Piano paesaggistico, i sindaci non ci stanno: “Vincoli che rischiano di bloccare le Madonie”

Giorgio Vaiana

Cronaca - Lo "strappo" con la Regione siciliana

Piano paesaggistico, i sindaci non ci stanno: “Vincoli che rischiano di bloccare le Madonie”
Portavoce il presidente dell'Unione, Luigi Iuppa: "Pronti a tutelare lo sviluppo dei nostri territori"

25 Settembre 2026 - 17:51

Il confronto sul nuovo Piano paesaggistico della provincia di Palermo entra in una fase più delicata. Dopo settimane di interlocuzioni con il governo regionale, i sindaci delle Madonie alzano il livello dell’iniziativa istituzionale e mettono nero su bianco che, in assenza di risposte ritenute adeguate, intendono tutelare i diritti delle proprie comunità attraverso gli strumenti consentiti dall’ordinamento. A guidare l’iniziativa è il presidente dell’Unione dei Comuni delle Madonie e sindaco di Geraci Siculo, Luigi Iuppa. Un paio di giorni fa una nuova lettera è stata inviata al presidente della Regione Renato Schifani; nelle ore successive la questione è stata portata anche all’attenzione di Anci Sicilia, dei capigruppo parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana e dei presidenti delle commissioni Affari istituzionali, Ambiente-Territorio-Mobilità e Cultura-Formazione-Lavoro dell’Ars. Al centro dello scontro c’è il Piano paesaggistico degli ambiti 3, 4, 5, 6, 7, 8, 10 e 12 della provincia di Palermo, adottato con decreto assessoriale lo scorso 10 giugno.

Un provvedimento che, secondo l’Unione delle Madonie, sta producendo conseguenze immediate sulla pianificazione urbanistica, sulle attività economiche e su procedimenti già avviati. “Il Piano appare calato dall’alto, redatto senza una approfondita conoscenza dello stato effettivo dei luoghi – sostiene Iuppa – e introduce vincoli che in molti casi si sovrappongono ad aree già fortemente urbanizzate o intervengono anche su aree artigiano-industriali”. Una situazione che, secondo i sindaci, dopo l’applicazione delle misure di salvaguardia avrebbe determinato il blocco di una parte consistente delle attività programmate da Comuni e operatori economici. La Regione, dal canto suo, dopo l’incontro dell’8 settembre a Palazzo d’Orléans aveva annunciato l’apertura di un tavolo tecnico. Il presidente Schifani aveva assicurato la disponibilità a valutare eventuali misure eccessivamente restrittive, ribadendo allo stesso tempo la necessità di mantenere fermo il principio della tutela del territorio. Da quell’incontro sono scaturiti altri due confronti. Il primo, l’11 settembre, con il dirigente generale del dipartimento regionale dei Beni culturali Mario La Rocca, la soprintendente di Palermo Selima Giuliano, funzionari regionali e rappresentanti del territorio; il secondo, il 15 settembre, con l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato. Ed è proprio dall’esito di questi incontri che nasce l’irrigidimento dei sindaci.

Le criticità indicate dall’Unione sono numerose e molto concrete. Riguardano innanzitutto la corretta individuazione delle aree boschive, dei corsi d’acqua e dei crinali e la loro rappresentazione nelle cartografie. Ma ci sono anche casi che toccano direttamente lo sviluppo economico delle Madonie. Tra gli esempi citati figurano l’area di Tremonzelli e l’area Pip di Polizzi Generosa, aree artigianali e industriali preesistenti che ricadrebbero nel livello di tutela 2, con conseguenti limitazioni alle prospettive di sviluppo. Altro nodo riguarda alcune zone già fortemente antropizzate. È il caso delle borgate di Petralia Soprana, per le quali i rappresentanti del territorio contestano l’applicazione del livello di tutela 2, sostenendo che dovrebbero invece essere ricondotte a un regime meno restrittivo. Particolarmente delicata è poi la questione del comprensorio Piano Battaglia-Piano Zucchi. Secondo l’Unione, le attuali previsioni rischiano di ostacolare il progetto di recupero e valorizzazione turistica dell’area portato avanti dalla Città Metropolitana, dall’Ente Parco delle Madonie e dai Comuni di Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Isnello e Collesano. Nel dossier vengono richiamate anche l’ex cava di Portella Colla e altre aree di cava del territorio di Polizzi Generosa. Tra le anomalie segnalate c’è inoltre la rappresentazione cartografica ritenuta non adeguata del telescopio Fly-Eye, l’infrastruttura strategica in corso di realizzazione sul Monte Mufara.

Non si tratta, però, soltanto di cartografie. Uno dei punti più controversi riguarda infatti le Norme tecniche di attuazione e, in particolare, l’articolo 20. Secondo l’Unione, le disposizioni previste rischiano di limitare fortemente investimenti nel settore agricolo e artigianale, incidendo anche sulla possibilità di ampliare fino al 30 per cento fabbricati esistenti nei casi previsti dalla normativa regionale e sulla realizzazione di interventi in verde agricolo in variante agli strumenti urbanistici. Al tavolo tecnico, secondo quanto riferito dall’Unione, il dirigente generale del dipartimento avrebbe preso atto delle questioni poste, manifestando la disponibilità a valutare revisioni dei livelli di tutela, rettifiche d’ufficio di eventuali errori e ulteriori verifiche, tra cui quelle sulla corretta individuazione di corsi d’acqua e crinali. Ma il confronto del 15 settembre con l’assessore Scarpinato non avrebbe prodotto il risultato auspicato dai sindaci. L’Unione aveva avanzato due richieste: sospendere l’efficacia delle norme di salvaguardia fino all’approvazione definitiva del Piano, dopo l’esame delle osservazioni; oppure intervenire con un decreto di rettifica delle Norme tecniche di attuazione per correggere errori materiali, rimodulare alcune tutele e coordinarle con la normativa regionale vigente. Proposte che, secondo quanto riferisce Iuppa nelle lettere, non sono state accolte.

Da qui il nuovo passaggio indirizzato direttamente a Schifani. “Dalle risultanze di entrambi gli incontri – scrivono i sindaci – non sono emersi, a nostro modo di vedere, elementi che possano risolvere le questioni poste nell’immediato”. E subito dopo arriva il passaggio più duro: i primi cittadini, “non nascondendo lo sconforto per la situazione che si è determinata”, rappresentano “la volontà di tutelare i diritti delle proprie comunità con altre modalità consentite dal nostro ordinamento giuridico“. Una formula che segna un evidente salto di tono rispetto alla prima lettera del 21 agosto, quando i sindaci avevano chiesto a Schifani soprattutto l’apertura di un confronto istituzionale. Adesso l’Unione prova anche ad allargare il fronte. Ad Anci Sicilia viene chiesto un “autorevole intervento”, mentre ai gruppi parlamentari e alle commissioni dell’Ars viene chiesta un’audizione per illustrare nel dettaglio quello che i Comuni definiscono il “rischio di un lungo blocco delle attività e dei processi di sviluppo”. “Non mettiamo in discussione la necessità della tutela paesaggistica – ribadisce Iuppa – ma chiediamo che sia applicata tenendo conto dell’effettiva realtà dei territori, attraverso una rappresentazione cartografica puntuale e aggiornata e una normativa maggiormente coerente con le caratteristiche dei luoghi”. La preoccupazione, peraltro, secondo l’Unione potrebbe andare oltre i confini della provincia di Palermo. Nella lettera inviata ad Anci Sicilia viene infatti evidenziato che la modifica dell’articolo 20 delle Norme di attuazione potrebbe avere effetti anche sugli altri Piani paesaggistici già adottati o approvati in Sicilia. La partita, dunque, resta aperta. Ma dopo settimane di tavoli e interlocuzioni, il confronto tra i sindaci e la Regione sembra essere entrato in una nuova fase.

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