L’architetto Nicola Mendolia scalda i motori in vista delle prossime elezioni amministrative previste per domenica 24 e lunedì 25 maggio. Dagli ultimi 5 anni di vita amministrativa, allo sviluppo e le difficoltà di Termini Imerese: “Faremo tesoro della nostra esperienza professionale”. Lo abbiamo intervistato.
Come giudica i 5 anni di politica appena trascorsi a Termini Imerese?
“Sono stati cinque anni cruciali per la storia della nostra città, ma purtroppo non in positivo. Finalmente, dopo anni di commissariamenti abbiamo recuperato una normalità amministrativa. Nel 2020 si erano riposte molte speranze di rilancio per questa città. Dopo cinque anni il bilancio è, dal mio punto di vista, profondamente negativo. Una comunità divisa, mancanza di ascolto dei cittadini, una città che si spopola, abbiamo perso oltre 1.000 residenti negli ultimi cinque anni, soprattutto giovani laureati e lavoratori, la speranza per il nostro futuro. La crisi esplosa nel 2011 con la chiusura dello stabilimento Fiat non è stata ancora risolta, nonostante l’enorme quantità di risorse messe a disposizione con il Contratto di Programma, ma anche con il Pnrr. Inoltre, due grandi interventi infrastrutturali hanno segnato negli ultimi anni il nostro territorio: da un lato l’insediamento del terminal container in piena città, dall’altro la realizzazione delle stazioni di conversione elettrica del Tyrrhenian Link in Contrada Caracoli, anche questa area residenziale. Infrastrutture necessarie, di interesse nazionale, ma le cui localizzazioni sono state imposte dall’alto, determinando un impatto sul territorio e sull’economia locale pesante. Basti pensare che dove doveva sorgere un grande nuovo porto turistico, integrato con il parco termale, il centro storico e la spiaggia, oggi ci ritroviamo un terminal container, a meno di cinquanta metri dal quartiere Torracchio. Non ci sono dati pubblici sull’inquinamento degli scarichi delle navi ferme in porto, che arrivano di notte, rendendo con i rumori dei generatori impossibile la vita a chi risiede a Termini bassa. Eppure esisteva un Piano regolatore portuale che prevedeva la localizzazione del porto commerciale più distanziato dal centro abitato”.
Le conseguenze?
“Le aree destinate a strutture ricettive continuano a non essere utilizzate, l’avviso per la concessione dello stabilimento termale (con vista containers) è andato deserto e rimane inesorabilmente chiuso. La zona commerciale di Termini bassa si sta spegnendo. Tutto questo è avvenuto anche con l’assenso dell’attuale amministrazione comunale. Bisogna invertire la rotta, dopo quindici anni la città non può più aspettare, poteva essere fatto cinque anni fa, lo proponiamo con il nostro programma”.
Quali i punti fondamentali del vostro programma e cosa bisogna ancora fare per la città?
“Il nostro è programma fa leva innanzi tutto su un metodo di governo fondato sulla programmazione e sul coinvolgimento diretto della comunità, attraverso gli strumenti della partecipazione, previsti dallo Statuto comunale e utili per la redazione di un nuovo Piano Strategico della città. Faremo tesoro della nostra esperienza professionale e di quanto sviluppato in questi cinque anni di impegno civico nelle piazze. Tre sono i pilastri del programma: la sostenibilità ambientale dello sviluppo, per una maggiore qualità della vita; l’inclusione sociale, con particolare riguardo alle periferie urbane; la diversificazione dello sviluppo locale, puntando su una città più produttiva e sullo sviluppo turistico, mai perseguito fino ad oggi con strumenti concreti. Abbiamo individuato 10 progetti prioritari, strategici per un deciso cambio di rotta della nostra città Dieci progetti concretamente individuati e dunque verificabili per un bilancio di mandato. Insomma, un programma concreto e verificabile, che prende posizioni chiare e precise, per questo assolutamente alternativo ai soliti programmi elettorali”.
Cosa l’ha spinta a candidarsi?
“Io non sono un politico di mestiere, non ho tessere di partito e non ho nessuna intenzione di avviare una carriera politica. Eppure credo nella politica, quando la si intende come servizio. Sono cresciuto a Termini Imerese e questa città la sento come la mia città, il luogo dei miei ricordi, dei miei sogni e delle mie speranze. Per questo non accetto questo degrado, culturale e sociale in cui è scivolata in questi ultimi quindici anni. E’ una candidatura civica, che non guarda agli schieramenti politici precostituiti, ma piuttosto al programma di mandato”.
Il fatto che il polo industriale ex Fiat, di fatto, non sia ripartito, è un fallimento? Se sì, a chi va attribuito?
“Il grande errore è stato quello di affrontare la crisi con gli stessi concetti e strumenti del secolo scorso: pensare di rifare l’automobile, come negli anni’70, peraltro solo con aiuti di Stato è stato limitante, meglio sarebbe stato da subito avviare un percorso di innovazione della nostra base produttiva, guardando oltre. La vicenda Blutec, e il suo clamoroso fallimento, è frutto di questo grave errore di coerenza con il nostro tempo. Non c’è stata per anni una vera capacità di visione. Questo ha fermato le energie del cambiamento che pure ancora in città ci sono. Adesso, si tratta di coltivare queste energie di rinnovamento, per una diversificazione dello sviluppo: una città produttiva e turistica, fondata sulla sostenibilità reciproca”.




