Oltre quattromila euro di incasso in più rispetto allo stesso giorno dell’anno precedente. Un dato che, secondo i vertici del Consorzio Autostrade Siciliane (Cas), rappresenta una delle prove più evidenti della presunta truffa ai pedaggi che ha portato all’indagine su cinque esattori in servizio lungo le autostrade A20 Palermo-Messina e A18 Messina-Catania. Lo scrive Repubblica Palermo. I numeri parlano chiaro. Il 2 giugno 2025, nelle cinque piste manuali della barriera di Buonfornello, furono registrati 2.834 transiti per un incasso complessivo di 5.915,30 euro, al netto delle corsie Telepass e delle casse automatiche. Lo stesso giorno del 2026, con le medesime cinque piste aperte, gli incassi sono saliti a 9.953,60 euro per 2.956 passaggi, appena 122 in più rispetto all’anno precedente. La differenza è di 4.038,30 euro, pari a un incremento del 68%. Un dato che, secondo il Cas, confermerebbe quanto denunciato nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Termini Imerese.
“Il 2 giugno dello scorso anno non avevamo neppure raggiunto i quattromila euro di incasso – spiegano dal Consorzio – La differenza supera i cinquemila euro e dimostra da quanto tempo andava avanti questa prassi”. Secondo le stime effettuate dal Cas, gli ammanchi potrebbero superare il milione di euro all’anno. Un fenomeno che sarebbe emerso con ancora maggiore evidenza dopo che i cinque dipendenti indagati, accusati di 266 episodi tra peculato e appropriazione indebita, sono venuti a conoscenza delle indagini a loro carico. Nei loro confronti il gip di Termini Imerese ha disposto una misura cautelare interdittiva con la sospensione temporanea dall’esercizio del pubblico servizio. Da quel momento, sostengono gli investigatori, gli incassi delle piste manuali sono immediatamente aumentati non soltanto a Buonfornello, ma anche nelle tratte di competenza delle barriere di Messina e Catania.
“Dalla ricostruzione dei fatti emerge chiaramente come le singole condotte rappresentassero soltanto un piccolo segmento di un consolidato modus operandi”, scrive il giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza cautelare. Un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe consentito nel tempo l’appropriazione di ingenti somme di denaro. L’inchiesta riguarda attualmente cinque agenti tecnici esattori, accusati di aver alterato la registrazione dei pedaggi nelle corsie presidiate da operatori. Il meccanismo contestato era relativamente semplice: l’automobilista pagava regolarmente l’intero importo del viaggio, ma nel sistema informatico veniva registrata una tratta più breve e quindi un pedaggio inferiore.
Un esempio riportato dagli investigatori riguarda un veicolo proveniente da Messina e diretto alla barriera di Buonfornello. A fronte di un pedaggio reale di circa 12 euro, il sistema registrava una partenza da Cefalù, con un importo più che dimezzato. La differenza sarebbe stata trattenuta dall’esattore. Oltre all’indagine della Procura di Termini Imerese, anche le procure di Messina e Catania stanno approfondendo possibili episodi analoghi. Gli investigatori non escludono infatti il coinvolgimento di altri dipendenti e stanno verificando eventuali ulteriori anomalie registrate nelle barriere autostradali siciliane.




