Giovedì Santo non si ricorda solo la morte di Gesù, ma si celebra soprattutto l’Eucaristia, segno della sua presenza viva.
Tra le tradizioni più caratteristiche c’erano anche i “lauriaddi”, germogli di grano fatti crescere al buio per settimane. Il loro colore bianco, simbolo di purezza e rinascita, veniva utilizzato per decorare l’altare della reposizione. Durante quei giorni, gruppi di famiglie e ragazzi visitavano le chiese seguendo un percorso tradizionale. Non mancavano i bambini vestiti da angioletti, monaci o suore, in un clima che univa fede e partecipazione popolare. Oggi questa tradizione rivive grazie all’impegno delle Confraternite, che dopo la riproposizione del 2024 hanno deciso di continuare anche quest’anno con una versione rinnovata. I “sabburca” sono stati allestiti dalla Domenica delle Palme fino alla Domenica in Albis nelle chiese del Collegio, Badia, San Ciro, Immacolata e San Giuseppe, oltre che nella Chiesa Madre e nella Chiesa del Convento durante il Triduo Pasquale.
Particolarmente significativa è l’installazione centrale: una grande croce tridimensionale inclinata che rappresenta il cammino di Gesù verso il Golgota. Alla base, lo spazio è diviso in due parti. Da un lato, macerie e frammenti evocano distruzione e guerra, con il richiamo al tradimento di Giuda attraverso le trenta monete. Dall’altro lato, un terreno verde simboleggia la speranza e la rinascita. Il visitatore è invitato ad attraversare simbolicamente questo spazio, passando sotto la croce: un gesto semplice ma carico di significato, che richiama il passaggio dalla sofferenza alla redenzione e dalla guerra alla pace.










