PALERMO (ITALPRESS) – “Ci sono anniversari che possono essere celebrati in due modi: con il linguaggio rassicurante della memoria oppure con il coraggio della verità. L’ottantesimo anniversario dello Statuto autonomistico siciliano ci impone di scegliere la seconda strada”. Lo afferma il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, in un intervento sul Giornale di Sicilia sugli 80 anni dello Statuto siciliano.
“Per troppi anni, infatti, l’autonomia è stata raccontata come una conquista da difendere, quasi una bandiera da esibire nelle occasioni solenni – sottolinea -. Ma uno Statuto non vive nelle cerimonie, non vive nei richiami virtuali, non vive nelle parole. Vive soltanto se diventa capacità di governo, strumento di sviluppo, occasione concreta di riscatto per una terra che continua a pagare ritardi storici”.
Lo Statuto in Sicilia, nel 1946, nacque “per colmare un divario, non per alimentare una retorica”, ricorda Schifani, secondo cui “è proprio da qui che si colloca la responsabilità della politica siciliana degli ultimi decenni: avere troppo spesso trasformato una grande opportunità in una formula da rivendicare, senza riuscire a tradurla fino in fondo in crescita, occupazione, investimenti competitività”.
Per Schifani “l’Autonomia è stata invocata molte volte. Attuata molto meno”. Ma “il problema non è mai stato l’autonomia”, il problema “è stato l’incapacità di esercitarla con serietà”, per questo motivo, sottolinea, “sin dall’inizio del mio mandato ho ritenuto che il primo dovere del governo regionale fosse restituire credibilità alla Regione Siciliana: senza credibilità finanziaria, senza conti in ordine, senza una macchina amministrativa più affidabile, l’autonomia resta un principio nobile ma sterile”.
“Abbiamo scelto di governare e non di galleggiare”, un cambio di metodo che “oggi produce risultati che nessuno può liquidare come propaganda. Bankitalia, Istat, Svimez, Bnl, Intesa Sanpaolo, Cgia di Mestre registrano tutte lo stesso dato: la Sicilia, nel triennio 2022-2024, è la regione italiana con il più alto Pil, pari al 9,9%. Cresce l’occupazione del +13,5%. Crescono le entrate tributarie per circa cinque miliardi. Cresce soprattutto un clima di fiducia che da troppo tempo mancava”.
“Non significa – evidenzia Schifani – che la Sicilia abbia risolto i suoi problemi”, restano infatti “enormi questioni aperte: infrastrutture da completare, divari territoriali da ridurre, servizi da rendere più efficienti, giovani da trattenere con opportunità vere. Ma c’è una differenza sostanziale rispetto al passato: oggi la Sicilia non è più una Regione che rincorre soltanto emergenze. E’ una Regione che ha ricominciato a programmare. E quando una Regione torna a programmare, torna anche a pesare. Questo significa che il rapporto con Roma cambia profondamente. Non più l’atteggiamento di chi chiede soccorso per coprire falle o sanare ritardi, ma la postura di un’istituzione che, forte di conti più solidi e di una credibilità riconosciuta, rivendica con autorevolezza l’attuazione piena delle proprie competenze e l’utilizzo degli strumenti fiscali e normativi previsti dallo Statuto”.
“Io sono convinto – conclude Schifani – che oggi la Sicilia abbia davanti un’occasione storica: trasformare finalmente l’autonomia da argomento identitario a motore di sviluppo. Ma per riuscirci serve continuità, serve determinazione, serve una politica che non torni ai vecchi vizi dell’assistenzialismo, della spesa improduttiva, delle scelte rinviate. Abbiamo imboccato una strada diversa. Ed è una strada che intendo percorrere fino in fondo”.
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