Acqua inquinata a Castelbuono, l’ordinanza della discordia: scontro tra la minoranza e il sindaco

Fabio Di Gangi

Cronaca - Il botta e risposta

Acqua inquinata a Castelbuono, l’ordinanza della discordia: scontro tra la minoranza e il sindaco
Per la Costituente il primo cittadino del borgo madonita avrebbe atteso sei giorni prima di pubblicare il divieto di utilizzo

18 Marzo 2026 - 15:35

È ormai pioggia di polemiche a Castelbuono tra il gruppo consiliare la “Costituente” e la maggioranza guidata dal primo cittadino Mario Cicero. Sotto la lente d’ingrandimento del raggruppamento politico di minoranza è finita la gestione acqua da parte della stessa amministrazione comunale del borgo madonita. Ma facciamo un passo indietro. Lo scorso 16 febbraio, a causa delle piogge torrenziali, l’acqua erogata risultò torbida e non adatta al consumo domestico. Con una comunicazione ufficiale, il sindaco invitò la cittadinanza a chiudere momentaneamente l’acqua in entrata ai serbatoi domestici e di utilizzare le proprie riserve, al fine di evitare possibili fenomeni di intorbidimento e deposito.

Il 17 febbraio, l’Azienda sanitaria provinciale, attraverso i Servizi di Igiene e Sanità Pubblica, effettuò dei campionamenti e due giorni dopo, il 19 febbraio, inviò una nota formale al comune richiedendo provvedimenti urgenti per il ripristino della qualità dell’acqua e la tutela della salute pubblica. Secondo le analisi condotte dagli esperti, sembrerebbe che i livelli di alluminio e ferro risultassero addirittura ben sette volte superiori ai parametri consentiti dalla legge con ulteriore presenza di batteri. Ventiquattro ore dopo, la deviazione e chiusura dell’acqua torbida della sorgente interessata. “L’amministrazione tace per 6 giorni e solo il 25 febbraio emana l’ordinanza che limita l’uso dell’acqua – attacca la “Costituente” – sei giorni in cui i cittadini hanno continuato a consumare l’acqua inquinata. In ambito di sicurezza idropotabile, il principio normalmente applicato è quello di precauzione: quando c’è un dubbio sanitario, si interviene tempestivamente e si approfondisce dopo, non il contrario”.

In effetti, proprio il 25 febbraio, il primo cittadino emana un’ordinanza in cui limita l’utilizzo dell’acqua al solo uso sanitario nelle zone del centro urbano, in prossimità delle strade e delle piazze interessate dalla sospensione pomeridiana o serale dell’erogazione idrica. “L’ordinanza – dichiaravano dal gruppo di minoranza – non riporta l’elenco delle strade interessate nelle quali l’utilizzo dell’acqua è limitato solo agli usi igienici sanitari, viene semplicemente detto “Centro urbano” senza nessuna specificazione. Ciò dimostra approssimazione, intempestività e incompetenza”. Soltanto in seguito verranno esplicitamente comunicate le vie e le piazze sottoposte al provvedimento di limitazione: “Desidero chiarire ai carissimi concittadini – sottolinea Mario Cicero – che il fenomeno dell’aumento dei livelli di alluminio e ferro, in particolari momenti della stagione invernale, si è sempre verificato nel corso degli anni. Durante il mio mandato, ogni volta che il laboratorio privato incaricato dal comune o l’Azienda sanitaria hanno segnalato parametri fuori dai limiti, siamo intervenuti immediatamente, escludendo dalla condotta le sorgenti interessate fino al rientro dei valori nella norma. È esattamente ciò che abbiamo fatto anche questa volta”.

Dopo numerose indagini condotte, soltanto il 13 marzo le analisi restituirono parametri nella norma con conseguente disposizione di annullamento dell’ordinanza di divieto di utilizzo a scopo potabile. “La “Costituente per la Castelbuono di domani” è e rimane per l’acqua pubblica – affermano i rappresentanti di minoranza – con gestione diretta da parte del comune in regime di salvaguardia, ma nel contempo esprime la propria preoccupazione per l’attuale gestione. Chi gestisce in salvaguardia ha una responsabilità maggiore nel mantenimento dei pilastri fondamentali del servizio: l’efficacia (risultato), l’efficienza (processo) e l’economicità (costi), a garanzia della salute e della sostenibilità ambientale. Continuare a gestire il servizio con superficialità, pressapochismo e mancanza di trasparenza, mettendo a repentaglio anche la salute umana, rischia di mettere in discussione la gestione in salvaguardia della risorsa idrica”.

“Nessun rischio – replica il sindaco Mario Cicero – offriamo acqua di qualità, abbiamo adottato le misure necessarie. Lavoriamo serenamente per raggiungere gli obiettivi e mantenere la gestione pubblica in salvaguardia. Insieme agli altri comuni, stiamo lavorando per attribuire un incarico a società esterne per il monitoraggio delle sorgenti”. I 14 comuni dell’Unione Madonie in regime di salvaguardia e cioè quei comuni ai quali è stata riconosciuta l’autonomia di gestione dell’acqua potabile e l’organizzazione del servizio ad oggi risultano Caltavuturo, Castelbuono, Campofelice di Roccella, Collesano, Gangi, Geraci Siculo, Gratteri, Isnello, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Pollina, Scillato e Sclafani Bagni. 

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