Comuni montani, da Palermo l’appello al Governo: più risorse e meno disparità

Redazione

Regione - Il convegno

Comuni montani, da Palermo l’appello al Governo: più risorse e meno disparità
Secondo le associazioni promotrici, la nuova disciplina presenta diverse incongruenze

18 Giugno 2026 - 13:06

La nuova classificazione dei Comuni montani introdotta dalla legge 131 del 2025 continua a suscitare dubbi e perplessità tra amministratori locali e associazioni di rappresentanza. Se n’è discusso a Palermo, nell’aula consiliare “Vincenzo Carollo”, durante un convegno promosso da Anci Sicilia, Asael e Uncem Sicilia, che hanno acceso i riflettori sulle criticità della norma e sulle possibili conseguenze per i territori interessati. Secondo le associazioni promotrici, la nuova disciplina presenta diverse incongruenze, a partire dai criteri che hanno portato all’inclusione di alcuni Comuni e all’esclusione di altri. Un quadro che, in attesa dei decreti attuativi, lascia ancora molti interrogativi aperti sulle ricadute economiche e sociali della riforma e sugli effetti che potrebbe produrre sui bilanci degli enti locali.

Tra i temi più dibattuti quello relativo all’esenzione Imu sui terreni agricoli. Come evidenziato dal presidente di Asael Sicilia, Matteo Cocchiara, la classificazione come Comune montano non comporta automaticamente il riconoscimento delle agevolazioni fiscali. Un orientamento chiarito dal Ministero dell’Economia che conferma l’applicazione delle precedenti disposizioni normative in assenza di specifici interventi legislativi. Dal confronto è emersa inoltre la convinzione che la riforma, fortemente sostenuta dal ministro Roberto Calderoli, risponda soprattutto a esigenze maturate nei territori del Nord Italia e risulti meno aderente alle peculiarità delle aree interne e montane del Mezzogiorno.

A portare il saluto del Governo regionale è stata l’assessora alle Autonomie Locali Elisa Ingala, che ha manifestato disponibilità a un confronto con le associazioni e gli amministratori locali. Particolarmente apprezzato anche l’intervento del dirigente del Dipartimento Autonomie Locali della Regione Siciliana, Dario Tornabene, che ha illustrato i possibili benefici della legge ma ha anche evidenziato alcuni nodi ancora irrisolti, tra cui i ritardi nei trasferimenti statali, l’insufficienza delle risorse previste e la mancata programmazione dei fondi relativi al 2025. Il presidente di Anci Sicilia Paolo Amenta ha sottolineato le contraddizioni presenti nella norma, rilanciando la proposta avanzata anche da Anci nazionale di chiedere al Governo una sospensione dell’applicazione della legge per consentire ulteriori approfondimenti e correttivi. Una posizione che considera il provvedimento più frutto di scelte politiche che di valutazioni amministrative.

Tra gli interventi più significativi quello del presidente di Uncem Sicilia e sindaco di Castelbuono, Mario Cicero, che ha ribadito la necessità di una legge regionale dedicata alla montagna. Secondo Cicero, la Sicilia ha bisogno di maggiori risorse e di strumenti normativi capaci di valorizzare i servizi ecosistemici, introdurre agevolazioni fiscali, sostenere chi investe nei territori montani e favorire nuove forme di lavoro come il coworking. Fondamentale anche il rafforzamento dei servizi condivisi tra i Comuni delle aree interne, attraverso il coinvolgimento di Enti Parco e Gal. Cicero ha inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità di superare una logica esclusivamente numerica nella gestione di servizi essenziali come sanità, emergenza e scuola, garantendo ai piccoli centri montani gli stessi diritti e le stesse opportunità delle aree urbane.

A chiudere i lavori è stato il presidente nazionale di Uncem, Marco Bussone, che ha invitato istituzioni e amministratori a vigilare sull’emanazione dei decreti attuativi per correggere le incongruenze della legge. Bussone ha ricordato come le montagne e le aree interne non rappresentino un problema ma una risorsa strategica per il Paese, grazie al patrimonio boschivo, all’agricoltura di qualità, alle produzioni casearie d’eccellenza, alle risorse idriche e alla biodiversità che caratterizza questi territori. Al termine dell’incontro, Anci Sicilia, Asael e Uncem hanno chiesto al Governo regionale di farsi promotore presso la Conferenza Stato-Regioni delle necessarie modifiche normative, con l’obiettivo di garantire una classificazione più equa e strumenti realmente efficaci per sostenere lo sviluppo dei territori montani siciliani.

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