Sanità di montagna in Sicilia, la Cisl denuncia: “Organici vacanti e incentivi per i medici fermi al palo”

Redazione

Cronaca - Salute

Sanità di montagna in Sicilia, la Cisl denuncia: “Organici vacanti e incentivi per i medici fermi al palo”
Incentivi approvati ma non attuati, così gli incarichi restano vacanti. Intanto l'associazione Tutela Madonie chiede una RM per l'Ospedale di Petralia

20 Aprile 2026 - 11:28

Impietosa “radiografia” della Cisl Medici Sicilia sulla sanità nei paesi montani di Sicilia. “Ambulatori vuoti, guardie mediche scoperte, ospedali ridimensionati. Nelle aree interne della Sicilia la crisi della sanità territoriale non è più un rischio, ma una realtà quotidiana afferma il sindacato – Nelle Madonie, nei Nebrodi, nei Peloritani e negli Iblei, trovare un medico di famiglia è diventato sempre più difficile. Un fenomeno che i sindacati definiscono senza mezzi termini: desertificazione sanitaria”.

Secondo la CISL Medici Sicilia, il problema ha radici chiare: le zone montane non attraggono professionisti. I giovani medici scelgono i grandi centri urbani, dove le opportunità di carriera sono maggiori; quelli più esperti evitano territori con difficoltà logistiche, servizi ridotti e assenza di incentivi economici concreti. Il risultato è un sistema che perde pezzi: incarichi vacanti per mesi, talvolta per anni, e cittadini costretti a spostarsi verso valle anche per prestazioni di base. Eppure, almeno sulla carta, una soluzione esiste già.

Gli incentivi previsti dalla legge

Con l’approvazione della Legge 131/2025 sulla montagna, il Parlamento ha introdotto per la prima volta un pacchetto organico di misure pensate proprio per rendere attrattivo il lavoro sanitario nelle aree disagiate. L’articolo 6, dedicato alla sanità di montagna, prevede strumenti concreti:

  • Punteggio doppio nei concorsi del Servizio Sanitario Nazionale per ogni anno di servizio svolto in strutture montane
  • Credito d’imposta fino a 2.500 euro annui per l’acquisto o l’affitto di un’abitazione nel comune di lavoro
  • Emolumento accessorio in busta paga, finanziato con 20 milioni di euro annui a livello nazionale
  • Titolo preferenziale per incarichi di direzione sanitaria per chi ha maturato almeno tre anni di servizio in montagna

Misure pensate per compensare le difficoltà oggettive del lavoro in territori isolati e per riequilibrare un sistema sempre più sbilanciato verso le aree urbane.

Il nodo dei decreti mancanti

Nonostante la portata della riforma, a oltre sei mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, gli incentivi restano inapplicati. Il motivo è procedurale: mancano i decreti attuativi necessari a rendere operative le misure. Un primo passo è stato compiuto con il DPCM del 18 febbraio 2026, che ha ridefinito la mappa dei comuni montani italiani: 3.715 in totale, di cui 218 in Sicilia, con un incremento di 33 comuni rispetto alla precedente classificazione. Ma non basta. Per accedere concretamente agli incentivi previsti dalla legge serve un secondo DPCM, ancora assente, che individui tra i comuni classificati quelli effettivamente beneficiari, sulla base anche di parametri socioeconomici. Senza questo passaggio, nessun medico può ottenere né il punteggio aggiuntivo né il credito d’imposta.

La richiesta dei medici: “Basta aspettare”

Di fronte allo stallo, la CISL Medici Sicilia ha chiesto un intervento immediato alle istituzioni regionali e nazionali. In una lettera indirizzata all’Assessorato alla Salute, alle ASP e alle aziende ospedaliere, il sindacato propone quattro azioni urgenti:

  • attivare un tavolo tecnico regionale per coordinare l’applicazione della norma e mappare le aree più critiche
  • introdurre incentivi regionali aggiuntivi per medici di base e pediatri nei comuni più spopolati
  • avviare le procedure per certificare i periodi di servizio in montagna, così da rendere immediatamente utilizzabili i benefici
  • sollecitare formalmente il Governo a emanare i decreti mancanti

Un ritardo che pesa sui cittadini

Il tempo, in questo caso, non è una variabile neutra. Ogni ritardo nell’attuazione della legge si traduce in servizi che scompaiono e disagi che aumentano. Ogni giorno senza decreti è un ambulatorio che chiude, un turno di guardia medica scoperto, un anziano costretto a percorrere chilometri per una visita. La riforma della sanità di montagna esiste, ma resta sospesa tra norma e realtà. E mentre le istituzioni attendono, nelle aree interne della Sicilia la desertificazione sanitaria continua ad avanzare.

La richiesta dell’Associazione Tutela Madonie

Intanto anche l’associzione “Tutela Madonie” con una lettera a firma del presidente Vincenzo Lapunzina, indirizzata al direttore generale dell’Asp di Palermo Alberto Firenze, chiede un intervento urgente per colmare le carenze sanitarie del territorio. L’associazione sollecita l’installazione di una risonanza magnetica di ultima generazione presso l’ospedale “Madonna SS. dell’Alto” di Petralia Sottana. “Attualmente – si legge nella nota – l’assenza di questo strumento costringe i cittadini a spostarsi verso altre strutture già sovraccariche, con lunghe liste d’attesa e costi aggiuntivi per chi ricorre al privato. La situazione evidenzia un forte divario tra aree interne e centri urbani, aggravato dall’isolamento geografico“. L’ospedale, sottolineano i promotori della proposta, dispone già di personale qualificato e potrebbe gestire il servizio. L’installazione della risonanza permetterebbe di ridurre i tempi diagnostici, migliorare l’equità nell’accesso alle cure e limitare la migrazione sanitaria, rappresentando un atto di giustizia territoriale.

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