Prima il ricorso al Tar contro la nomina del commissario ad acta da parte del presidente della Regione Renato Schifani, nella veste di assessore ad interim alle Autonomie locali, con l’obiettivo di convocare il Consiglio comunale e procedere alla surroga dei consiglieri dimissionari. Poi l’ordinanza con cui il sindaco Giuseppe Scrivano ha intimato al vice segretario facente funzioni Antonino Cicero e alla responsabile dell’area amministrativa Rita Calabrese di “non consentire l’insediamento del commissario Giuseppe Petralia”.
Al Comune di Alimena la situazione è ormai di totale stallo. L’ultimo capitolo di una vicenda che si trascina da mesi si è consumato questa mattina, quando il commissario Petralia è arrivato di buon’ora in paese trovando però il municipio quasi deserto. Secondo fonti locali, i funzionari che avrebbero dovuto supportarlo nella convocazione del Consiglio – a partire dal vice segretario e dalla dirigente amministrativa – erano assenti. Quando Petralia si è presentato all’ufficio protocollo, il sindaco gli avrebbe di fatto negato collaborazione. Ne sarebbe nata una discussione, al termine della quale il commissario ha richiesto l’intervento dei carabinieri. Dopo l’arrivo dei militari, però, la permanenza di Petralia in municipio non si è protratta oltre.
Lo scontro, nel frattempo, ha superato i confini della dialettica politica, coinvolgendo apertamente anche la macchina burocratica comunale e quella regionale, di cui lo stesso Petralia fa parte. A inasprire ulteriormente il clima hanno contribuito le recenti decisioni del sindaco Scrivano: la nomina in Giunta di Loredana Bausone e Davide Vilardi, l’incarico conferito all’avvocato Giovanni Puntarello per impugnare davanti al Tar il decreto regionale e una nuova ordinanza sindacale. Proprio il frequente ricorso a questo strumento amministrativo è stato definito da alcuni osservatori “improprio”.
Adesso l’attenzione si concentra sulle prossime mosse del commissario, che – in base al decreto firmato da Schifani – dovrà esercitare i poteri sostitutivi per restituire operatività al Consiglio comunale, dichiarato decaduto dal sindaco. Finora l’aula consiliare è rimasta chiusa su disposizione del primo cittadino, che ritiene non sussistere il numero legale per la convocazione dell’assemblea. La partita istituzionale resta aperta e gli sviluppi sono attesi nelle prossime ore.




